Jago è un artista e imprenditore italiano. Lavora principalmente nella scultura e nella produzione video. Numerosi i riconoscimenti nazionali e internazionali. Oggi Jago vive e lavora a Napoli, spostandosi frequentemente tra USA, Cina e Italia.

Cos’è per te l’arte? 

L’arte cambia usi e costumi, anticipa i tempi. Può essere un mezzo per partecipare alle dinamiche sociali, per cambiare il punto di vista sulla realtà o per condizionare scelte politiche. Nell’immediato, invece, l’artista crea le sue opere perché è mosso dal desiderio di potersi esprimere.

A lungo l’artista si è affidato, seppur malvolentieri, a un art advisor per vendere le sue opere. Molti grandi artisti hanno capito solo in punto di morte che a guadagnarci non era lui ma il suo mercante.

Fin dall’inizio della mia carriera non sono stato interessato a questo tipo di panorama. L’arte deve schierarsi dalla parte della bellezza per rigenerare un senso di contemplazione condivisa. Se prima c’era mecenatismo, ora c’è il crowdfunding in cui ognuno può partecipare alla realizzazione di un’opera d’arte. L’acquisto in questo modo non è più un gesto di possesso, ma di restituzione collettiva perché l’opera potrà essere donata a un Museo per essere visibile a tutti. La bellezza è condivisione. Tu puoi “realizzare un capolavoro.

La cultura sta vivendo uno dei periodi più bui degli ultimi anni. Cosa ne pensi di questo momento? 

Ogni momento storico è alternato da fasi di ascesa e fasi di buio. Ricordiamoci che dalla sofferenza si può sempre trarre un insegnamento per la propria emancipazione. Questo insegnamento è maggiore per chi ha la consapevolezza del tempo che sta vivendo senza cedere al lamento. In qualsiasi epoca storica l’essere umano si è sempre lamentato, rifugiandosi nei cliché linguistici del “tanto era meglio prima”. 

Se davvero avessimo coraggio e volontà potremmo affrontare la vita senza “ritirarci” per paura, perché oggi abbiamo a disposizione strumenti e possibilità impensabili fino a qualche decennio fa. Non esiste un altro momento storico nel quale è stato così facile avere accesso alla conoscenza. Internet, tuttavia, porta con sé anche svantaggi perché in questa immensa disponibilità diventa complesso accedere a contenuti coerenti (e veri!) con la propria ricerca. 

L’attuale crisi grava soprattutto su giovani e donne. C’è una responsabilità politica e una giovanile. Da quale parte stai? 

È sotto gli occhi di tutti che molte persone, in ruoli apicali, abbiano difficoltà nel fare un passo indietro per poi farne fare due in avanti grazie al vigore giovanile. Uno dei ruoli dei “maestri” sta proprio nell’educare le giovani generazioni alla responsabilità. A maggiore responsabilità corrisponderà una maggiore crescita. Non riuscire in questo significa destinare la società a una perenne infantilizzazione.  

Qualche settimana fa alcuni ragazzi hanno preso a calci e pugni tua opera lookdown. Li hai portati nel tuo studio per farli comprendere la fatica per realizzare un’opera. Cosa ti ha insegnato questa vicenda? 

Ho invitato questi ragazzi innanzitutto per ascoltarli e capire da loro cosa era accaduto. È un modo per migliorare me stesso. Nella mia vita ho scoperto che spesso nei ragazzi che vivono un disagio c’è molto altro da scoprire. Purtroppo rimandiamo sempre di più il confronto in favore dello scontro. 

La fatica del reale sembra cedere alla disillusione del digitale.  È possibile far convivere questi due mondi?

La comunicazione online mi accompagna da quando ho iniziato a fare arte. Bisogna far comprendere attraverso il digitale che esiste un’altra forma di fatica. Proprio per questo sto tentando di aprire il mio studio per far vivere un’esperienza dal vivo alle persone desiderose di guardare e capire il mio lavoro. Dobbiamo riscoprire il fascino estetico della manualità che non necessariamente vuol dire fare opere d’arte ma essere curiosi. Questo può aiutarci ad avere una visione più ampia. È un elemento in più a corredo della nostra esperienza quotidiana. 

Questa congiuntura può essere un momento di riavvicinamento alla maestria?

Abbiamo vissuto un periodo di grande sviluppo tecnologico che ci ha posizionati in una determinata direzione che ha messo a nudo il mondo dell’arte passatista. C’è un intero ecosistema dell’arte rimasto “vecchio”. Molte aziende che prima dedicavano un investimento artistico ora non lo fanno più. Diventa quindi complesso sostenersi con la propria arte. Questa crisi è globale e quindi ci sono sempre meno investimenti in arte, perché è il loro ultimo pensiero. Personalmente non ho seguito questi stereotipi che dipendono da un sistema che sta morendo. Sono libero e in questa libertà ho affrontato questa crisi continuando a lavorare sui miei progetti. 

Se dovessi dare tre consigli per emanciparsi ai giovani per coloro che si affacciano al mondo del lavoro cosa gli diresti? 

Focus! Darsi degli obiettivi e lamentarsi di meno. Dedicarsi totalmente alla propria formazione, essere avidi di conoscenza e insistere su se stessi. Non è importante se non hai finito la scuola, la scuola vera è quella della vita. Se non ci impegniamo a cambiare noi stessi come possiamo pretendere che il mondo possa cambiare?

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