13 minuti che passeranno alla storia. L’irruzione al Congresso del 6 gennaio, tra violenza e follia collettiva, sovrapposta alle dichiarazioni infuocate di Trump

È cominciato il secondo processo di impeachment all’ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. L’accusa è di avere incitato i suoi sostenitori a irrompere a Capitol Hill lo scorso 6 gennaio. Dopo quattro ore di discussione, sei repubblicani si sono uniti ai 50 democratici favorevoli a procedere.

Con il voto del Senato, l’accusa ha superato uno dei primi scogli per avviare il processo a un ex presidente. Ma ora la pubblica accusa della Camera, guidata dal deputato Jamie Raskin, dovranno persuadere i due terzi del Senato a condannare Trump per incitamento all’assalto armato a Capitol Hill.

La strategia dell’accusa è stata aperta con la presentazione di un video scioccante, nel quale si sovrappongono le dichiarazioni di Trump con le immagini dei sostenitori che irrompono nel palazzo del Capitol Hill.

Il video è una dimostrazione del carattere straordinario (e molto social) del processo politico. “C’è gente che è morta quel giorno. Agenti che sono finiti con ferite in testa e danni cerebrali – ha sottolineato Raskin durante la presentazione -. Senatori, questo non può essere il nostro futuro. Questo non può essere il futuro degli Stati Uniti”. Per l’accusa il processo si basa su fatti “concreti e solidi”. “Se questi fatti non sono soggetti a processo, allora nulla lo è”, ha aggiunto.

Il video dura più di 13 minuti e mostra momenti della rivolta molto dettagliatamente. Si possono vedere un poliziotto schiacciato contro una porta, urlante di dolore; legislatori e giornalisti che scappano, cercando di mettersi al riparo e un agente della polizia che cerca di guidare i rivoltosi lontano dal piano non protetto del Senato.

“Non riprenderai mai il nostro Paese essendo debole. Devi mostrare forza”; “Vai a casa, ti vogliamo bene. Sei molto speciale”; “Vi amiamo”, sono alcune delle frasi di Trump riguardo ai manifestanti riprese nella clip. Ma per la difesa le persone che hanno fatto irruzione al Campidoglio sono solo delinquenti, che il presidente non avrebbe potuto guidare.

“Quello che abbiamo vissuto quel giorno, quello che il nostro Paese ha vissuto quel giorno, è il peggior incubo degli estensori che prende vita – ha dichiarato il membro del Congresso, Joe Neguse, da quanto si legge sul New York Times-. I presidenti non possono infiammare l’insurrezione nelle loro ultime settimane e poi andarsene come se niente fosse, eppure questa è la regola che il presidente Trump ci chiede di adottare”.

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