Movimento 5 Stelle, Partito democratico, Forza Italia e Italia Viva non sono usciti benissimo dalla crisi del Conte II e l’inizio del governo Draghi. C’è un solo leader che ha vinto, pur se nel nuovo esecutivo la forza del suo partito avrebbe potuto essere maggiore. E costui è Matteo Salvini. La bussola di Corrado Ocone

Sarà un governo anche dei partiti, non solo tecnico, quello che inizia il suo corso alle Camere questa settimana, ma i partiti, chi più chi meno, tranne uno, escono con le ossa rotte dalle vicende che hanno portato al suo insediamento. Le convulsioni del Movimento Cinque Stelle sono fin troppo evidenti, documentate, esplicite persino. Con Alessandro Di Battista che sembra già fuori e tanti deputati che per il momento non lo sono ma che non voteranno la fiducia a Draghi. La “discesa a Roma” di Beppe Grillo è sembrata tanto opportuna per la coesione del movimento, quanto inappropriata nello stile e nelle dichiarazioni e sostanzialmente vana nei risultati.

Ma anche il Pd non sta troppo bene. È vero che, forte delle sue credenziali “europeiste”, o del fatto di avere una strutturazione che altri non hanno, e anche una sponda forte nel deep state, il partito di Nicola Zingaretti anche questa volta ne esce meno male di quanto si potesse pensare. Riuscendo a “piazzare” tre capicorrente nella nuova compagine, e anche il vicesegretario. È altresì innegabile, tuttavia, che politicamente la linea del segretario (“o con Conte o le elezioni”) ne esce non solo sconfitta, ma umiliata. Così come la conventio ad excludendum “anti-sovranista” (“mai con Salvini”) che legava tutte le forze della passata maggioranza, pronte ad appoggiarsi persino ad un Cavaliere “redento” sulla via della “presentabilità” pur di tener fuori l’odiato nemico (e perciò “razzista”, “xenofobo”, “fascista”). Salvini.

La rivolta delle donne è solo uno, quello in questo momento visibile, dei tanti malumori e fronti di contestazione interna che allignano nell’ex partito di Matteo Renzi. Il quale, da parte sua, ha dimostrato le sue grandi qualità politiche e ha anche avuto il coraggio dell’azzardo che è mancato ai suoi ex compagni di partito. E può veramente intestarsi la nascita di questo nuovo governo, come in buona parte era stato per il vecchio. Italia Viva però ne esce drammaticamente ridimensionata. Non solo per lo scarso peso che avrà nel nuovo esecutivo (un solo ministro), ma anche per il venir meno di quella forza di interdizione che la rendeva indispensabile alla tenuta della vecchia maggioranza. Isolato e debole nel governo, il partito di Renzi rischia di esserlo anche nel Paese. La possibilità di aggregazione di un centro moderato sotto la sua leadership si fa più esile dopo la conversione su “posizioni liberali”, e quindi rappresentative dei ceti produttivi e modernizzanti a cui anch’ egli guarda, della Lega di Matteo Salvini.

Bene non ne esce, suppergiù per gli stessi motivi, neanche Silvio Berlusconi. In una “maggioranza Ursula” avrebbe avuto un forte peso contrattuale, e in prospettiva avrebbe attirato dalla sua parte tutta quell’Italia moderata non di sinistra che era il bacino elettorale della vecchia Balena bianca. La “vittoria” di Berlusconi è però “morale”: non solo ha messo ko il “giustizialismo” grillino, ma la sua immagine di statista saggio e ponderato sembra ormai inscalfibile.

C’è in verità, un solo leader che vince pur se nel nuovo governo la forza del suo partito avrebbe potuto essere maggiore (si tratta pur sempre della prima forza politica in Italia). E costui è Matteo Salvini. Vince per il fatto stesso di esserci e per come ha impostato la sua partecipazione, aderendo allo spirito dichiarato del governo e non ponendo veti o condizioni). Ha spiazzato tutti. Ma vince ad una sola condizione: che, continuando a considerare questo governo un mero strumento per “mettere in salvo” l’Italia, anche dando un peso politico ai suoi temi (imprese, turismo, disabilità),  egli, come avvertiva stamane Daniele Capezzone, non cada nelle trappole e nelle provocazioni che i suoi nemici sicuramente gli metteranno sul suo cammino. Perché una cosa è sicura: la lotta politica è solo momentaneamente congelata.

L’augurio è che, raddrizzata e reimpostata la macchina, essa riprenda presto vigore (il che è un bene) ma  non contempli più la delegittimazione morale dell’avversario che ne è stata la cifra finora (il che è sicuramente un male per la democrazia).

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