Per risolvere la crisi umanitaria, la Conferenza episcopale venezuelana chiede coraggio al regime socialista e la convocazione di elezioni libere e in parità di condizioni per tutti i candidati

La Chiesa lancia un appello al regime di Nicolás Maduro. La Conferenza episcopale del Venezuela ha chiesto al governo socialista di avere coraggio e convocare elezioni presidenziali e parlamentari. Ma questa volta in condizioni di “libertà e uguaglianza” per tutti i candidati.

Con una nota ufficiale, i vescovi hanno sottolineato come il voto del 6 dicembre svolto nel Paese sudamericano per scegliere i membri dell’Assemblea Nazionale è inquinato da una serie di irregolarità che privano di basi democratiche il Parlamento e non aiutano a risolvere la crisi umanitaria del Venezuela. Inoltre, chiedono che le elezioni siano “accompagnate da organismi plurali”.

“Il mondo vive momenti di turbolenza, sconcerto e sconforto a causa dell’attuale emergenza sanitaria – si legge nel comunicato -. Questi sono tempi in cui la prudenza, l’articolazione di idee e attenzioni verso gli altri giocano un ruolo determinante nella società”.

Tuttavia, i vescovi venezuelano sostengono che sono stati testimoni di “grandi sforzi per manifestare solidarietà, servizio e mutua preoccupazione attraverso della professionalità e la vocazione cristiana verso la carità”.

La Conferenza episcopale del Venezuela ha ricordato che, anche se la Costituzione venezuelana dedica un articolo ai diritti umani, questi sono stati ignorati: “È noto come siano peggiorati la qualità di vita, l’istruzione, la salute e i servizi primari; soffriamo per un’inflazione irrefrenabile e una svalutazione che ha impoverito tutta la popolazione”. I vescovi hanno anche fatto riferimento al fenomeno migratorio spiegando che “quando i figli di un Paese decidono di abbandonarlo è perché, colpiti dalla precarietà, sono arrivati ad una situazione limite e non hanno altra strada che assumere la sfida e il rischio di affrontare l’incerto”.

“Torniamo ad insistere che il Paese ha necessità di un cambiamento radicale nella leadership politica – hanno concluso i vescovi -, che richiede da parte del governo razionalità e amore per il Paese per fermare la sofferenza del popolo venezuelano”, garantendo le libertà e i diritti.

Infine, hanno convocato una giornata nazionale di preghiera il 2 febbraio, “per chiedere al signore che si possano risolvere i conflitti in maniera pacifica, in una società in cui tutti si riconoscano come fratelli, fortificati nella fede e nella speranza”.

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