I toni più concilianti con l’Europa portati da Biden segnano la prima grande intesa: guerra commerciale sospesa sull’aviazione civile. Sorridono Boeing e Airbus, alle prese con la crisi più grave per il trasporto aereo dalla seconda guerra mondiale. Ma è solo il primo passo. Dagli Usa si cerca un’intesa più ampia su Big Tech, per una coalizione anti-Cina e Russia

Ha l’aria di evento storico per l’aviazione civile (e non solo) l’accordo raggiunto nel pomeriggio tra Stati Uniti e Unione europea. Il colloquio tra Ursula von der Leyen e Joe Biden mette fine (per quattro mesi) alla guerra commerciale innestata dalla diatriba sugli aiuti di Stato ai due colossi del trasporto aereo: Airbus e Boeing. È però solo “il simbolo di un nuovo inizio”, destinato ad allargarsi alle Big Tech e a seguire la spinta americana per una colazione che faccia fronte all’ascesa della Cina e alla sempre presente sfida russa.

L’INTESA

“Come simbolo di questo nuovo inizio, con il presidente Biden abbiamo deciso di sospendere tutte le nostre tariffe imposte nel contesto delle controversie Airbus-Boeing, sia su prodotti aerei che non, per un periodo iniziale di quattro mesi”, ha spiegato la von der Leyen. “Entrambi ci siamo impegnati a concentrarci sulla risoluzione delle nostre controversie sugli aeromobili, sulla base del lavoro dei nostri rispettivi rappresentanti commerciali”. E aggiunge: “questa è un’ottima notizia per le imprese e le industrie su entrambe le sponde dell’Atlantico e un segnale molto positivo per la nostra cooperazione economica negli anni a venire”.

LA GUERRA

Difatti, l’intesa (seppur per una sospensione di quattro mesi), mette fine a un contenzioso lungo sedici anni, proceduto su due cause parallele al Wto, presentate entrambe nel 2004, da quando l’allora numero uno di Boeing Harry Stonecipher iniziò a premere in modo forte sui finanziamenti statali concessi da Francia e Spagna per sviluppare la gamma Airbus. La prima causa (DS 316) si è chiusa definitivamente a ottobre del 2019, con l’Organizzazione mondiale del commercio a dare ragione al campione americano, dichiarando dunque illegali gli aiuti di Stato concessi ad Airbus e autorizzando gli Usa a imporre dazi per 7,5 miliardi di dollari (la richiesta era di 25) sul Vecchio continente, la sanzione massima nella storia del Wto. La seconda disputa (DS 353) si è chiusa a ottobre, con esito simile, ma in senso contrario per un valore 4 miliardi di dollari. Come notava l’esperto Gregory Alegi, rappresentava “più che altro un invito al prossimo presidente degli Stati Uniti”. Difatti, mentre le dispute al Wto si trasformavano in dazi, sul mondo del trasporto aereo è piombata la crisi da Covid-19.

VERSO UN NUOVO ACCORDO?

Da anni a fronteggiarsi su aiuti di Stato, Airbus e Boeing si sono così ritrovati a chiedere supporto ai rispettivi governo, mentre la situazione critica in tutto il mondo faceva presagire la possibilità di giungere a un nuovo accordo sulla tassazione tra le due sponde dell’Atlantico. Segnali distensivi non sono mancati. Già un anno fa, Boeing annunciava la promozione di un progetto di legge (che ha poi ricevuto sostegno bipartisan) finalizzato a far cessare le detrazioni fiscali in vigore dal 2003 per l’industria aerospaziale, poi ulteriormente allargate nel 2013, al centro delle accuse dell’Unione europea. A luglio, Airbus ha annunciato di aver concordato con i governi di Francia e Spagna le modifiche ai contratti che sono stati alla base della sentenza sulla disputa DS 316 del Wto. Più di recente, nella prima telefonata con Biden, è stato Emmanuel Macron a tentare l’allungo, proponendo di eliminare i dazi.

LA QUESTIONE TECNOLOGICA

Biden ha però scelto il contesto dell’Ue, e già questo è un segnale di un approccio che mira a superare i confini (già ampi) del trasporto aereo. Che l’orizzonte del nuovo dialogo tra le due sponde dell’Atlantico sia più ampio dell’aviazione civile lo spiega il tweet della presidente della Commissione, che inserisce la costituzione di un “Trade and Tech Council” tra le priorità del dialogo tra Europa e Stati Uniti. Servirà ad “affrontare le sfide dell’innovazione”, ha detto von der Leyen. “Considero questo il forum chiave per costruire la nostra alleanza tecnologica transatlantica”. Il tema è sensibile.

LA DISCORDIA

A dicembre la Commissione europea ha presentato due provvedimenti, il Digital Services Act (Dsa) e il Digital Market Act (Dma), da molti ritenuti a tutti gli effetti la ricerca di una “terza via” nel confronto tecnologico tra Cina e Stati Uniti, promettendo di innescare una vera e propria battaglia legale con la Silicon Valley. Il pacchetto di regole sul mercato digitale ridefinisce i rapporti con i colossi americani, chiamati a rispondere a prescrizioni molto più severe, dalla concorrenza alla condivisione dei dati raccolti in rete. Oltre che economica, la partita è geopolitica, legata all’interpretazione che l’Europa vuole dare della sua “autonomia strategica”, concetto ormai al centro del dibattito continentale.

VISIONI A CONFRONTO

Le parole di oggi tra Biden e von der Leyen sembrano tracciare una percorso di dialogo più che rafforzato, seguendo un’interpretazione dei provvedimenti Ue che anche l’Italia ha fatto sua: un rafforzamento del Vecchio continente all’interno del quadro occidentale, dunque inseparabile dall’alleato d’oltreoceano. È la lettura che piace evidentemente a Washington, desiderosa di rilanciare i rapporti con gli alleati nella sfida a tutto tondo con la Cina. Il punto è strategico, e ciò è evidente dalle stesse parole di von der Leyen: “Abbiamo deciso di intensificare la nostra cooperazione come partner affini e di sostenere la democrazia, la stabilità e la prosperità sullo sfondo di un ambiente internazionale in rapida evoluzione”. Di più: “Lo faremo in stretta collaborazione con la Nato, condividendo una visione strategica della Russia”.

TRA VACCINI E CLIMA

Certo, al primo posto dell’agenda resta la lotta alla pandemia: “L’Ue e gli Stati Uniti sono i principali produttori di vaccini e abbiamo un forte interesse a lavorare insieme per il buon funzionamento delle catene di approvvigionamento globali”. Von der Leyen ha dunque recapitato a Biden l’invito per il 21 maggio a Roma, quando la presidenza italiana del G20 ospiterà con la Commissione europea il Global Health Summit: “Abbiamo deciso di impegnarci sulla questione prima della Cop26 a Glasgow”, altro appuntamento che vede la presidenza dell’Italia, congiunta al Regno Unito.

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