Un nuovo paradigma di sviluppo ecologico e sostenibile: il Societing 4.0. Ecco su quali elementi si fonda questo paradigma. Pubblichiamo un estratto dal volume “Societing 4.0: Oltre il marketing. Una via mediterranea per la trasformazione digitale al tempo della pandemia”, (Egea) di Alex Giordano, docente di Marketing e Trasformazione Digitale presso il Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università degli Studi di Napoli Federico II

L’Italia è conosciuta a livello internazionale come il Paese delle eccellenze (il design, la moda, la meccanica e l’enogastronomia) ma quanto può reggere un modello economico basato sulle eccellenze nell’epoca post-Covid? (…) Come affrontare una situazione dove il futuro non è semplicemente rischioso ma è radicalmente insicuro, impossibile da immaginare e da prevedere? La risposta non può che essere quella di cercare di realizzare sistemi economici e sociali che siano resilienti, o addirittura anti-fragili.

(…) La ‘strategia delle eccellenze’ è una filosofia di sviluppo economico che rimane fermamente legata alla domanda globalizzata, che dipende da una iper-specializzazione produttiva e che scommette principalmente sull’alto valore aggiunto e sul plus del valore simbolico. (…) Allo stesso tempo le ‘eccellenze’, sono per definizione delle eccezioni e, anche se raccontano di una qualità diffusa, testimoniano la mancanza di una strategia di sviluppo che miri al livello sistemico: la mancanza di un piano industriale. (…) Che futuro immediato possiamo intravedere per le eccellenze italiane?

Partiamo da un dato di fatto: il cambiamento post pandemico porterà, in parte, un’enfasi sulla rilocalizzazione generando delle economie locali e regionali animate da una più grande varietà di attività produttive e capaci in questo modo di gestire interruzioni e disturbi al livello globale. Tali processi di rilocalizzazione saranno spinti in parte dalle dinamiche stesse dell’economia globale. Questo perché, come prevedono anche gli analisti che osservano le dinamiche produttive industriali, la globalizzazione spinta degli ultimi anni tenderà a rallentare o addirittura a ritirarsi e le politiche economiche potranno cogliere questa occasione per stimolare la creazione di economie locali più diversificati e più sostenibili dal punto di vista ecologico.

(…) Un’economia che sia resiliente dovrà implicare una più grande diversità delle attività produttive presenti sul territorio. (…) A lungo termine la resilienza deve essere per forza anche ecologica. A questo fine gli investimenti pubblici per la ripresa potrebbero essere indirizzati verso una conversione dei sistemi di produzione industriale e agricola, di trasporto e soprattutto di produzione energetica più adeguati alla capacità di portata dell’ecosistema e le tecnologie 4.0 come Big Data e Internet of things potrebbero essere utilizzate per potenziare un’economia più circolare dove la tracciabilità di prodotti e scarti renda più facile il loro utilizzo e soprattutto dove possano nascere.. nuove opportunità di business.

(…) La nostra crisi è dunque una crisi di immaginazione: il paradigma consumistico non solo non può contenere la nuova produttività che risulta da processi produttivi computerizzati, ma non è più sostenibile da un punto di vista energetico ed ambientale. Per andare avanti dobbiamo ripensare tutto in modo radicale, non possiamo aspettarci che il futuro possa essere come il passato.

(…) In questo pamphlet ci siamo lasciati andare ad un certo ‘soluzionismo’ – per usare il termine critico elaborato di Evgeny Morozov – e abbiamo provato a ragionare come se le buone idee da sole potessero veramente cambiare il mondo a prescindere dalla complessità politica e sociale che circonda la loro implementazione. (…) Abbiamo deciso di seguire la richiesta di immaginazione radicale necessaria nei nostri tempi e proponiamo un nuovo paradigma di sviluppo ecologico e sostenibile: il Societing 4.0. Questo paradigma si fonda su alcuni elementi-chiave:

– la tecnologia può essere: l’occasione per un sistema produttivo più sostenibile; il sistema di co-creazione di soluzioni possibili; il facilitatore delle connessioni che consente all’agire degli innovatori (anche neo-rurali) di essere iperlocale e diffondersi nell’infosfera;

– l’innovazione tecnologica e l’innovazione sociale devono essere parte dello stesso processo. Inoltre i cambiamenti e le trasformazioni richiedono la creazione di ponti (di conoscenza e di senso) tra la tradizione e le visioni nuove;

– le comunità sono uno spazio di opportunità, non necessariamente legate ad un territorio specifico, nel senso che le nuove comunità vanno viste come un intreccio di conversazioni cui le persone partecipano in modo diversi, scegliendo dove, come e per quanto tempo allocarvi le proprie risorse (di attenzione, competenze, disponibilità relazionale), stiamo parlando di comunità intenzionali.

In questo modello vengono privilegiati sistemi aperti (open software, open data e anche ricerca partecipata), modalità che, a nostro avviso, favoriscono processi socioeconomici maggiormente sostenibili e redistributivi. L’idea è che i sistemi aperti favoriscano lo sviluppo di nuove forme di valore per i singoli e le comunità. L’interazione delle comunità all’interno dei sistemi aperti può produrre nuova intelligenza collettiva utile per immaginare e realizzare soluzioni, con impatti sociali, ambientali ed anche economici positivi.

È Possibile seguire il progetto sul sito www.societing.org 

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