Roma pare proprio sfuggita dai radar. Il governo non ne parla, e la sindaca Virginia Raggi dichiara che otto o dieci miliardi sarebbero assolutamente insufficienti. Sebbene non si comprenda dove abbia ricavato quella cifra, l’aspetto più preoccupante rimane la sterilità del dibattito. L’intervento di Tobia Zevi

Il centocinquantesimo anniversario dall’istituzione della Capitale è trascorso nella sostanziale indifferenza: una piccola manifestazione davanti a Montecitorio; qualche articolo di circostanza; una seduta straordinaria dell’Assemblea Capitolina certamente utile e partecipata, ma anche abbastanza ripetitiva nelle proposte.

Quanto al Recovery Plan, Roma pare proprio sfuggita dai radar. Il governo non ne parla, e la sindaca Virginia Raggi dichiara che otto o dieci miliardi sarebbero assolutamente insufficienti. Sebbene non si comprenda dove abbia ricavato quella cifra, l’aspetto più preoccupante rimane la sterilità del dibattito: come pensiamo che la Capitale sia tra le priorità del Governo, se l’Amministrazione di Roma ha dedicato ai fondi europei la Memoria di Giunta del 28 agosto 2020, un vero e proprio monumento all’insipienza amministrativa e all’incapacità di progettare il futuro sulla base di una visione? Senza una gerarchia di interventi, perché l’Europa dovrebbe pagare la nostra confusione?

In tutto ciò, a Roma si dovrebbe votare tra poche settimane, come anche a Milano, Torino, Bologna, Napoli e varie altre città. Nonostante la pandemia, sarebbe logico aspettarsi un grande dibattito sul futuro della città post-Covid, un’intensa elaborazione tecnica relativa al Next Generation Eu e un proliferare di programmi e candidati. Niente di tutto questo. Da quasi un anno ho annunciato la mia candidatura e denuncio l’urgenza di occuparsi del futuro di Roma, ma la sensazione è quella di predicare nel deserto.

Ora è arrivato il governo guidato da Mario Draghi. E con lui, l’interrogativo sul futuro dell’alleanza PD-M5S-LeU, con tanto di inter-gruppo parlamentare e cronache di Giuseppe Conte tra l’Università di Firenze e Marina di Bibbona. Sembra che anche la Giunta della Regione Lazio sia sul punto di accogliere esponenti del Movimento 5 Stelle, a partire da Roberta Lombardi acerrima avversaria di Virginia Raggi.

Non ho competenze per quanto riguarda le alchimie politiche nazionali. Ma vorrei provare a elencare quelli che a mio giudizio sono i tratti fondamentali di qualunque azione politica del centro-sinistra a Roma:

1) Agire in fretta. Recuperare un rapporto con la città che sta soffrendo le conseguenze economiche e sociali del Coronavirus. Elaborare una visione di futuro che abbia lo sguardo alto ma anche tanta concretezza nei progetti da realizzare.

2) Indire le primarie del centro-sinistra, con regole e data certe. Sono uno strumento di dialogo con la città, di allargamento delle forze e di definizione della squadra e del programma di governo. La partecipazione va incoraggiata: se si pensa di prendere decisioni nel chiuso di qualche ufficio si otterrà l’unico risultato di far vincere la destra, oppure Virginia Raggi.

3) Opposizione dura a Virginia Raggi. Trovo perfettamente lecito che la sindaca uscente si ricandidi, ma è altrettanto necessario che l’opposizione faccia il proprio mestiere, e spieghi con chiarezza ai cittadini romani il fallimento di questi cinque anni.

4) Costruire il rapporto tra popolo del centro-sinistra e popolo dei Cinque Stelle partendo dal basso, e non dai gruppi dirigenti. Qualunque fusione a freddo – ma davvero la storia di questi anni non ci ha insegnato niente? – favorirà la destra e produrrà mostri nei costumi politici. La sfida che abbiamo davanti è invece necessaria e ambiziosa: costruire un’alleanza civica, sociale e politica che riaccolga nel centro-sinistra due categorie di delusi: i “fondatori” del PD che non vogliono più saperne, e chi votò Raggi nel 2016 indignato per l’assurda cacciata di Ignazio Marino. A loro dobbiamo rivolgerci se vogliamo riconquistare il Campidoglio, e non ai gruppi dirigenti che nel frattempo hanno prodotto ulteriori delusioni.

Torniamo per strada, con umiltà. Siamo in ritardo ma possiamo ancora vincere, e rilanciare da Roma una nuova stagione di sviluppo sostenibile, crescita economica ed equità sociale. Non c’è tempo da perdere.

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