Non conta quanti beni e posti di lavoro produciamo, conta “come” li produciamo e la loro qualità. Per uno sviluppo sostenibile e ricco di senso ciò che conta sono buoni posti di lavoro e una creazione di valore economico compatibile con i vincoli naturali del pianeta. Il commento di Leonardo Becchetti

Qualità e ricchezza di contenuti nel discorso di oggi al senato di Draghi. L’ispirazione alla dottrina sociale non sta tanto nella citazione del pensiero di papa Francesco (“Le tragedie naturali sono la risposta della terra al nostro maltrattamento. E io penso che se chiedessi al Signore che cosa pensa, non credo mi direbbe che è una cosa buona: siamo stati noi a rovinare l’opera del Signore”) ma nell’approccio complessivo del discorso che ha ben presente quello che da tempo la “razionalità” della riflessione credente dice e fa presente: tutto è interconnesso e non possiamo puntare a un obiettivo (la crescita o l’occupazione) senza cercare soluzioni o strategie che producono effetti negativi su altri fronti (sostenibilità ambientale o salute).

Per questo dobbiamo lasciare non solo una buona moneta ma un pianeta sostenibile. Frase sintetica e lapidaria che conferma come la capacità di discernimento del premier ora si applica a un altro obiettivo, che è quello generale del bene comune del Paese, del pianeta, e non quello connesso alla pur fondamentale funzione della Banca centrale europea. Interessante collegare sempre di più le due cose dando vigore alle proposte di green quantitative easing e di finanza green. Progetti di frontiera a livello nazionale e internazionale per un paese che si appresta ad emettere i primi BTP verdi. Buona moneta e buona moneta sono obiettivi non disgiunti e collegabili. La buona moneta della finanza green può giocare un ruolo cruciale nel lasciarci un buon pianeta.

Molto importanti per chi ha seguito il percorso sino ad oggi i riferimenti al futuro di Next Generation Eu. I temi e le missioni sono centrate e rimangono. Il rafforzamento consiste nell’accompagnare quei temi a obiettivi strategici in termini di indicatori (ambientali, occupazionali, di crescita) e nel preoccuparsi che si finanzino progetti in grado di partire nei tempi stretti stabiliti dai finanziamenti previsti.

Già da questo primo discorso una conferma importante. L’applicazione del metodo “ignaziano” che è poi anche l’antesignano del metodo scientifico al problema dei nostri giorni. Capire le patologie del sistema ed identificare le strategie migliori per risolverle. Sullo sfondo la funzione del senso/significato da approfondire. I nuovi indicatori di benessere dovranno sempre più essere non solo quantitativi ma qualitativi. Non conta quanti beni e posti di lavoro produciamo, conta “come” li produciamo e la loro qualità. Per uno sviluppo sostenibile e ricco di senso ciò che conta sono buoni posti di lavoro e una creazione di valore economico compatibile con i vincoli naturali del pianeta. Per questo i moltissimi riferimenti alla transizione ecologica rassicurano.

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