Dopo i pezzi di motore caduti sulla cittadina di Broomfield, la flotta di Boeing 777 è a terra, e c’è già chi teme il colpo del Ko per il costruttore di Seattle, dopo le vicende della serie Max e la crisi da Covid-19. Ma, come nota l’esperto Gregory Alegi, “il difetto che ha fermato i 777-200 non è un problema Boeing, ma Pratt & Whitney”

“Un problema di motore diventa un danno di immagine per chi in realtà ne è anch’esso vittima: in questo caso Boeing”. Così Gregory Alegi, giornalista, storico ed esperto dell’aviazione, commenta a Formiche.net lo stop per la flotta di velivoli 777 di Boeing, inevitabile dopo l’incidente che ha visto, sabato, pezzi di motore del volo partito da Denver cadere a terra poco dopo la partenza, per fortuna senza recare danno a persone. Le foto dei pezzi dell’avionica sparsi sulla cittadina di Broomfield hanno fatto rapidamente il giro del mondo, così come i video del fumo che esce da uno dei motori del velivolo diretto a Honolulu.

L’INCIDENTE

Con 231 passeggeri (più dieci membri di equipaggio) il volo 328 della United Airlines è regolarmente decollato dopo mezzogiorno dall’aeroporto di Denver, in Colorado. I problemi al motore destro sono stati riscontrati poco dopo la partenza. Alcuni passeggeri raccontano di aver sentito un forte rumore metallico, e poi di aver visto il fumo uscire dal motore. Altri spettatori da terra hanno descritto le stesse immagini, e alcuni sono riusciti a riprenderle in video. I detriti sono caduti in una zona ampia un miglio, per lo più tra i cortili della abitazioni di Broomfield. Mentre il velivolo faceva ritorno allo scalo di Denver per un atterraggio di emergenza, la polizia locale ha fatto scattare il “codice rosso”, esortando i circa 1.400 abitanti a verificare lo stato delle abitazioni e a segnalare eventuali detriti.

LO STOP ALLA FLOTTA

La Federal aviation administration (Faa) ha annunciato poco dopo l’avvio delle indagini, affidate al National Transportation Safety Board. Poche ore dopo è arrivata la decisione di Boeing per lo stop a tutti i suoi 128 velivoli della classe 777 dotati del motore Pratt & Whitney PW4000-112. Il costruttore di Seattle ha raccomandato la sospensione alle compagnie interessate. Oltre all’americana United Airlines, sono le giapponesi ANA e JAL, e la sudcoreana Asiana Airlines. Tutte hanno deciso di mettere a terra i velivoli.

LA CRISI DEL SETTORE

Su Boeing si è alzato così lo spettro di un ulteriore colpo dopo la lunga trafila che ha coinvolto il modello 737 Max, rientrato in servizio a fine dicembre dopo una sospensione di circa venti mesi per l’intera flotta globale. Sospensione che nasceva dalle indagini successive agli incidenti dei voli Lion Air 610, dell’ottobre 2018, con 189 vittime, ed Ethiopian ET 302 del marzo 2019, con la morte di 157 persone (compresi otto italiani). A ciò si è aggiunta per l’intero settore del trasporto aereo la crisi da Covid-19, capace di far tornare le lancette dell’orologio del comparto indietro di circa trent’anni, con ripercussioni per tutta la filiera, compagnie, aeroporti e costruttori.

IL COMMENTO

“In termini razionali, il difetto che ha fermato i 777-200 non è un problema Boeing, ma Pratt & Whitney”, ci ha spiegato Gregory Alegi. “È infatti il motore, e in particolare le pale del fan a struttura cava per risparmiare peso, che ha ceduto, così come erano stati i Trent a mettere in crisi la linea 787 qualche tempo fa”, ha aggiunto. “Né si può dire che il problema di motore sia comunque responsabilità di chi progetta gli aerei: in molti casi i velivoli sono offerti con più motorizzazioni, e il cliente a scegliere quale voglia”. Eppure, ha rimarcato Alegi, “difficilmente questo dettaglio arriva sulla stampa, anche perché i costruttori di motori hanno raramente la stessa notorietà di quelli di velivoli: tra Airbus e Pratt & Whitney, tra Boeing e General Electric non c’è gara”. Così, “un problema di motore (o, se è per questo, di avionica) diventa un danno di immagine anche per chi in realtà ne è anch’esso vittima: in questo caso Boeing”.

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