Secondo il Financial Times la Cina starebbe valutando un’ulteriore stretta all’export di terre rare per danneggiare l’industria della difesa americana. Il Pentagono si sta attrezzando per rafforzare la filiera e ridurre la dipendenza, ma a Pechino resta il monopolio della produzione. E c’è chi suggerisce di puntare alla Luna

L’ultima arma di Pechino contro l’industria militare degli Stati Uniti è nella gestione delle terre rare. A far risuonare il nuovo allarme nell’ambiente della Difesa a stelle e strisce è stato oggi il Financial Times, che ha riportato di una valutazione da parte di Pechino per un ulteriore freno all’esportazione di materiali rari. Valutazione che avrebbe l’obiettivo specifico di colpire i contractor del Pentagono, che fanno ampio affidamento alle terre rare, settore di cui la Cina copre il 60% della produzione globale (secondo alcune stime sale almeno all’80%. Sono i famosi 17 elementi della tavola periodica, risorse essenziali per realizzare tecnologie di base e avanzate, il cui utilizzo è in crescita, pervasivo e trasversali a molti settori.

Al centro degli obiettivi cinesi, spiega il quotidiano, ci sarebbero armamenti strategici, a partire dagli avanzati velivoli di quinta generazione F-35, realizzati da Lockheed Martin. “Il governo ha bisogno di sapere se gli Stati Uniti potrebbero avere problemi a costruire caccia F-35 se la Cina impone un divieto di esportazione”, ha spiegato al FT un consulente delle autorità cinesi che ha chiesto di restare anonimo.

Come notava su queste colonne Alberto Prino Cerai, è di metà gennaio l’ultima direttiva del cinese Ministry of Industry and Information Technology (MIIT) che ha ufficializzato l’adozione di nuove regolamentazioni per l’industria delle terre rare. “Le misure, che si aggiungono a quelle già vigenti sugli stadi d’estrazione, sviluppo dei siti minerari e di separazione dei metalli, andranno a regolare i processi più downstream, dalla raffinazione fino al trasporto e all’esportazione dei materiali”, spiegava. Di più: “Il combinato disposto di queste misure potrebbe dare a Pechino un leverage ancor più decisivo su di una catena del valore cruciale per molte industrie high-tech, specialmente per l’utilizzo dei magneti di terre rare nei motori elettrici, nelle turbine eoliche offshore, in tecnologie dual-use come droni e in molte applicazioni militari, dai jet ai missili fino ai sistemi di controllo”.

La sfida è dunque concreta, e al Pentagono sembrano saperlo bene. Pochi giorni fa, Ely Ratner, scelto da Joe Biden per guidare la nuova task force della Difesa per la Cina, ha definito una “huge priority” il controllo della catena di fornitura dell’industria americana rispetto alle azioni cinesi, citando tra le principali sfide proprio la dipendenza sui metalli rari. Su questo era già arrivato l’avvertimento della Casa Bianca nel 2018 con un report dedicato alla filiera della Difesa: “Le azioni cinesi minacciano seriamente altre capacità, comprese le macchine per la produzione; la lavorazione di materiali avanzati come biomateriali, ceramiche e compositi; e la produzione di circuiti di bordo stampati e semiconduttori”.

L’obiettivo (su cui l’amministrazione Biden sembra di voler portare avanti un approccio sistemico) è ridurre la minimo la dipendenza dalla Cina, così da strappare a Pechino un’importante carta negoziale su altri dossier e da assicurare tranquillità di forniture all’industria nazionale. Non sarà facile, e c’è già chi suggerisce di puntare alla Luna.

“Le teorie sulla formazione della Luna e gli impatti con meteoriti suggeriscono infatti una maggiore densità di terre rare rispetto alle quantità presenti sulla Terra, soprattutto in prossimità dei crateri lunari”, spiegavano sul numero di gennaio di Airpress i membri del team “Mreef” del corso di Costruzioni spaziali dell’Università di Roma La Sapienza. Si tratta di un progetto preliminare di missione (Moon rare-Earth elements finder) che propone una missione di osservazione dell’intera superficie lunare che individui le regioni a maggior concentrazione di terre rare. “L’esistenza stessa di una miniera lunare – notavano – potrebbe essere determinante per produrre un cambiamento significativo degli attuali equilibri e rapporti di forza nel settore specifico, con importanti ripercussioni nell’ambito delle prospettive di indirizzo politico”. Forse, non è un caso che la nuova corsa allo Spazio tra Stati Uniti e Cina punti proprio alla Luna. Tra l’altro, entrambi puntano al polo sud del nostro satellite naturale.

Condividi tramite