Il radar di Swg si è concentrato questa settimana sulla risposta dei cittadini al nuovo dicastero guidato da Roberto Cingolani. Le aspettative nei confronti del ministero risultano elevate. I giovani sono i più ottimisti. Ma l’impegno per le tematiche ambientali deve essere di tutti

La nascita del governo Draghi ha dato l’avvio a una nuova centralità del dibattito ambientale in Italia. Un punto che è diventato determinante per la formazione del governo, grazie anche all’input del M5S che aveva suggerito in fase di consultazioni un super ministero creato dalla fusione del ministero dell’Ambiente e quello dello Sviluppo Economico, come è stato fatto in Francia, Spagna, Svizzera e Costarica ad esempio.

Con la formazione definitiva dell’esecutivo il nuovo ministero della Transizione ecologica è stato affidato a Roberto Cingolani, dal 2019 Chief Technology & Innovation Officer di Leonardo, e con esperienze nei maggiori centri di ricerca in Usa, Giappone e Germania.

Ma adesso che il dicastero esiste cosa ne pensano gli italiani? Cosa si aspettano da questo nuovo ruolo istituzionale?

Swg con il suo radar settimanale ha indagato proprio sulla risposta dei cittadini al nuovo ministero della Transizione ecologica che sembra avere portato una ventata di ottimismo.

Infatti, la maggior parte degli intervistati ritiene che possa innescare conseguenze positive, su economia, qualità della vita e del territorio l’operato del nuovo ministro. I più ottimisti si riscontrano nella fascia d’età 18-24 anni. Non manca però uno scetticismo che riguarda maggiormente gli ostacoli sul percorso che potrà trovare il nuovo ministero, individuati soprattutto dalle lobby dei grandi produttori di energia che potrebbero ostruirne i compiti.


L’impegno però per contrastare e ridurre le emissioni di Co2 deve essere di tutti secondo la maggior parte degli intervistati. Ma se da una parte attori privati e attori pubblici devono dare il loro contributo, nei giovani è forte il pensiero che maggiore sforzo debba essere fatto dal governo, con un 37% che ritiene debba essere l’esecutivo il più coinvolto a ridurre drasticamente l’anidride carbonica.

E riguardo il raggiungimento di zero emissioni di CO2 nel 2050, il 52% ritiene che ogni nuova riforma dell’azione di governo deve tener conto della sostenibilità ambientale. Un cambio di passo che viene sentito molto dagli elettori del M5S e del Pd. Mentre gli elettori della Lega ritengono più efficace “definire pochi interventi con un forte impatto positivo sulla sostenibilità ambientale”.

Quali interventi poi si possono ritenere più efficaci?

In ordine di preferenza degli intervistati, nuove piantumazioni, industria sostenibile, energia rinnovabile, riduzione di pesticidi, decarbonizzare e modernizzare le industrie ad alta intensità energetica (es. acciaio e cemento) e incentivare l’uso di metodi di costruzione efficienti dal punto di vista energetico.


Infine, interessante è stata la risposta su quali partiti potrebbero interpretare al meglio le politiche della transizione ecologica. Il Movimento 5 Stelle conquista il 27% e i Verdi il 26%, il Pd il 18%. Tematiche quindi che vengono viste più di “sinistra”, mentre i partiti di centrodestra hanno su questo fronte, secondo i cittadini ascoltati dal radar, un ruolo di secondo piano, con la Lega che si attesta al 12% e FdI al 9%.

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