Questa costanza, perseveranza e tenacia, unitamente al viatico del Presidente della Repubblica, caratterizzeranno la formazione e la conduzione del governo. E sono futili i veti che alcune parti politiche pongono nei confronti di altre parti politiche

Mentre il presidente del Consiglio incaricato, prof. Mario Draghi, è nel secondo giorno delle consultazioni è importante sottolineare un tratto della sua personalità che lo rendono particolarmente adatto a tener fede all’indirizzo, dato dal Capo dello Stato, di costituire un governo “senza una maggioranza politica predefinita”: la sua costanza, o perseveranza o tenacia, nel perseguire obiettivi.

Ho avuto modo di conoscere Draghi nel 1982, al mio rientro in Italia. Eravamo ambedue al secondo piano di Via Venti Settembre, ma in uffici fisicamente distanti. Io in quello che allora era il ministero del Bilancio e della Programmazione Economica e lui nelle stanze dei Consiglieri del ministro del Tesoro. Prima che partisse per la Banca mondiale abbiamo avuto un paio di lunghi scambi di opinione. Capitò anche che per caso ci incontrammo in un lungo volo da Roma a Washington. Ci siamo, poi, frequentati saltuariamente negli Anni Novanta del secolo scorso, contribuendo al rapporto sul debito dei Paesi in via di sviluppo affidato dal segretario Generale delle Nazioni Unite all’ex presidente del Consiglio italiano Bettino Craxi. Abbiamo avuto qualche breve occasione di incontro quando Carlo Azeglio Ciampi era ministro del Tesoro e del Bilancio.

La Banca mondiale, e la problematica del finanziamento dello sviluppo, era un’esperienza nuova per lui, che aveva studiato politica economica con Caffè ed era andato in cattedra con un lavoro sulle aspettative razionali. Con costanza la assimilò in tutti i suoi aspetti e contribuì in maniera significativa alla formulazione di approcci al finanziamento dei “programmi di riassetto strutturale” a cui si ispira in un certo qual modo la Recovery and Resilience Facility che oggi è la grande opportunità dell’Italia. Nel periodo della stesura del rapporto sul debito, mi colpì la perseveranza nell’esaminare, e correggere, anche aspetti che avrebbero potuto significare minuti ma che avrebbero potuto portare a fraintendimenti. Nei miei contatti con lui, ricordo ancora la tenacia, specialmente nei confronti della controparte olandese, con cui condusse il negoziato, nel 1996, per il ritorno della lira negli accordi di cambio europei da cui l’Italia era uscita in seguito alla crisi finanziaria del 1992.

Questa costanza, perseveranza e tenacia, unitamente al viatico del Presidente della Repubblica, caratterizzeranno la formazione e la conduzione del governo. Sono futili i veti che alcune parti politiche pongono nei confronti di altre parti politiche. È ridicola la strategia di alcuni esponenti di porre, come condizioni per il loro sostegno, misure “irricevibili” per i loro avversari. È risibile il coretto “a cappella”: Vengo anch’io? Tu no, tu no!

Riccardo Muti, che di solito non segue la politica o quanto meno non la commenta, all’annuncio dell’incarico, ha detto: “I draghi si mangiano i grilli”. Aggiungerei, che si mangiano anche coloro che, pur usciti perdenti dalle elezioni del 2013 e del 2018 (e con una modesta consistenza parlamentare) sono riusciti a stare al governo per dieci anni ed oggi si ritengono centrali ed indispensabili.

Con costanza, perseveranza e tenacia, Draghi andrà dritto alla (sua) meta.

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