Nel ritardo culturale dei partiti, Draghi con Gabrielli (007) e Curcio (Protezione civile) sembra andare nella direzione di affidare la responsabilità del piano vaccinale al comparto della sicurezza nazionale. Il commento di Mario Caligiuri, presidente della Società italiana di intelligence

Tranne qualche eccezione, i dati di tutto il mondo dimostrano che la distribuzione dei vaccini presenta dovunque serie difficoltà. Non sono circostanze facili per nessuno e in Italia non facciamo eccezione. Di sicuro c’è bisogno di visione politica che il presidente del Consiglio Mario Draghi, in misura maggiore dei partiti che lo sostengono, sta cercando di imprimere.

Visti i numeri attuali e quelli pregressi, relativi alla app Immuni (con oltre 10,3 di download e meno di 13.000 persone con contagio individuate) e ai banchi a rotelle (che ancora non sono arrivati in tutte le scuole a metà anno scolastico avanzato), i risultati della gestione precedente non sono propriamente incoraggianti.

Certo è che non si possono scaricare tutte intere le responsabilità sulla figura del Commissario straordinario all’emergenza Domenico Arcuri.

Il presidente Draghi in Europa si fa rispettare, mentre in Italia è inevitabilmente costretto a mediare tra tante componenti, non tutte consapevoli e non sempre responsabili. Secondo me, in una materia così delicata, potrebbe essere importante il ruolo del sottosegretario all’intelligence Franco Gabrielli, che unisce diverse competenze: dall’esperienza di responsabile della Protezione civile a quella di capo della Polizia, fino a quelle di direttore del Sisde e dell’Aisi.

Il tema è, infatti, di assoluta rilevanza per la sicurezza nazionale. Occorrono visioni chiare e centralizzate, puntualizzando il ruolo delle Regioni in quanto il modello istituzionale sta dimostrando tutta la sua inefficienza, con conseguenze negative sulla ripresa economica e sociale. Va poi constatato che l’utilizzo dell’esercito e delle forze di polizia ha dato buoni frutti, così come andrebbe meglio impiegata la Protezione civile guidata da Fabrizio Curcio. In questo modo, si accentuerebbero le responsabilità del comparto della sicurezza nazionale nel piano vaccinale. Infatti, non tutte le strutture pubbliche e private concepiscono e realizzano il bene comune, in quanto alcune stanno gestendo la pandemia come un’opportunità per loro stesse e non come un problema della collettività.

Come si può constatare, ancora una volta il tema della sicurezza nazionale è quello principale in questa pandemia. E mi permetto di insistere sul disagio sociale che, soprattutto in alcune aree urbane e in determinati territori, al Sud come al Nord, potrebbe rappresentare un problema rilevante, combinato con le strategie delle mafie che stanno infiltrando sempre di più il tessuto economico e si stanno già organizzando per utilizzare le opportunità del Recovery fund.

Per tale ragione, Draghi intende affrontare la situazione con indirizzi chiari. Va aggiunto, per onestà intellettuale, che in Italia la struttura burocratica e i vincoli legislativi sono quelli che sono, chiunque governi.

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