Gli istituti di ogni ordine e grado sono chiusi, e bambini e adolescenti sono tornati di nuovo in dad. Per i genitori lavoratori con figli minori a casa il governo ha previsto alcune misure, dallo smart working al congedo parentale, fino al bonus baby sitter, necessarie per venire incontro alle difficoltà delle famiglie in questo momento di emergenza.

Tuttavia, questo intervento di sostegno è limitato e ha dei controsensi. Il decreto stabilisce che lo smart working di uno dei due genitori è incompatibile con la richiesta di congedo dell’altro. È chiaro dunque che per il governo l’idea che chi lavora da remoto ha anche la possibilità di prendersi cura della famiglia è sbagliata perché sappiamo bene che lo smart working non è assimilabile a un congedo. E quando assume la forma di telelavoro, non può certo essere considerato come un modo per conciliare vita privata e impegni professionali. È ovvia l’incompatibilità tra l’accesso ai congedi e il lavoro a distanza, perché le due misure non possono essere considerate alternative poiché lavorare da casa è lavorare, quindi è incompatibile con la cura e l’assistenza ai figli under 14 in dad. Per questo chiaro motivo, deve anche essere possibile fruire del bonus baby sitter anche in caso di smart working e i criteri per ottenere i congedi per genitori e i bonus baby-sitting previsti dall’articolo 2 del decreto legge 13 marzo sono sbagliati.

Il comma 1, prevede che il genitore che ha un figlio convivente minore di 16 anni ed è lavoratore dipendente, può svolgere la prestazione lavorativa in modalità agile, alternativamente all’altro genitore, per tutto il periodo in cui il minore è in dad o in quarantena. Ma sappiamo bene che lo smart working non è sempre un’opzione possibile. Per quelli che non possono usufruirne, è previsto un congedo parentale retribuito, valido solo per uno dei genitori e per figli minori di 14 anni: per i periodi di astensione dal lavoro è riconosciuta un’indennità pari al 50 per cento della retribuzione. Il congedo è anche possibile quando i figli hanno tra i 14 e i 16 anni: in questo caso, però, non è corrisposta un’indennità né è previsto il riconoscimento della contribuzione figurativa, anche se è disposto il divieto di licenziamento e si riconosce il diritto alla conservazione del posto di lavoro. Il testo della norma impedisce quindi a una famiglia di usufruire del congedo se uno dei due genitori lavora da casa. Sbagliato definire la prestazione resa dal dipendente in modalità agile meno onerosa di quella resa in forma tradizionale.

Il lavoro da remoto si è imposto durante la pandemia ed è fortemente probabile che questa modalità sarà adottata anche con la fine della pandemia ma è chiaro che a queste condizioni, e cioè considerarla meno gravosa rispetto al lavoro in presenza e compatibile con la cura della famiglia è discriminante anche per le lavoratrici che ne usufruiscono in maggior numero così allargando un gap già esistente tra uomini e donne in termini di remunerazione e anche di carriera.

Sempre all’art. 1 comma 6 si prevede che anche ai lavoratori iscritti alla gestione separata Inps, i lavoratori autonomi, il personale del comparto sicurezza, difesa e soccorso pubblico, impiegato per le esigenze connesse all’emergenza epidemiologica da Covid-19, i lavoratori dipendenti del settore sanitario, pubblico e privato accreditato, appartenenti alla categoria dei medici, degli infermieri, dei tecnici di laboratorio biomedico, dei tecnici di radiologia medica e degli operatori socio-sanitari, per i figli conviventi minori di anni 14, possono scegliere la corresponsione di uno o più bonus per l’acquisto di servizi di baby-sitting nel limite massimo complessivo di 100 euro settimanali. Si sono fatti passi avanti per i lavoratori autonomi e quelli iscritti alla gestione separata, trascurati dalla precedente normativa ma è sbagliato limitare l’accesso al bonus baby sitter solo a determinate categorie professionali. Diversamente, bisogna riconoscere al personale dipendente la possibilità di scegliere tra congedo e bonus baby sitter, perché il congedo non è sempre percorribile. Basti pensare a tutte quelle piccole attività economiche che potrebbero risentire gravemente dell’assenza di uno o più dipendenti e dunque la lavoratrice o il lavoratore di una piccola azienda potrebbe avere remore a usufruirne.

Per queste misure, sono stati stanziati oltre 290 milioni di euro per il 2021 e fino al 30 giugno. Rimane sempre l’incognita del dopo e la verità che i decreti sollievo sono appunto tamponi ma non risolvono gli antichi problemi della comunità famigliare che la pandemia acuisce. E a proposito di congedo di paternità se guardiamo in Europa cosa prevede la legislazione ci accorgiamo quanto siamo diversi in Italia dove sono previsti 10 giorni. Svezia: la legislazione svedese su questo tema non fa differenza fra papà e mamma. Entrambi possono stare a casa dal lavoro contemporaneamente e per due settimane subito dopo la nascita del figlio. Slovenia: ha il congedo di paternità più lungo d’Europa, 10 settimane, che però sono state ridotte a sette quest’anno e caleranno a quattro settimane dal 2018. Portogallo: i genitori hanno la possibilità di prendere 120 o 150 giorni consecutivi (150 se entrambi i genitori condividono le ferie).

Il padre può prendere qualsiasi parte del “monte-giorni” tranne il congedo parentale iniziale riservato alla madre la quale ha diritto fino a un massimo di 30 giorni di congedo volontario prima della nascita e 6 settimane di congedo obbligatorio dopo. Spagna: i padri possono prendere un congedo di paternità di 4 settimane e un congedo di nascita di 2 giorni. Nel settore pubblico questi due giorni sono considerati come unico. Austria: i lavoratori del settore pubblico possono prendere un mese di assenza dal lavoro non retribuito. Estonia: i padri possono prendere il congedo di paternità prima o dopo la nascita per 2 settimane, retribuite al 100% Repubblica Ceca: dopo la sesta settimana di congedo di maternità postnatale, il padre e la madre possono alternare il congedo senza restrizioni sulla frequenza delle alternanze. Congedo di paternità: una settimana retribuita al 70%. Croazia: dopo il periodo di maternità obbligatoria, le mamme hanno diritto ad un periodo supplementare, che può essere trasferito al padre, fino ai sei mesi di età del bimbo. Irlanda: due settimane di congedo di paternità, pagato come quello di malattia e fino a 230 euro a settimana.

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