L’essenza estremistico-violenta del movimento pro-Trump descrive un movimento connettivo che ha fatto tesoro della teoria russa della guerra ibrida, in particolare nell’introdurre il disordine geopolitico nell’attività interna americana.  Il secondo capitolo della ricerca di Arije Antinori, professore di “Criminologia e Sociologia della Devianza” alla Sapienza di Roma

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Avvertenza: le immagini contenute in questo articolo sono state convertite in bassa qualità e marchiate con il watermark “contenuto violento” per impedirne l’ulteriore diffusione a scopo propagandistico. Sono proposte ai lettori di Formiche.net per capire di cosa si parla quando il prof. Antinori spiega il fenomeno oggetto della sua ricerca accademica. Abbiamo scelto quelli meno scioccanti e violenti (figuratevi il resto)

[il primo capitolo si può trovare qui]

2. INFOSFERA TRUMPIANA E MEMETIC WARFARE

L’infosfera trumpiana ha la peculiarità di essere un ambiente sociale di interconnessione in particolare dei piani politico, sociale, culturale, nella distorsione estremistico-violenta delle matrici para-militare, anarco-insurrezionalista, suprematista, cospirazionistica e magica, il cui tessuto connettivo è rappresentato dall’odio e dalla violenza.

Pepe The Frog indossa il berretto rosso MAGA mentre, alla guida di un carro armato, semina distruzione. La guerra per l’America è appena cominciata!, si sostiene in un meme, aggiungendo in un altro che si è scelto di insultare i Dem non perché sia facile, ma divertente, precisando inoltre che il principale errore di valutazione dei Dem è stato quello di vittimizzare delle persone miti fino al punto di rottura, trasformandoli in strateghi militanti arrabbiati. Si condivide, inoltre, il pensiero secondo cui, nel dover scegliere tra eco-socialismo e collasso della civiltà umana, non vi è dubbio, meglio l’autodistruzione.

L’essenza estremistico-violenta del movimento pro-Trump descrive un movimento connettivo che  ricorda la “società chiusa” popperiana che assomiglia a un gregge o a una tribù (…) si aggrappa alle sue forme magiche rinchiudendosi in se stessa. Qui, le campagne di Memetic Warfare avvengono attraverso l’uso ripetuto degli stereotipi per confezionare narrazioni ironiche, satiriche in cui l’humor di fatto sottende una ferocia e un odio deflagranti. Si evidenzia, quindi, la centralità della comunicazione emozionale attraverso i social, anche nella strutturazione di meta-linguaggi di comunità, con l’obiettivo di influenzare i processi emotivi, cognitivi e comportamentali dei singoli soggetti, ed al contempo mitigando quelli negativi a livello di in-group, ai fini del rafforzamento dell’appartenenza identitaria.

Gli attori dell’estremismo violento pro-Trump sembrano aver fatto tesoro della teoria russa della guerra ibrida, in particolare per quanto concerne l’obiettivo di introdurre il disordine geopolitico nell’attività interna americana, incoraggiando tutti i tipi di separatismo e conflitti etnici, sociali e razziali, sostenendo attivamente tutti i movimenti dissidenti – estremisti, razzisti , e gruppi settari, destabilizzando così i processi politici interni negli Stati Uniti.

Nell’azione-rappresentazione del terrorismo ed estremismo violento contemporaneo, la creatività e il selfismo hanno favorito la progressiva caratterizzazione performativa dell’azione distruttiva, come ampiamente documentato nell’assalto a Capitol Hill.

I memi affondano nella pop culture statunitense, soprattutto tv, comics e cinema, come nel caso di Star Wars. Altri si prendono apertamente gioco di tutto ciò che è espressione dell’inferiorità Dem. Le armi, parte integrante della cultura statunitense, sono al centro della memetica estremistico-violenta. Il gun rights activism si colora di toni sempre più violenti e rivoltosi, fino ad auto-identificarsi nel gun rights extremism. Si invita alla competizione armata con lo Stato per il monopolio della violenza, mentre la scritta la vita ha molte porte, Fed Boi, ricorda le vittime dell’assalto e l’obiettivo di vendicarne la morte colpendo i Federali.

E’ una guerra di narrazioni simboliche iconico-ironiche – in cui l’insulto attraverso il meme serve anche a stanare gli oppositori – che ha l’obiettivo di influenzare il comportamento sociale, favorire il riconoscimento identitario e sollecitare alla reazione l’opinione pubblica, anche per mezzo di memi in cui la bandiera America First è spesso presente accanto a quella nazista, in selfie di miliziani che si mostrano armati, ma con il volto coperto.

Alterare la realtà è una delle parole chiave dell’estremismo violento pro-Trump, quindi vengono “rimbalzati” e in parte memizzati i post social dell’emittente russa RT che riporta la notizia della costruzione di un campo di detenzione a Dresda, dove il governo tedesco intende deportare i COVID-dissidents. Mentre la memetica antisemita fatta di stereotipi cartoonizzati cerca di aprire altre linee di attacco disinformativo, tematizzando la pandemia, come nel citare la paralisi facciale che avrebbe colpito alcuni cittadini israeliani a seguito della somministrazione del vaccino Pfizer.

Tutto ciò grazie ad una comunità di guerrieri memetici pro-Trump che è fatta di personaggi suggestivi come il sedicente capo del Crypto-Reich Eugenics Program, che in un’incessante produzione di memi di celebrazione dei genocidi nella storia e dei loro mandanti, da Hitler a Mao Zedong, da Stalin a Polpot, minaccia il medesimo epilogo per le persone inserite nella lista – come vengono genericamente definite le tante infografiche riportanti l’elenco degli oppositori a vario titolo di Trump, con relativi dati personali e/o profilo professionale – mentre ai Socialisti è riservata una trappola per topi pronta a schiacciarli. Viene pubblicato e condiviso l’elenco dei politici e uomini d’affari di cui non ci si deve fidare perché hanno la doppia cittadinanza, statunitense e israeliana, e intanto si celebra il Fuhrer Friday inneggiando all’olocausto. “1776.2” è il numero che insieme all’hashtag #civilwarII ricorda l’avvento di una nuova rivoluzione civile, ribadendo che è molto più vicina di quanto sembri.

Tutti sono stati sarcasticamente invitati a preparare i pop-corn per lo show dell’insediamento del pedofilo Biden, alludendo alla possibilità che vi potessero essere spiacevoli sorprese. Il proliferare di comunicazioni dirette, per mezzo di flyer condivisi, e indirette tramite minacciosi memi, relativi al moltiplicarsi di marce armate, sono state di fatto un’articolata operazione di digital swatting attraverso la saturazione di false flags, come del resto confermato nei giorni successivi all’evento dagli stessi Digital Soldiers trumpiani.

Si susseguono gli attacchi alle personalità Dem. La Vice-Presidente Harris è etichettata ubriacona, con le immagini di un ufficio pieno di alcolici, oppure come la badante giamaicana del vecchio uomo bianco Biden. La Harris risulta essere, inoltre, il target principale di memi sessisti che la trasformano in vario modo in un oggetto sessuale. Al contempo, Nancy Pelosi è trasformata in Joker, mentre Hillary Clinton è minacciata di morte, perché c’è il cappio ad attenderla.

Siamo al tramonto dell’Unione, la triade costituita da Dem, media e tech companies sta attuando un articolato piano che prevede la repressione della libertà di espressione, il blacklisting degli indesiderabili, l’introduzione di nuove leggi “anti-terrorismo”, il sequestro delle armi, la trasformazione dell’università in campi di rieducazione e concentramento, fino ad arrivare al genocidio degli indesiderabili. Un meme con l’immagine di un avambraccio con sopra dei timbri numerati, ricorda che in Venezuela le persone in coda nei supermercati vengono timbrate; questo è quanto succederà con il Presidente Biden che condurrà gli USA in uno scenario definito Venezuela 2.0 fino a quando la Cina assumerà il controllo totale degli States.     

Il linguaggio della degenerazione populistica è ironico, la comunicazione ansiogena. È questo il tenore comunicativo e i contenuti riconducibili alla memetica vittimistico-catastrofista pro-Trump che propone ironicamente il paragone tra gli incendi e le distruzioni che si sono avute nel corso di alcune manifestazioni Black Lives Matter (BLM), definite dai media proteste pacifiche, e le foto degli insurgents seduti nelle stanze del Congresso, etichettate dalla stampa come terrorismo.

Il Presidente Biden è rappresentato come un dittatore o come un terrorista che viene arrestato e ammanettato da un militare statunitense con il volto di Trump.

L’auto-vittimizzazione come attestazione identitaria del popolo trumpiano sottomesso dall’Obey Biden, emerge soprattutto tra cospirazionisti e no-vax, dove le narrazioni servono ad innescare la reazione più dura contro il regime della censura. Il Partito Repubblicano invece è il traditore che ha accoltella alle spalle Trump nel pieno della bagarre elettorale. Quindi, le elezioni presidenziali e il relativo esito divengono il Grand Theft Election, nella gamificazione memetica pro-Trump, il più grande raggiro della storia, che condurrà ad una reazione dalla portata inimmaginabile. Infatti, nei memi decorati con aquile, rune ed altri simboli nazisti, in cui le SS in parata con le maschere antigas sono considerati semplicemente Ribelli e si ricorda che la Tempesta sta arrivando!. Tutto ciò, mentre Pepe The Frog afferma che il multiculturalismo è come il genocidio, e il femminismo è un cancro. Nell’illusione memetica, i piani si confondono, le emozioni si accendono, trascendono, vengono condivise, socializzate.

Sono proprio queste, sin dall’inizio, a “sostenere” l’immaginario del movimento MAGA che, dopo il risultato elettorale, ha progressivamente potenziato la campagna di personalizzazione intorno a Trump, attraverso memi simbolicamente connotati da un certo misticismo. Qui l’iconografia biblica si fonde con gli screenshot dei videogiochi per rappresentare simbolicamente il conflitto manicheo in atto, che si concluderà con la vittoria finale di Trump sul Male.

Il meme e il merchandising sono due elementi funzionali all’identità di gruppo. Viene venduta la moneta con l’effige di Trump ed al contempo viene deriso Biden, attraverso la realizzazione grafica di uno Zero Cents con il suo volto. La delegittimazione del neo-Presidente è appena cominciata.

Intanto, l’onda memetica si abbatte sui media perché i socialisti radicali delle fake news e Big Tech hanno rubato le elezioni. Dopo il deplatforming subito dalla community estremistica pro-Trump ad opera di Twitter, l’odio nei confronti delle piattaforme, e del sistema dei media in generale, cresce. Twitter, YouTube, Google e Facebook vengono rappresentati come l’Asse del Male.  Dopo la chiusura di Parler, lo slogan Boycott Big Tech viene ampiamente memizzato. Le stelle della bandiera cinese sono sostituite dagli uccellini di Twitter, su cui si ironizza incessantemente, rivendicando la scelta di lasciare la piattaforma e migrare in Parler e Gab, come rappresentato nel celebre meme in cui una vettura sull’autostrada di Twitter, sterza all’ultimo per prendere l’uscita in direzione Parler.

Si ha la percezione di vivere in un mondo in cui i CEOs delle Big Tech sono gerarchi nazisti che tramano alle spalle del popolo. I nazisti erano soliti chiamarlo ‘controllo dell’informazione’. Oggi, loro lo chiamano ‘fact checking’ è uno degli slogan più utilizzati. Ci si domanda, inoltre, se le Big Tech chiudono le piattaforme, le app e i siti, perché dobbiamo avere ancora il Child Porn?.

In merito al deplatforming, vi è da precisare che, pur contribuendo alla mitigazione della minaccia sul breve termine, se non altro sul piano organizzativo e tattico-operativo, non si ritiene che nel medio/lungo termine possa rappresentare un utile strumento di contenimento e/o “intertizzazione” della minaccia. Questo in perché genera una migrazione e riposizionamento all’interno di una o più piattaforme social, rafforzando l’identità e la coesione di gruppo nell’identificazione in quanto “comunità dei rifiutati”. Inoltre, tale azione censoria infonde nuovo vigore argomentativo al Memetic Warfare, consentendo l’ulteriore disseminazione ai fini di assimilazione e attestazione di preesistenti false congetture e cospirazioni. Infine, ciò può facilitare quello che definisco frogging, ossia letteralmente il saltare da una piattaforma all’altra – come una rana nello stagno da una foglia di ninfea all’altra – creando traiettorie distrattive anche attraverso modalità ibride di comunicazione, come ad esempio, solo per citarne alcune, l’integrazione di game-chatting  e microblogging, di imageboarding e live streaming o cross-chatting. In merito, occorre precisare che, in modo meno sofisticato, dette modalità di distrazione risultano già utilizzate nella criminalità organizzata e nel terrorismo.      

Fine della seconda parte. Il prossimo capitolo: “Policefalia Memetica”

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