L'Assemblea Nazionale del Partito Democratico ha eletto Enrico Letta con 860 voti a favore, 2 contrari e 4 astenuti nuovo segretario. La domanda che tutte e tutti si pongono è: riuscirà a rilanciare questo partito dopo l'addio di Zingaretti?

Nel video con cui si presentava all’Assemblea, Enrico Letta affermava di cercare “verità” e non “unanimità”. Questo primo passaggio può essere sfuggito ai più, ma era molto importante, spiegava che non era alla ricerca di un sostegno di facciata, cosa che purtroppo capita di sovente.

Dietro al voto di unanimità si sono nascoste e nascosti per diverso tempo molti, nella Direzione Nazionale come altrove, per poi uscire sparsi sui giornali per attaccare il Segretario Nazionale Zingaretti. A cosa serve l’unanimità, quando poi nessuno si sente vincolato a quel voto? E soprattutto, perché votare in un modo se non si è convinti. Per questo l’affermazione di Letta fa chiarezza e ci dice: basta ipocrisie.

Nell’intervento di domenica 14 marzo, invece, un discorso di alto profilo politico. Nessuna novità: Enrico Letta non è solo un politico con grande esperienza, da eletto in Parlamento a Presidente del Consiglio, ma anche uno studioso con un profilo internazionale. Enrico Letta sa comunicare e ha contenuti da comunicare. Non è scontato.

Lo stile politico è certamente diverso da tanti altri nell’arena politica italiana: non grida, non cerca lo scandalo né il sensazionalismo. Da questo punto di vista assistiamo a una continuità di stile con Zingaretti. Ed è un gran bene. Come di continuità possiamo parlare per quanto riguarda la visione politica. Letta lo ha affermato nei primi momenti del suo discorso: con Nicola Zingaretti non solo amicizia, ma piena sintonia di idee.

Alcuni sostengono che Letta, proprio per la sua grande esperienza in politica e nel mondo accademico, non sia il profilo giusto per parlare alla maggioranza. Sarebbe troppo “in alto”. Credo che possa riservare tante sorprese. Nel suo discorso ha parlato molto di contrasto alle disuguaglianze, alla necessità di mettere i giovani al centro della nostra azione politica – non solo perché le politiche per i giovani sono le politiche del domani, ma anche per l’esistenza stessa del PD.

Tempo fa, sempre per Formiche.net, scrissi che era ora per noi giovani (piano piano mi avvicino alla fase in cui non sarò più “giovane”) di passare dall’essere mero oggetto della politica, a soggetto: abbiamo una voce, idee ed è giusto essere parte attiva del lavoro politico. Non basta parlare di giovani, né sui giovani. Bisogna anche parlare con i giovani. Spero che Letta su questo si smarchi nettamente da tutti i predecessori.

Credo sia chiara la grande stima che ho per Enrico Letta, perché mi è sempre sembrato umile, anche quando ricopriva ruoli di altissimo profilo.Quindi sono certo saprà imprimere un’impronta sociale e progressista ancora più forte al PD. Non basterà, servirà anche aprirsi a nuovi orizzonti e temi: la sostenibilità ambientale, che non può essere esclusivo tema del M5S, l’innovazione tecnologica e dunque tutto ciò che questo rappresenta in termini di impatto ambientale, sulla vita delle persone e sul mondo del lavoro, un rilancio sulla stagione dei diritti, linea portata avanti da Zingaretti egregiamente che non va smarrita, ora che siamo al governo con partiti ideologicamente antitetici. Bene quindi, il riferimento ai diritti civili, la legge contro l’omotransfobia, da parte della Presidente Cuppi, e allo Ius Soli da parte di Letta.

Infine, una nota storica e umana. Letta ha subito, nel partito con la guida di Matteo Renzi, una grande ingiustizia politica ed umana. In quella direzione solo il gruppo di Civati votò compattamente contro il disarcionamento di Letta. Ed io, che di quel gruppo facevo parte, fui oroglioso del voto in difesa di Letta dei nostri rappresentanti in Direzione Nazionale.

Opportunismo e carrierismo, sono malanni che esistono in un partito, li conosciamo tutti. Non sarebbero così nocivi, se non fossero accompagnati anche da assenza di idee e visioni. Letta ne è consapevole. Quel telefono che rimase muto per anni, poi in tilt per i troppi messaggi, non è una metafora, è la realtà delle cose. Lui lo sa, ne è consapevole.

Credo che Enrico Letta da solo non possa cambiare le sorti di questo partito. Sarebbe anche ingiusto – e deresponsabilizzante – buttargli sulle spalle questa responsabilità, da assolvere in solitudine. Per questo, senza bisogno di unanimità di facciata, è indispensabile offrirgli appoggio leale e collaborazione. Enrico Letta è il nuovo Segretario del PD, pienamente legittimato. Se valori come solidarietà, equità, giustizia sociale resteranno la nostra bussola, con Enrico Letta e la sua grande esperienza, allora, il PD potrà cambiare, ripartire con nuovo slancio, per affermare una visione socialdemocratica, progressista e con uno sguardo rivolto al futuro.

Insieme, questa è la parola magica, con lealtà e voglia di fare – e fare bene. Ad Enrico Letta e a tutte e tutti noi, buon lavoro e coraggio per le sfide che ci attendono!

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