Con un comunicato conciso e pieno di riferimenti agli Stati Uniti, il ministero della Difesa cinese ha reso noto il budget per il 2021: 209 miliardi di dollari, +6,8% rispetto allo scorso anno. Il Dragone ci tiene a evidenziare le differenze di bilancio sugli Usa, ma se si considera il potere d’acquisto, i dati prendono un’altra piega

“Solo” 209 miliardi di dollari, +6,8% rispetto allo scorso anno. È il budget militare cinese per il 2021, reso noto oggi da un comunicato in lingua inglese del ministero della Difesa di Pechino. Comunicato conciso e pieno di riferimenti agli Stati Uniti, nei confronti dei quali il Dragone ci tiene a evidenziare le differenze di bilancio.

IL COMUNICATO

“Il budget annuale della Difesa della Cina manterrà una crescita a cifra singola per il sesto anno consecutivo, aumentando del 6,8% nel 2021”. Sarà dunque pari a 1,35 bilioni di yuan, circa 209 miliardi di dollari, “un quarto di quello degli Stati Uniti, pari a 740,5 miliardi per il 2021”, ci tiene a specificare la Difesa di Pechino. Altra specifica: “Come seconda maggiore economa al mondo e Paese di popoloso, i piani di spesa pro-capite per la Difesa sarà meno di mille yuan”. Di più: “La Cina applica rigidi meccanismi di allocazione fiscale e gestione del bilancio della Difesa, prevalentemente assegnato al personale, all’addestramento e all’esercizio, e all’equipaggiamento”. Altra rassicurazione: “La Cina ha volontariamente tagliato le proprie Forze armate di circa 4 milioni di unità dal 1978”.

TRA LE RIGHE

Spicca la logica comparativa con gli Stati Uniti, sintomo di come Pechino si avverta competitor strategico degli americani. Effettivamente, il budget secco è un quarto di quello americano (per cui non si prevede crescita quest’anno), che resta il maggiore al mondo. Ciò che tuttavia il comunicato non spiega, è che tali dati andrebbero valutati alla luce della parità di potere d’acquisto (ppp), cioè tarati sulla effettiva capacità di spesa rispetto a costo del lavoro, prezzi di materiali, prodotti e servizi, tutte informazioni che non è sempre facile reperire nel caso della Cina. Per superare le difficoltà, lo scorso anno Defense One fece una conversione del budget cinese da yuan a dollari, ma applicando un tasso di cambio di mercato, e notando così che nel 2017 il bilancio militare di Pechino copriva in realtà l’87% del poter d’acquisto di quello americano.

I COLOSSI DEL DRAGONE

In ogni caso, anche l’ultimo report dell’istituto svedese Sipri colloca la Cina al secondo posto tra i Paesi che spendono di più nella Difesa al mondo, subito dietro degli Stati Uniti, prima di India, Arabia Saudita e Russia. Nel 2019 il Dragone avrebbe speso 261 miliardi di dollari, +5,1% rispetto al 2018, +85% in dieci anni. Nel report di due anni fa, il +5% registrato da Sipri aveva rappresentato l’aumento più contenuto dal 1995 su base annuale per via del legame che il Dragone mantiene tra crescita economica e spesa militare. Il budget militare va tutto alle aziende nazionali, non a caso in crescita da anni. Solo nel 2020 l’autorevole Sipri è riuscito a riportare per la prima volta i dati delle maggiori aziende del Dragone del settore Difesa, fino ad allora escluse dalle classifiche a causa della mancanza di dati sui quali elaborare ragionevoli stime. Scavando a fondo tra “informazioni finanziare credibili”, Sipri ricostruiva un anno fa le vendite di quattro colossi: Avic, Cetc, Norinco e Csgs. A dicembre i dati sono confluiti nel tradizionale report sui primi venditori al mondo di armamenti, collocando le prime tre aziende nella Top 10 globale, con una crescita complessiva del 4,8% tra il 2018 e il 2019.

I DOCUMENTI DI PECHINO

Il riferimento strategico di Pechino (quanto meno pubblico) resta il documento reso noto a luglio 2019, intitolato “La Difesa nazionale della Cina nella nuova era”. Una cinquantina di pagine in lingua inglese, proprio far conoscere ambizioni e rivendicare interessi ai competitor, fugando ogni dubbio. L’obiettivo, scritto a chiare lettere, è “avanzare in modo completo nella modernizzazione” di tutti i segmenti delle Forze armate entro il 2035, così da disporre entro il 2050 di uno strumento militare “world-class”. Lo stesso documento viene citato oggi dal comunicato della Difesa cinese, a evidenziare che gli obiettivi non sono stati mutati dalla pandemia.

EFFETTO COVID?

Effettivamente, già nel budget dello scorso anno l’effetto Covid non si era fatto sentire. Per il 2020 Pechino confermava a maggio 1,268 bilioni di yuan, in aumento del 6,6% rispetto al 2019. Ad aprile dello scorso anno, in piena pandemia, la Marina cinese accoglieva tra l’altro il varo della seconda unità d’assalto anfibio Type 075, confermando dopo la prima (varata a settembre a meno di un anno dal taglio della chiglia) tempi di realizzazione più che rapidi e tornando ad alimentare a Washington le preoccupazioni per un aumento della deterrenza nel Pacifico.

LA RISPOSTA DEGLI USA

Non è un caso che l’ultimo budget approvato dal Congresso americano (per il 2021) abbia inserito 7 miliardi per una nuova “Pacific deterrence iniative”, da impiegare in due anni. Il loro utilizzo dipenderà anche dal lavoro della task force sulla Cina annunciata da Joe Biden nella sua prima visita al Pentagono. Guidata dall’esperto Ely Ratner, dovrà elaborare suggerimenti strategici sull’azione della Difesa americana nella competizione a tutto tondo con la Cina, con un focus specifico sulle nuove tecnologie. Oltre alla corsa missilistica (per cui gli sviluppi di Pechino preoccupano da anni Washington), l’attenzione è per l’innovazione in campo militare, con l’intelligenza artificiale in testa tra le “emerging and disruptive technologies”.

L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

A luglio 2017 il Consiglio di Stato della Repubblica popolare cinese rilasciava il Piano di sviluppo per una nuova generazione d’intelligenza artificiale (Aidp), identificando un obiettivo chiaro: diventare entro il 2030 il principale centro d’innovazione nel campo dell’intelligenza artificiale. È questo ad aver spinto il Congresso a prevedere una Commissione ad hoc per dare spinta all’Ia in campo militare, inserendo la sua formazione nell’autorizzazione al budget militare per il 2019. Solo pochi giorni fa, i quindici esperti indipendenti della “National security commission on Artificial intelligence” hanno presentato il report con i suggerimenti per un Pentagono pronto all’intelligenza artificiale entro il 2025. Frutto di due anni di lavoro, il rapporto vale 756 pagine.

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