L’ex consigliere parlamentare e uomo delle istituzioni Luigi Tivelli indossa i panni dell’ingenuo e ottimista personaggio di Voltaire. Se osservasse con sguardo candido i prossimi nodi istituzionali dell’Italia, chiederebbe un bis a Mattarella per dare più respiro al governo guidato da Mario Draghi

Un veloce scambio telefonico con un grande politologo di antica esperienza, mio amico e maestro di oltreoceano in cui mi rivela la sua soddisfazione per la nascita del governo Draghi, quasi tale come quella per il successo di Joe Biden negli Stati Uniti. Con il suo consueto acume mi svela però che gli sembra di aver colto che il governo Draghi ha davanti una durata molto breve e fatica a capire questo, lui che è abituato che un presidente, che è anche il capo dell’esecutivo, negli Usa dura in carica almeno quattro anni, eventualmente rinnovabili.

Con la mia miscela di candore e stupore gli replico che come al solito ha colto il cuore del problema, perché mi sembra, per quanto mi dicono gli “addetti ai lavori”, che nella comunis opinio tra varie forze politiche e tra molti osservatori il traguardo più probabile per il governo Draghi sia il febbraio 2022, cioè la data dell’elezione del Presidente della Repubblica. E con buona probabilità, per quanto colgo nella mia ingenuità, sembra che ad essere scelto come Presidente della Repubblica sarà lo stesso Draghi e non si sa se poi si andrà ad uno scioglimento anticipato delle camere o meno.

Ma, aldilà dei retropensieri e retroscena, che a Candide non piacciono, quello che mi chiedo è se 11 mesi sono un termine troppo breve perché una personalità dell’autorevolezza e del valore di Mario Draghi, con un governo ad esempio con ministri tecnici con quel livello di competenze, possa davvero lasciare il segno. Certo, ci sarebbe il tempo per impostare e mandare in porto la campagna vaccinale, i primi provvedimenti sul mercato del lavoro, il Recovery Plan, ma ad esempio lo stesso Recovery Plan implica una serie di riforme, per le quali sono stati coinvolti ministri molto competenti, dalla riforma della giustizia civile e penale, alla riforma dell’amministrazione, alla riforma della concorrenza, a varie altre, per cui i termini sarebbero probabilmente troppo stretti. E poi c’è da impostare tutta quella serie di altri provvedimenti, compresa una seria, finalmente, politica attiva del lavoro che servono a liberare la crescita in un Paese che da venticinque anni non cresce. E poi, sarò un po’ candido io, ma diciamola tutta, è come se una squadra di calcio acquisisse un leader di grande autorevolezza e di fama internazionale e gli facesse giocare solo una breve parte del campionato, rischiando di precludersi così possibilità di vincerlo il campionato.

E allora forse, nella mia ingenuità, aldilà dagli equilibrismi e dei desiderata di qualche forza politica, una soluzione si potrebbe ipotizzare: chiedere in modo corale al Presidente Mattarella di accettare di essere rieletto, così come avvenne per il Presidente Napolitano, e poi sarà lui a dimettersi nel giro di circa un anno quando si avvicina la data delle elezioni del 2023. Ciò che permetterebbe al governo Draghi di avere almeno un biennio davanti a sé, un periodo che consente di impostare, progettare, eseguire una più coordinata e programmata attività dell’esecutivo, affrontando con più efficacia progressivamente i vari nodi che ha davanti il Paese, a cominciare da quelli che ostacolano la crescita, proseguendo sulla strada delle riforme.

Nel candore del mio approccio c’è ovviamente il più pieno rispetto per quella che sarebbe l’autonoma scelta del Presidente Mattarella e mi guarderei bene da qualsiasi minima insistenza. Ovviamente se – come molto probabilmente avverrà – alle dimissioni del Presidente Mattarella le forze politiche riterranno che la scelta più naturale sia che il Presidente Draghi continui ad essere il garante dell’unità del Paese da Presidente della Repubblica, sarebbe una scelta di grande valore ed equilibrio e credo apprezzata dalla larga parte dei cittadini. È vero che il Presidente Mattarella aveva già rifiutato con fermezza e grande sobrietà e stile l’ipotesi della rielezione, ma ciò avvenne prima che ci fosse l’investitura al governo Draghi, avvenuta solo grazie a un suo grande atto di coraggio istituzionale.

Ora quello che sarebbe molto probabilmente un sacrificio per il Presidente Mattarella gli verrebbe chiesto solo per consentire che il governo di Unità e salvezza nazionale da lui fortemente voluto abbia davanti a sé un termine congruo per operare in modo efficace. Lungi dal pretendere di essere una proposta la mia è solo una riflessione di chi guarda con spirito candido, senza preoccuparsi di giochi, implicazioni, equilibrismi, e tattiche politiche a quello che mi sembra l’interesse del Paese.

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