La deadline trumpiana del 1° maggio per il ritiro delle truppe Usa dall’Afghanistan si avvicina. Ma Biden ci sta pensando. Ecco quale ruolo che può giocare l’India

Con l’accordo di pace che i Talebani hanno concordato precedentemente con l’amministrazione Trump, gli Stati Uniti dovranno organizzare il ritiro delle truppe dall’Afghanistan entro i primi di maggio. I Talebani sono pronti a riprendere il potere anche con le armi: invece di andare in ferie, i soldati hanno cominciato a circondare importanti insediamenti urbani. Il portavoce dei Talebani è molto attivo e mette in guardia sul futuro: ci saranno gravi conseguenze se le truppe americane non lasciano l’Afghanistan, la tomba degli imperi, il 1° maggio.

Dagli accordi di Doha, firmati tra gli Stati Uniti e i Talebani a febbraio dell’anno scorso, non è stata ancora fornita nessuna indicazione pratica su come dovrà essere gestito il Paese dal governo afghano e i Talebani quando gli americani lasceranno il territorio. Finora l’unica soluzione è quella di creare un governo di transizione congiunto per sei mesi e poi andare alle elezioni, proposta rifiutata dal Presidente Ashraf Ghani. Se anche il patto con gli americani ha messo fine alla violenza dei Talebani contro le truppe occidentali, quello che va da febbraio 2020 a oggi è stato forse uno dei periodi più sanguinosi che il Paese abbia conosciuto, specialmente per le truppe afghane e i civili.

RUSSIA, LA MEDIATRICE

L’occupazione dell’Unione Sovietica dell’Afghanistan nel 1979, durata 10 anni, ha segnato uno dei punti di svolta della Guerra fredda. È stata anche la causa della formazione dei mujahideen e dell’eventuale guerra civile che ha portato l’Afghanistan a questo punto. Ora Mosca, ancora di più dopo il ritiro dichiarato da Donald Trump, è diventata la mediatrice nella questione afghana, ospitando un summit di un giorno tra il governo afghano e i Talebani per cercare di ottenere la pace. Gli Stati Uniti, la Cina e la Russia, la cosiddetta “troika” con il Pakistan, hanno cercato di trovare una via di mezzo. Quello che è chiaro è che Mosca ha scelto attentamente gli invitati (solo una donna era presente tra i delegati). I membri del governo afghano sono stati tratti in modo squallido e con l’insistenza del Pakistan e il supporto della Cina, l’India è stata esclusa dalla conferenza. Storicamente l’India ha sempre avuto un ruolo importante in Afghanistan e, a parte gli Stati Uniti, continua a essere l’unica democrazia laica che cerca di conservare i valori di libertà e di protezione dei diritti delle donne. Il Paese ha anche diversi investimenti e progetti umanitari in ballo e ottimi rapporti con i membri del governo afghano e la politica laica afghana. Le tensioni tra America e Cina e il ravvicinamento tra l’India e gli Stati Uniti stanno creando fratture importanti nei rapporti storici tra Nuova Delhi e Mosca, che ora si sta appoggiando a Pechino.

I PROBLEMI AMERICANI

La guerra in Afghanistan è durata 20 anni ed è costata più di 2,5 trilioni di dollari e più di 2.500 vite americane. Afghanistan rimane un caso irrisolto e invincibile, come suggerisce il suo nomignolo, “tomba degli imperi”. Già gli inglesi non riuscirono a catturare Kabul nell’Ottocento in seguito al ritiro sovietico dopo 10 anni di guerriglia urbana contro i mujahideen, oggi gli Stati Uniti e la Nato hanno enormemente bisogno di uscire presto da questo teatrino. Ma uscire senza un giusto accordo tra le fazioni afghane significa automaticamente regalare il Paese ai Talebani, che sono pronto a prendere il potere con la forza, approfittando della partenza dei soldati occidentali. Se fosse ostacolato in quest’impresa, sarebbe un vero massacro delle forze del governo. l’Afghanistan tornerebbe ad essere un centro per la crescita di oppio e droga, con un governo medievale che vuole tornare a implementare la loro versione di legge Islamica, la sharia.

L’emirato dell’Afghanistan è una camera oscura per qualsiasi valore di libertà al quale si possa pensare, un posto dove le donne non hanno diritti dove non possono né andare a scuola men che meno lavorare. Una società chiusa e arretrata che fa comodo al Pakistan che ha sempre appoggiato i Talebani tramite i loro servizi segreti, l’Interservices intelligence. Con il Pakistan al comando, le risorse naturali dell’Afghanistan sarebbero completamente a disposizione della Cina, finalmente senza avere a che fare con la concorrenza occidentale e conseguenze ambientali. Però per Biden e il suo segretario di Stato, Antony Blinken, il problema è proprio l’accordo firmato da Trump a Doha, che non lascia tanto margine di azione o di fuga.

L’INDIA: L’ALLEATO SEMPRE PRESENTE

Geograficamente e politicamente, l’India è il nuovo partner preferito della Casa Bianca. Con una frontiera fisica con la Cina e il Pakistan e un rapporto storico con le forze democratiche in Afghanistan, l’India non ha solo interesse nel mantenere la sua stabilità “democratica”, ma crede fondamentale anche mantenere integra la sua sicurezza. Il rapporto storico con la Russia aiuta l’India a contrastare l’agenda Pakistan-Cina, riuscendo così a tenere a bada i Talebani e altre forze estremiste tipo Al Qaeda e l’Isis, molto presenti nella zona. L’India ha anche ottimi rapporti con altri vicini, come il Tajikistan dove ha una base aerea, che per anni alimentava l’Alleanza del Nord contro i Talebani durante la guerra civile. Seguendo la dottrina “Connected Central Asia”, l’India ha coltivato amicizie preziose in zona in questi ultimi anni.

Per tutti questi motivi, Blinken ha tirato dentro l’India all’ultimo momento, organizzando una seconda conferenza in Turchia, con la presenza dell’India. Dopo il blitz asiatico assieme al segretario della difesa Lloyd Austin, Blinken è rientrato negli Stati Uniti per l’incontro con la delegazione cinese. Austin, invece, si è fermato a Nuova Delhi per incontrare il suo omonimo Rajnath Singh e il presidente Narendra Modi. Poi si è diretto a Kabul, dove ha incontrato un po’ a sorpresa al presidente Ghani e altri membri del governo. Quello di Austin è stato il primo viaggio di un membro dell’amministrazione Biden a Kabul, subito seguito dalla visita del ministro degli Affari esteri afghano Haneef Atmar a Nuova Delhi. Dopo gli incontri bilaterali con l’omologo, S Jaishakar, ha stretto la mano al consigliere per la sicurezza nazionale Ajit Doval, che aveva fatto una visita di basso profilo a Kabul a gennaio 2020.

LE PREOCCUPAZIONI DEI GOVERNI AFGHANO E INDIANO

Atmar ha dichiarato che l’India deve per forza avere un ruolo importante nel nuovo piano di pace e riconciliazione del presidente Ghani in Afghanistan. Doval e il presidente Ghani spingono per andare alle elezioni entro sei mesi se i Talebani concordano un coprifuoco con il governo. A quel punto Ghani sarebbe disposto a cedere il potere al nuovo governo eletto. Questo piano però va contro la proposta americana inviata da Blinken tramite una lettera a Ghani trapelata alla stampa, dove suggerisce un governo interim di sei mesi “condiviso” con i Talebani.

“L’India ha legittimi interessi nella pace e nella sicurezza dell’Afghanistan e stiamo cercando di scavare un ruolo maggiore per l’India”, ha detto Atmar ai giornalisti al termine della sua riunione con Jaishankar. “Stiamo negoziando per assicurarci che l’Afghanistan non diventi un rifugio sicuro per i terroristi internazionali che sono desiderosi di trasformarlo non solo nel loro campo di battaglia, ma in un rifugio sicuro incluso, sfortunatamente, anche contro l’India. Quindi, l’India ha un ruolo non solo in Afghanistan, ma anche con altri partner regionali e internazionali”, ha aggiunto.

IL MOMENTO DELLA VERITÀ

Coinvolgere l’India sembrava solo un desiderio americano, ma ora lo è anche del governo afghano. Tutti i due sono messi con le spalle al muro, gli Stati Uniti hanno le mani legate per l’accordo firmato da Trump con i Talebani, mentre il governo afghano risulta incapace di uscire dalla logica di gruppo barbarico, che ha causato nient’altro che distruzione e terrorismo nel Paese. Nel caso Biden decidesse di non ritirare le truppe il 1° maggio, entrambi sanno che ci saranno ripercussioni violente da parte dei Talebani, forse con l’appoggio proprio del Pakistan e della Cina.

Nel peggiore dei casi in cui la violenza avrà la meglio in Afghanistan, l’America e la Nato avranno bisogno dell’intervento dell’India. Forse Biden crede che l’alleanza indiana con i russi sia abbastanza solida, in tal modo l’India riuscirebbe a giocare la carta di mediatrice per ottenere la pace, contrastando i Talebani. Sarebbe un grande risultato in questo momento difficile, che darebbe più tempo alla squadra di Biden per trovare una soluzione che gli permetta di rinnegare l’accordo voluto dall’ex presidente Trump.

Rimane che l’immagine dei Talebani al governo sia terribile presagio di tempi oscuri per il Paese, soprattutto per i diritti delle donne e delle minoranze afghane. Un Paese dove la prima generazione di bambine sta ora iniziando ad andare a scuola, sarà di nuovo rimandata all’età della pietra con i Talebani al potere. Le terre afghane tornerebbero a essere il campo per l’addestramento e rifugio per terroristi ed estremisti, facendo precipitare il Sud Asia e l’Asia centrale in un abisso di violenza.

L’impegno indiano per favorire lo sviluppo dell’Afghanistan è notevole. Investimenti di più di 5 miliardi di dollari, donazioni di vaccini contro il Covid-19 e concessioni di vario tipo per incentivare la ricostruzione del Paese lacerato. Nuova Delhi ce la mette tutta per tenere saldo il governo democratico al potere, desiderio certamente condiviso dalla squadra di Biden. Modi rappresenta l’ultima spiaggia per Ghani, ma sembra che molto presto anche Blinken dovrà corteggiare Nuova Delhi per uscirne indenne.

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