Nel ritorno in Europa (via videoconferenza) di Mario Draghi c’è anche la Difesa comune, da strutturare in complementarietà con la Nato. Il secondo giorno del Consiglio europeo è stato dedicato al tema, tra sicurezza cyber, minacce ibride e vicinato. È la linea sulla “autonomia strategica”: non indipendenza, ma rafforzamento euro-atlantico

Che la Difesa comune fosse, dopo Covid-19, al secondo posto dell’agenda del vertice straordinario del Consiglio europeo era già un segnale rilevante. In più sono arrivate le parole dei vertici dell’Ue, affiancati per l’occasione dal segretario generale della Nato Jen Stoltenberg, e accompagnate dalla prime considerazioni sul tema di Mario Draghi: il rafforzamento dell’Unione europea deve procedere in complementarietà con la Nato. Per questo, le due organizzazioni rafforzeranno la collaborazione su mobilità militare, minacce ibride, sicurezza cyber e vicinato (compreso il cosiddetto fronte sud). È la definizione del concetto di “autonomia strategica”, che dissolve le interpretazioni (per lo più transalpine) di indipendenza dall’alleato d’oltreoceano. Al contrario, l’Ue sarà più autonoma per rafforzare il fronte euro-atlantico, approfittando anche della nuova amministrazione di Joe Biden.

LA LINEA DELL’UE

“Una linea d’azione più strategica, aumentando la capacità di agire in modo autonomo”. È questo l’impegno affermato dal Consiglio europeo di oggi, che nasce dalla constatazione di una “crescente instabilità globale”, a fronte della quale l’Ue “deve assumersi maggiori responsabilità per la propria sicurezza”, si legge nella dichiarazione congiunta. Si associa all’impegno a “a cooperare strettamente con la Nato, nel pieno rispetto dei principi stabiliti nei Trattati e di quelli concordati dal Consiglio europeo, e a rafforzare i partenariati con l’Onu e i principali partner regionali”. Di più, si afferma la volontà a collaborare “con la nuova amministrazione degli Stati Uniti, su un’agenda transatlantica forte e ambiziosa che includa uno stretto dialogo sulla sicurezza e la difesa”. Il premier italiano Mario Draghi ha ribadito che questa è anche la linea italiana, che potrebbe ora vedere ulteriori opportunità di rafforzamento proprio con la presidenza Biden.

TRA BUSSOLA STRATEGICA E ACTION PLAN

L’agenda di questa mattina era fitta, riassunta nella lettera d’invito del presidente Charles Michel: “Come migliorare la nostra capacità collettiva di risposta alle sfide e alle minacce per la sicurezza”. Due i documenti all’attenzione dei capi di Stato e di governo: lo Strategic compass su cui lavorano le strutture che dipendono dall’Alto rappresentante Josep Borrell, e il nuovo Action plan della Commissione, presentato lunedì da Margrethe Vestager e Thierry Breton, e oggi riproposto al Consiglio dalla presidente Ursula von der Leyen. Il primo mira a dare omogeneità alle tante iniziative messe in campo, dalla Pesco al fondo Edf (7,9 miliardi per i prossimi sette anni), mettendo a sistema obiettivi e strumenti. Il secondo serve a “rendere l’industria della difesa europea più innovativa e più competitiva”, ha spiegato von der Leyen, attraverso maggiori sinergie tra i comparti coinvolti (qui il documento spiegato da Michele Nones).

LA LINEA SULL’AUTONOMIA STRATEGICA

Alla base l’esigenza di chiarirsi sulla strategia di fondo, dopo mesi di dibattiti e frizioni sul concetto di “autonomia strategica europea”. Affianco a Stoltenberg, Michel ha chiarito la rotta: “Sono convinto che un’alleanza forte richieda alleati forti; un’Ue più forte significa una Nato più forte”. Significa anche evitare una lettura radicale di “autonomia strategica”, spesso avanzata da Parigi con ambizioni di guida del Vecchio continente. “La Nato – ha spiegato Michel – svolge un ruolo cruciale nel legare l’Europa e l’America: condividiamo i valori democratici e abbiamo gli stessi interessi strategici”. La linea si rafforza in virtù della nuova presidenza americana: “Sono convinto che l’amministrazione Biden offre un’opportunità unica per rinnovare lo storico legame transatlantico”. Tra le due sponde dell’Atlantico ci sono “priorità comuni”, specificatamente la maggiore stabilità del vicinato e il rafforzamento della base industriale.

LA PROSPETTIVA DELLA NATO

Linea sposata da Stoltenberg: “Unione europea e Nato devono lavorare insieme per rafforzare la loro cooperazione e, più in generale, va rafforzato il legame transatlantico”. Vale ancora di più nell’affrontare la crisi pandemica: “il compito maggiore per la Nato – ha spiegato il segretario generale – è far sì che la crisi sanitaria non diventi una crisi di sicurezza, poiché le minacce che esistevano prima del Covid non sono scomparse”. Il riferimento è alle “azioni aggressive della Russia, al terrorismo più brutale, agli attacchi cyber, alla crescita della Cina e alle implicazioni sulla sicurezza dal cambiamento climatico”.

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