Cinque bagni per 60 persone, esercizi all’aria aperta a qualsiasi temperatura, sorveglianza continua e obbligo di guardare la propaganda statale senza abbassare l’attenzione. La quotidianità del “centro di concentramento” vicino Mosca è stata denunciata dal leader dell’opposizione Aleksei Navalny. Le testimonianze di chi è sopravvissuto alla detenzione nel peggior centro penitenziario della Russia

“Biden senza ombra di dubbio definisce Putin un assassino, perché lo è davvero”. Il Fondo anti-corruzione (Fbk) dell’oppositore russo Aleksei Navalny non ha usato mezzi termini per commentare le ultime dichiarazioni del presidente americano riguardo il capo del Cremlino. “Per qualcuno può essere difficile accettarlo – aggiunge Fbk su Twitter -, ma il presidente della Russia è un assassino. A chiunque dubiti di questo, mostrate il nostro video su come Putin ha cercato di uccidere Aleksei Navalny”.

Le denunce sugli attacchi e l’intimidazione nei confronti del leader dell’opposizione russo non si fermano. Recentemente, Navalny ha lanciato l’allarme sulle condizioni in cui si trova in carcere. In un post pubblicato su Instagram, il dissidente ha confermato l’arrivo nel centro di detenzione Ik-2 di Pokrov, “un accogliente campo di concentramento”, com’è stato definito da Navalny.

“Bisogna riconoscere che il sistema carcerario russo è riuscito a sorprendermi – ha dichiarato -. Non pensavo che si potesse costruire un campo di concentramento a 100 chilometri da Mosca. Qualcuno ai piani alti ha letto 1984 di Orwell e ha detto, ‘bello, facciamolo. Educazione attraverso la disumanizzazione. Ma se non prendi tutto con ironia, riesci a sopportarlo. Tutto sommato, sto bene”.

Sulla quotidianità nel carcere ha spiegato che consiste “nell’adempimento di regole senza fine. Tre cose non cessano di sorprendermi. Il cielo stellato sopra di noi, l’imperativo categorico che ci portiamo dentro, e la sensazione incredibile di passarsi la mano sul capo appena rasato. Saluti a tutti dal Settore del Controllo rafforzato A”. Il post è accompagnato da una fotografia, senza data, che lo ritrae con la testa rasata. Navalny ha detto che è continuamente sorvegliato da un sistema di telecamere. Resta da capire com’è riuscito a comunicare con l’esterno e a inviare lo scatto.

Secondo la Bbc, IK-2 è nota come la più dura di tutte le prigioni russe, famose per essere brutali nel trattamento dei detenuti. “Punizioni, sorveglianza estrema e privazione assoluta del mondo estero da parte dei detenuti, molti di loro arrestati per motivi politici”, scrive l’emittente britannico.

La prigione IK-2 è anche conosciuta come la Colonia Correzionale Pokrov o Colonia N2, ed è nel distretto Vladimir Oblast, a circa 100 chilometri da Mosca, come spiegato dallo stesso Navalny. Le colonie penali sono le strutture più comuni del sistema penitenziario russo e sono un po’ ovunque. IK-2 ha diversi palazzi e dipartimenti e dormitori e saloni per diverse attività. Navalny si troverebbe specificamente nel Settore di controllo intensificato A, secondo il post.

In un’intervista con la Bbc, un ex prigioniero del IK-2 di nome Konstantin Kotov racconta la sua vita in quella struttura (ha vissuto lì per un anno). La giornata cominciava alle 6 del mattino. Dopo essersi vestito velocemente, doveva uscire – anche con la pioggia o la neve – per cantare l’inno russo in fila indiana. Successivamente, faceva una serie di esercizi con gli altri detenuti. Colazione e marcia in formazione seguiti da un controllo mattutino. “Potevi restare in piedi per più di un’ora, due volte al giorno, anche nella giornata più fredda o calorosa”, ha ricordato.

Il pomeriggio era trasferito nella zona di lavoro, dove era impegnato in compiti di cucito o falegnameria, oltre che alla pulizia della struttura o la rimozione della neve. Nei momenti di riposo era costretto a guardare programmi di propaganda statale senza staccare lo sguardo dallo schermo. Se si addormentava, o guardava altrove, era picchiato dalle guardie.

A fine giornata aveva diritto ad una ora libera, nella quale poteva leggere o rispondere alle lettere, che poi erano controllate dalle autorità della struttura. “Sono applicati metodi di pressione psicologica e pressione fisica per abbattere la volontà delle persone – ha sottolineato Kotov -. Tutti vivevamo con il timore di infrangere le regole o fare qualcosa che non andava bene alle guardie”.

Un altro ex prigioniero del IK-2, Vladimir Pereverzin, ha ricordato come le “guardie isolano i detenuti secondo il principio ‘dividi e vincerai’. I gruppi piccoli sono più facili da gestire”. Pereverzin è stato nel centro sette anni e due mesi con l’accusa di corruzione mentre lavorava nella società petrolifera Yukos. Vive a Berlino, da dove ha raccontato in una conversazione telefonica alla Bbc: “Una persona normale non può capire cosa succede in questa prigione russa. Il livello di bullismo e umiliazione non conosce limiti e dura 24 ore al giorno. I detenuti sono espulsi a calci dai loro letti per fare esercizio. Ci sono 5 docce e 5 bagni per 60 persone. Sei sempre in stato di stress, sempre di fretta per andare altrove”.

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