La visita di Guerini tra Gibuti e Somalia conferma la volontà italiana di assumere un ruolo più determinato in Africa. Dal Golfo di Guinea al Corno, passando per il Sahel (con la task force Takuba), la stabilità dell’area è “interesse nazionale”. Roma lavora per far convergere su questo gli altri Paesi europei, frutto anche della sponda di Washington, che chiede più impegno al Vecchio continente

“L’impegno italiano in Africa è un unicum: nel Sahel, nel Corno d’Africa, nel Golfo di Guinea e in Libia si decide la nostra sicurezza e per questo è necessario far convergere gli sforzi attuali verso una visione sistemica sotto l’egida dell’Unione europea”. È con queste parole che Lorenzo Guerini rilancia una strategia italiana (ed europea) per l’Africa, durante la visita ufficiale tra Gibuti e Somalia. “Le conseguenze della crisi di questa grande area e la forte ripresa della minaccia terroristica jihadista si riflettono nel Mediterraneo e in Europa”, ha chiarito il ministro della Difesa.

La due-giorni è stata intensa. A Gibuti, Guerini ha incontrato il presidente della Repubblica Isamail Omar Guelleh e il ministro della Difesa Hassan Omar Mohamed Bourhan, che lo hanno ringraziato per il lavoro dei militari italiani.

Il Paese, come spiegato su queste colonne da Stefano Silvestri, ospita numerose basi militari di Paesi stranieri (compresa la prima della Cina oltre i confini nazionali), ed è nel tempo divenuto il “maggior crocevia militare internazionale africano e medio orientale; non è soltanto un utile snodo logistico, ben collocato geograficamente per il controllo del Corno d’Africa, della penisola araba e delle grandi rotte marittime tra il Mediterraneo e l’Oceano Indiano, ma anche un prezioso punto di osservazione per seguire le scelte delle maggiori potenze nella intera regione”. Il Paese, ha detto Guerini, è una realtà “piccola ma cruciale per la sua posizione nevralgica nella regione”.

Per questo c’è anche l’Italia, con la base di supporto della Missione in Gibuti e della missione bilaterale di addestramento delle Forze di Polizia somale e gibutiane, con alla guida rispettivamente il Colonnello Luigi Bigi e il Colonnello Giuseppe Corso. “La cooperazione internazionale rappresenta da sempre il pilastro dell’azione della Difesa per contribuire a rafforzare la stabilità e garantire la pace; è nostra intenzione continuare a partecipare in maniera significativa alle iniziative dell’Unione europea per il Corno d’Africa”, ha spiegato Guerini. Di più: “La presenza militare italiana è anche a tutela degli interessi nazionali”.

“Gibuti – ha detto Guerini – svolge un ruolo fondamentale per la stabilità della regione, agendo da facilitatore e da promotore del dialogo e della cooperazione tra i paesi dell’area e voglio esprimere il mio plauso per gli sforzi del Paese nel contrasto al terrorismo internazionale”. E poi ha aggiunto “l’Italia intende continuare a supportare lo sviluppo delle forze di sicurezza locali attraverso i nostri programmi di addestramento”.

Proprio in questi giorni l’Italia ha assunto nuovamente il Comando della Forza navale di Atalanta, imbarcato su Nave Carabiniere, su cui è salito Guerini, accompagnato dall’Ambasciatore d’Italia in Etiopia Arturo Luzzi. “Garantire la sicurezza marittima – ha detto il ministro – è la ragione che ci porta ad essere presenti anche in mari lontani dalle nostre coste, per contrastare il fenomeno della pirateria, che continua a destare grande preoccupazione e a rappresentare una minaccia grave per la libertà di navigazione del traffico mercantile e anche per il trasporto degli aiuti umanitari”.

Seconda parte del viaggio, la Somalia, dove a Mogadisco il ministro è stato accolto dall’ambasciatore Alberto Vecchi. Lì ha incontrato il ministro di Stato per la Difesa Mohamed Ali Hagaa a cui ha ribadito che “il legame tra i nostri paesi ha radici storiche, la Somalia è un partner prezioso ed irrinunciabile e siamo consapevoli che la stabilità dell’intera regione poggia sulla prosperità della Repubblica federale somala”. E ha aggiunto “l’Italia, come chiesto dalle autorità somale, continuerà ad operare al fianco della Difesa somala nell’addestramento e nello sviluppo capacitativo delle sue forze di sicurezza”.

Sempre a Mogadiscio, poi, nel saluto ai militari dell’European Union Training Mission Somalia (Eutms) sotto la guida del generale di Brigata Fabiano Zinzone. Sul comando assegnato all’Italia, Guerini ha detto: “questo riconoscimento, consentitemi di sottolinearlo con orgoglio, è il frutto della vostra elevata professionalità e del vostro straordinario lavoro quotidiano a favore dell’addestramento delle forze somale”.

Ma nel focus della visita c’è l’intero impegno in Africa, destinato a subire un rafforzamento come spiegato dallo stesso Guerini in una recente intervista a Repubblica. “Dai pattugliamenti antipirateria nel Golfo di Guinea alla missione in Somalia, le Forze armate italiane sono impegnate per migliorare le capacità di difesa e sicurezza locali in Niger e in Mali dove il primo nucleo di militari della Task Force Takuba è arrivato da pochi giorni e a breve verrà schierato uno squadrone di elicotteri per evacuazione medica”. Così, ha concluso, “stiamo fornendo il nostro contributo in missioni europee, Nato e Onu; esserci significa lavorare per la pace ma soprattutto non lasciare spazi liberi a chi vuole minare la stabilità”.

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