Il Consiglio dei ministri presieduto da Mario Draghi ha scelto il successore di Salvatore Farina. È Pietro Serino, attuale capo di gabinetto del ministro della Difesa. A lui il compito di guidare l’Esercito nell’atteso processo di modernizzazione della forza terrestre, nonché nell’operazione logistica già in corso per la distribuzione del vaccino

Sarà il generale Pietro Serino il nuovo capo di Stato maggiore dell’Esercito. L’avvicendamento con il generale Salvatore Farina avverrà nel giro di un paio di settimane, con la scadenza del mandato triennale (senza possibilità  fissata al 27 febbraio, senza possibilità di rinnovo. Nonostante la crisi politica e le complesse fasi di iter di formazione del nuovo governo, la nomina da parte del Consiglio dei ministri, presieduto da Mario Draghi, è arrivata in tempo per garantire il passaggio di consegne, su proposta del ministro confermato Lorenzo Guerini. Sulla tabella di marcia di Serino il compito di guidare l’Esercito in un contesto complesso per la Difesa italiana, nel contrasto a minacce in rapida evoluzione, nel processo di modernizzazione dello strumento militare, nonché nell’operazione logistica di distribuzione del vaccino, su cui le Forze armate sono già in prima linea.

IL PROFILO

Romano, classe 1960, il generale Serino è capo di gabinetto del ministro della Difesa da ottobre 2018, con Elisabetta Trenta e poi Lorenzo Guerini. Prima di approdare a palazzo Baracchini è stato comandante per la Formazione, specializzazione e dottrina dell’Esercito, sempre con base a Roma. Precedentemente, su incarico dell’allora ministro Roberta Pinotti, ha presieduto il comitato-guida per l’implementazione del Libro bianco della Difesa, il documento volto ad adattare lo strumento militare alle nuove sfide e minacce. Nel triennio 2013-2016 è stato a capo dell’Ufficio generale per Pianificazione programmazione e bilancio dello Stato maggiore della Difesa, approdato all’incarico dopo aver guidato il reparto di Pianificazione generale dell’Esercito. In passato ha svolto tra l’altro anche l’incarico di addetto per l’Esercito presso l’Ambasciata d’Italia a Washington.

L’EREDITÀ

Serino prenderà il posto del generale Farina, arrivato a palazzo Esercito nel 2018, dopo due anni al comando Joint Force Command della Nato di Brunssum, in Olanda. Farina lascerà il vertice della Forza armata in un momento complesso per l’intera Difesa italiana. L’emersione di nuove sfide e minacce (ibride e tecnologicamente avanzate), sommate a quelle tradizionali (che vedono l’Esercito coinvolto in tanti teatri all’estero), richiede da tempo un focus maggiore sulla modernizzazione, da tradursi in investimenti in nuove capacità. Solo un paio di settimane fa, Farina presiedeva la presentazione del rapporto “Prospecta”, lanciato dall’Esercito proprio per delineare le esigenze tecnologiche e operative, così da creare nuove e più forti sinergia con l’industria, tra robot, droni e 5G.

LA SFIDA TECNOLOGICA

È la sfida dell’innovazione tecnologia in campo militare, che in termini tecnici può essere sintetizzata nel concetto di “operazioni multi-dominio”, Mdo. Su questo si concentra anche l’Esercito (qui un recente dibattito con Farina), per un approccio strategico molto più flessibile rispetto a quello tradizionale, basato sulla conoscenza perfetta delle proprie capacità e sulla creazione di diverse alternative di azione. Si va così oltre il concetto di interforze, per operare in tutti i domini d’azione: terrestre, marittimo, aereo, spaziale e cyber. È nato su questo il programma di lavoro “Sviluppo capacità land per le multi-domain operations” dello Stato maggiore dell’Esercito.

OBIETTIVO MODERNIZZAZIONE

Certo, per poter procedere su queste direttrici servono investimenti e risorse. A gennaio dello scorso anno, dalla sede del segretariato generale della Difesa, Farina notava che “l’Esercito è pronto, capace, sano e in grado di assolvere ai propri compiti”. Il problema è “per quanto potrà restare così e con quale qualità di tecnologie per contrastare o ancor prima dissuadere l’avversario”. Da qui l’avvertimento: “Se entro cinque anni non si interviene in modo importante per invertire il trend della sottocapitalizzazione, l’Esercito non avrà le stesse capacità di oggi e alcune saranno perse per sempre”. Per questo, Farina rilanciava l’idea una “legge terrestre”, simile a quella che nel 1977 avviò il rinnovamento della Forza armata, stimata in cinque miliardi in sei anni. Nell’ultimo anno, nonostante la pandemia, il budget della Difesa è cresciuto, con segnali positivi sul bilanciamento tra le voci Personale (tradizionalmente preponderante) e quelle Esercizio e Investimento (tradizionalmente sottofinanziate). Eppure, la strada per assicurare continuità programmatica e finanziaria sembra ancora lunga.

GLI ALTRI AVVICENDAMENTI DEL 2021

Con tutto questo avrà ora a che fare il nuovo capo di Stato maggiore dell’Esercito, la cui nomina è arrivata a un mese dall’avvicendamento tra l’uscente Giovanni Nistri e il subentrante Teo Luzi nell’incarico di comandante generale dell’Arma dei Carabinieri. È stata infatti la Benemerita ad aprire un anno denso di avvicendamenti al vertice delle Forze armate, che ora attendono l’esecutivo Draghi. Bisognerà attendere gli ultimi mesi dell’anno per l’Aeronautica (il 31 ottobre termineranno i tre anni del generale Alberto Rosso) e per lo Stato maggiore della Difesa, con il generale Enzo Vecciarelli in scadenza il 6 novembre e il passaggio previsto, se venisse confermata l’alternanza, a un esponente della Marina militare. A loro si aggiunge il generale Nicolò Falsaperna, che a ottobre dovrà lasciare l’incarico di segretario generale della Difesa e direttore nazionale armamenti. L’iter è il medesimo per tutti. Le nomine arrivano dal Consiglio dei ministri su proposta del ministro della Difesa, il tutto con tempi idonei a garantire il passaggio di consegne prima del termine dei rispettivi mandati.

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