Pubblichiamo un estratto da “L’assedio”, l’instant-book di Antonio Di Bella, corrispondente Rai dagli Stati Uniti, edito da Rai Libri, in vendita nelle librerie e negli store digitali

Anche se il 20 gennaio è stato effettivamente Joe Biden a prestare giuramento come nuovo presidente degli Stati Uniti, le vicende degli ultimi mesi hanno dimostrato che i cittadini americani non sono mai stati così divisi. La spaccatura è netta e gli appartenenti alle due fazioni hanno preso strade che appaiono del tutto inconciliabili. Ecco perché questa parola, “secessione”, che sembrava sparita dal vocabolario americano, è tornata ultimamente alla ribalta.

Occupandosi della questione su Crisis Magazine, rivista americana di area cattolica, Eric Sammons scrive che nella mente della maggior parte degli americani la secessione evoca immagini della Guerra Civile, della schiavitù e del razzismo. Rappresenta l’ora più buia e sanguinosa nella storia della nazione, un’epoca in cui le famiglie erano divise e il fratello combatteva contro il fratello. Proprio perché la parola è legata a una guerra lunga, sanguinosa e fratricida, la sola idea di secessione per lungo tempo ha suscitato repulsione. Inoltre, il mito ideologico secondo cui gli Stati Uniti hanno la missione di estendere libertà e democrazia a tutto il mondo subirebbe un colpo mortale da una simile frattura.

Tuttavia, ora la gente ne parla, e la possibilità che si verifichi non sembra più un tabù. La causa prossima sta nei brogli elettorali che secondo molti americani hanno segnato l’ultima elezione presidenziale: un gran numero di cittadini ritiene infatti che il candidato che ha prestato giuramento il 20 gennaio 2021 sia arrivato alla Casa Bianca con la frode. Ma la vicenda elettorale non è che il frutto di un sistema politico che, afferma Sammons, è ormai rotto. Non a caso, un numero crescente di americani mette in dubbio che sia il caso di continuare la farsa di un Paese unito.

(…) Un problema pratico riguarderebbe il modo di dividere la nazione. Anche se ormai è comune parlare di Stati “rossi” e Stati “blu”, la realtà è che la vera divisione è più tra l’America rurale e l’America urbana. Quindi, come procedere?

Probabilmente, dice Sammons, un processo di secessione dovrebbe mettere nel conto il trasferimento di parti della popolazione, così da riunirsi con chi ha la stessa visione del mondo.

Poi c’è la questione della politica estera. Gli oppositori della secessione ritengono che un’America ufficialmente divisa farebbe venir meno l’egemonia americana nel mondo ed esporrebbe il Paese al rischio di essere invaso dalla Cina o dalla Russia.

A questa obiezione Sammons risponde che non c’è motivo di arrivare a questo. Un’America divisa potrebbe restare di fatto una confederazione quando si tratta della difesa militare, così che un attacco a un qualsiasi nuovo Stato-nazione americano potrebbe essere considerato un attacco a tutti gli Stati. Senza contare che i decenni in cui gli usa sono stati i poliziotti del mondo, osserva Sammons, hanno comportato per il Paese moltissime conseguenze negative. Dunque, se un’America divisa fosse meno coinvolta in missioni estere non sarebbe necessariamente un male. È chiaro poi che la maggior parte dei conflitti in cui si sono impegnati gli Stati Uniti è stata contraria al principio cattolico della guerra giusta. Dunque, anche dal punto di vista cattolico non ci sarebbero grandi problemi. Non dimentichiamo che i “valori americani” che gli usa esportano attraverso la loro potenza militare e la loro influenza culturale sono sempre più antitetici alla morale cattolica.

Insomma, una secessione americana è realistica? O è solo il pio desiderio di pochi individui illusi?

Non c’è dubbio, conclude Sammons, che un movimento di secessione dovrebbe affrontare molti ostacoli difficili da superare. «Tuttavia, mentre il nostro Paese si allontana sempre più dai suoi storici valori giudaico-cristiani, i cattolici dovrebbero pensare seriamente a come superare pacificamente questi ostacoli se vogliono preservare la libertà religiosa e la giustizia almeno in alcuni luoghi di questo continente».

Una volta stabilito che la secessione è inevitabile, «più a lungo viene rimandata, più è probabile che il conflitto violento sarà l’unica opzione». Quando l’alternativa è usare la forza dello Stato per tenere insieme le persone che vogliono andare per strade diverse, «la secessione potrebbe essere il mezzo più pacifico per andare avanti».

Va ricordato, però, che gli Stati Uniti non sono solo uno Stato, bensì una potenza mondiale. Le “potenze” devono preservarsi dagli attacchi di chi le vorrebbe disgregare e questo è ben chiaro agli strateghi. Biden avrà il compito di ascoltarli, e per certo la loro voce peserà su tutta questa complicata vicenda.

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