Deterrenza, resilienza e innovazione. Questi i temi della prima giornata della ministeriale Difesa della Nato, con il nuovo capo del Pentagono Lloyd Austin. Focus anche su sfida cinese e nuove tecnologie, un campo su cui la Difesa Usa si muove verso un processo di generale riforma. Ma c’è anche il fianco sud

Coesione interna, approccio globale e focus sull’innovazione. Sono i pilastri della nuova azione della Nato, rinvigorita dalla fine dei quattro turbolenti anni di Donald Trump, e ripartita oggi con la prima giornata della consueta riunione tra i ministri della Difesa dell’Alleanza, ritrovatisi per la prima volta (seppur in video-conferenza) con il nuovo capo del Pentagono, Lloyd Austin. “Abbiamo un’opportunità unica per aprire un nuovo capitolo delle relazioni tra Europa e nord Atlantica”, ha detto Jens Stoltenberg chiudendo la prima giornata di lavoro.

VERSO IL SUMMIT DI BRUXELLES

Per Lorenzo Guerini e colleghi, in attesa di definire (domani) il futuro delle missioni in Afghanistan e Iraq, oggi è stata la giornata della riflessione interna, tra le proposte per #Nato2030, il potenziamento degli strumenti di deterrenza e una nuova iniziativa per l’innovazione. Come da agenda, Stoltenberg ha presentato oggi ai ministri le sue prime proposte su “Nato 2030”, l’iniziativa lanciata lo scorso anno su invito arrivato dai capi di Stato e di governo durante il vertice di Londra, a dicembre 2019.

È il processo di riflessione strategica dell’Alleanza, aperto ai contributi della società civile con l’obiettivo di arrivare a un documento finale da sottoporre ai leader al prossimo summit di Bruxelles, previsto per quest’anno. Si vuole una Nato “più politica e globale”, capace di cogliere la sfida cinese ma anche le sfide emergenti, dalla pandemia al cambiamento climatico. Su Nato 2030 si baserà anche il prossimo Concetto strategico, per cui sono arrivate le raccomandazioni di Stoltenberg al fine di arrivare a un documento da approvare al summit di Bruxelles.

LE PAROLE DI GUERINI

Per l’Italia è positiva la rinnovata attenzione al fianco sud, “area pervasa da forte instabilità con implicazioni dirette nel campo della sicurezza e della Difesa e nella quale trova ampio spazio di manovra il terrorismo internazionale”, ha spiegato Guerini nel suo intervento. “Quanto emerge nel Nato 2030 conferma l’approccio già definito con il ‘Framework for the South’ approvato nel 2015”. Ora però servono “decisioni comuni che rendano operativo questo approccio, in particolare nello sviluppo della pianificazione avanzata a Sud e nella capacità di stabilizzazione di Paesi a rischio”., ha aggiunto il ministro. Occhi anche per le nuove sfide, a partire dalla pandemia: “è stato un test straordinario della nostra solidarietà e per le grandi capacità dimostrate dalle nostre Forze armate; al contempo ci ha mostrato alcune debolezze nostre e delle nostre Organizzazioni; dobbiamo anticipare le nuove sfide trasversali e fare in modo che nuove minacce o crisi di questo tipo non mettano in pericolo la nostra sicurezza, anche in futuro”.​

L’INNOVAZIONE NELLA NATO

A tal proposito, oggi Stoltenberg ha presentato anche la proposta per “obiettivi di resilienza nazionale più chiari e misurabili, così da assicurare uno standard minimo di resilienza condivisa tra gli alleati”. Ne deriverà “una revisione annuale sulle vulnerabilità dell’Alleanza”, tra “infrastrutture critiche e tecnologie”. E poi c’è il vasto campo dell’innovazione, per cui il segretario generale ha proposto una “Nato Defence Innovation Initiative”. Punta a promuovere l’interoperabilità, ad alimentare la cooperazione transatlantica sull’innovazione militare e a permettere all’Alleanza di preservare il suo vantaggio sugli avversari.

L’INTRECCIO COL PENTAGONO

La spinta della Nato sull’innovazione si intreccia a un analogo impegno al Pentagono. Da tempo il dipartimento della Difesa sta cercando di adattare le proprie strutture e pratiche burocratiche alla rapidità dell’innovazione tecnologica, con l’obiettivo di mantenere il vantaggio rispetto ai competitor, Cina in testa. Negli ultimi anni al lavoro sul tema c’era Ellen Lord, in qualità di “under secretary of Defense for acquisition and sustainment”, con responsabilità sul procurement e sulla base industriale. È in questo periodo che è maturata l’avveniristica “Digital acquisition”, che sono cresciute le partnership pubblico-private e che è aumentato il numero dei contratti assegnati tramite Other transaction agreement (Ota), formula contrattuale particolarmente flessibile.

Ora la palla è nelle mani di Stacy Cummings, che ricopre la carica della Lord in qualità di acting, in attesa di capire se Austin vorrà proporla per la conferma al Senato. In ogni caso, c’è da attendersi una strutturazione maggiore delle varie iniziative messe in campo dal Pentagono. Un primo segnale è arrivato da Ely Ratner, a cui Biden e Austin hanno affidato il coordinamento della nuovissima task force dedicata alla Cina. Ranter ha già chiarito che l’innovazione (intesa anche come capacità di adattare il business militare) sarà al centro del lavoro della task force.

IL DIBATTITO

Intorno a tale ripensamento sembra lavorare l’intero establishment della Difesa a stelle e strisce. Qualche giorno fa raccontavamo dell’evento targato Atlantic Council, “Innovating the business model of Defense”, da cui emergevano spunti utili a procedure di procurement più agili e flessibili. Poco dopo il voto di novembre, era stato il Center for a new American security (Cnas) a ospitare l’esperto Bob Work, già numero due del Pentagono con Obama, e i suoi suggerimenti su come migliorare il business della Difesa.

È recentissimo invece il lancio di una “Defense Tech Initiative” da parte del Center for European policy analysis (Cepa) di Washington. Pochi giorni fa, inoltre, l’autorevole DefenseOne ospitava l’editoriale di due esperti del Hudson Institute (Bryan Clark e Dan Patt) che spiegava “perché il Pentagono ha bisogno di un business agile per competere con la Cina”. Insomma, il dibattito entra nel vivo, ed è probabilmente destinato a confluire in una riforma della Difesa americana che arriverà fino alla Nato.

NUOVA NOMINA

Coinvolgerà anche Spencer Boyer, il quale (stando a quanto riporta DefenseNews) è prossimo alla nomina ad “assistant secretary of Defense for Europe and Nato policy”, responsabile per il Pentagono dei rapporti con partner del Vecchio continente e Alleanza Atlantica. Boyer conosce bene l’Europa, essendo stato “deputy assistant secretary of State for European and Eurasian affairs” dal 2009 al 2011, e poi funzionario d’intelligence per l’Europa all’interno del National Intelligence Council.

 

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