La Commissione europea presenta il suo piano per una maggiore autonomia digitale: tra gli obiettivi, produrre il primo computer quantistico in cinque anni e un quinto dei semiconduttori al mondo entro il 2030. Negli ultimi giorni si è intensificato il pressing delle cancellerie europee per un mercato aperto al fine di ridurre la dipendenza da tecnologie straniere: Italia non pervenuta

“Il nostro approccio alla sovranità digitale deve essere orientato alla crescita della leadership digitale, preparandoci a un’azione intelligente e selettiva per garantire la capacità dove richiesto, preservando i mercati aperti e rafforzando la cooperazione globale e la dimensione del commercio estero”. È quanto scrivono in una lettera indirizzata alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen (e ottenuta da Formiche.net) otto leader europei – i primi ministri di Repubblica Ceca (Andrej Babiš), Lussemburgo (Xavier Bettel), Belgio (Alexander De Croo), Lettonia (Krišjānis Kariņš), Svezia (Stefan Löfven), Polonia (Mateusz Morawiecki) e Irlanda (il Taoiseach (il premier Micheál Martin) e il presidente della Lituania (Gitanas Nauseda). “La competitività dell’Europa dovrebbe essere costruita su un uso dei dati efficiente, affidabile, trasparente, sicuro e responsabile in conformità con i nostri valori condivisi. Su questa base, dovremmo cooperare con gli attori internazionali”, hanno aggiunto gli otto nella lettera con cui chiedono alla Commissione europea un mercato aperto al fine di ridurre la dipendenza delle tecnologie straniere.

LE “SOVRANISTE DIGITALI”

La lettera arriva in risposta a una missiva precedente inviata la scorsa settimana sempre alla presidente von der Leyen. Mittenti quattro leader “sovraniste digitali” del Nord Europa: “È tempo che l’Europa sia sovrana in ambito digitale”, scrivevano la cancelliera tedesca Angela Merkel e i primi ministri danese Mette Frederiksen, finlandese Sanna Marin ed estone Kaja Kallas facendo appello a una “forte relazione transatlantica”. Tradotto, come notavamo su Formiche.net: il presidente statunitense Joe Biden è l’interlocutore giusto per parlare di regolamentazione delle Big Tech. Ma c’era un altro aspetto da tenere in considerazione (oltre al fatto che l’Italia, tra le due lettere, risulta non pervenuta): le quattro puntano a investire von der Leyen del ruolo di campionessa della sovranità digitale europea – scavalcando dunque i commissari Margrethe Vestager (responsabile per l’agenda digitale) e Thierry Breton (Mercato interno, che nel suo intervento ha citato i colloqui con Merkel) – per andare all’attacco della dipendenza dalle tecnologie cinesi e americane.

IL “2030 DIGITAL COMPASS”

A sei mesi dalla richiesta formalizzata dai leader europei in occasione della riunione straordinaria del Consiglio europeo dell’1 e 2 ottobre, oggi il collegio della Commissione europea ha discusso il piano “2030 Digital Compass”. Si tratta di una bussola per raggiungere gli obiettivi digitali entro la fine del decennio in corso. La pandemia ha evidenziato l’estrema dipendenza dell’Unione europea da Ovest e da Est. E nella sua strategia per la ripresa uno dei pilastri fondamentali è la digitalizzazione, “essenziale per promuovere nuove forme di crescita e rafforzare la resilienza”, avevano spiegato i 27. Il piano “non è una visione, ma una strada chiara”, ha dichiarato Vestager in conferenza stampa oggi.

I QUATTRO PUNTI CARDINALI

Il piano è sostenuto con i 672,5 miliardi di euro del Recovery fund (il 20% dei quali gli Stati sono chiamati a investire nel digitale) e si sviluppa attorno a quattro “punti cardinali”, presentati dai commissari Vestager e Breton. Primo, potenziare le competenze digitali dei cittadini: “entro il 2030, almeno l’80% degli adulti dovrebbe disporre di competenze digitali di base” con focus sul ruolo delle donne nei lavori digitali. Secondo, “infrastrutture digitali sicure, efficienti e sostenibili”: coprire tutte le aree urbane con il 5G entro il 2025, realizzare il primo computer quantistico europeo entro cinque anni e produrre entro il 2030 un quinto dei semiconduttori nel mercato globale (per varie applicazioni: dalle automobili intelligenti ai supercomputer e gli smartphone) al fine di supplire alla carenza globale che rallenta settori cruciali come l’automotive. A tal proposito, la commissaria Vestager non ha dato una risposta precisa a una domanda sul possibile coinvolgimento di aziende come Samsung e Tsmc rivelato alcune settimane fa da Bloomberg. Terzo, trasformazione digitale delle imprese: “Entro il 2030, tre aziende su quattro dovrebbero utilizzare servizi di cloud computing, big data e intelligenza artificiale”. Quarto, digitalizzazione dei servizi pubblici: “entro il 2030, tutti i principali servizi pubblici dovrebbero essere disponibili online; tutti i cittadini avranno accesso alla propria cartella clinica elettronica; e l’80% dei cittadini dovrebbe utilizzare una soluzione di identità digitale”.

L’ASSE TRANSATLANTICO

“I diritti e i valori dell’Unione europea sono al centro” dell’approccio europeo al digitale, che è “human-centred”, si legge in una nota della Commissione in cui si evidenzia anche la necessità che le regole offline siano applicate anche online. L’espressione “human-centred” sembra essere stata scritta per indicare una sorta di terza via dell’Unione europea, che vede la Cina sbilanciata sul centralismo dello Stato e gli Stati Uniti troppo business-friendly. Un riferimento esplicito agli Stati Uniti e alla cooperazione con essi però c’è nel comunicato ufficiale, quando si parla di partnership digitali e impegno con le organizzazioni internazionali. “La Commissione ha già proposto di istituire uno EU-US Trade and Technology Council” quando, nel dicembre scorso, ha annunciato la sua agenda condivisa per rilanciare i rapporti transatlantici con l’amministrazione Biden – un documento in cui si parla perfino di cooperazione sul 6G, che comunque “dovrebbe essere parte di una più ampia collaborazione sulla sicurezza della catena di fornitura digitale fatta attraverso un’analisi del rischio oggettiva”. A partire dall’intelligenza artificiale e dal 5G (“la cybersicurezza è un imperativo per una piena applicazione del 5G”, ha detto il commissario Breton rispondendo a una domanda sull’Open Ran e sui cosiddetti “fornitori ad alto rischio”, cioè le società cinesi Huawei e Zte).

ITALIA ASSENTE

Come già detto, l’Italia è rimasta fuori dalle due lettere inviate alla presidente von der Leyen. E dire che nella bozza attuale del Recovery fund italiano la seconda voce di spesa è proprio la digitalizzazione, a cui sono destinati oltre 46 miliardi di euro. Di questi: 11,45 per digitalizzazione, innovazione e sicurezza nella Pubblica amministrazione; 26,73 per il sistema produttivo; 8 per turismo e cultura 4.0; 19,7 miliardi per la sanità digitale.

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