Nell’anniversario della nascita di Guido Carli e a poche settimane dalla dodicesima edizione del Premio, memoria e analogie tra i valori di Maastricht e l’auspicata Rinascita. L’intervento di Romana Liuzzo, presidente della Fondazione Guido Carli

Era questa l’Europa che sognava Guido Carli. L’Europa solidale e madre. Capace di condivisione e collaborazione e non di manovre rigoriste e vincoli asfissianti. Era questa l’Europa voluta il 7 febbraio del 1992 dai padri del Trattato di Maastricht. Adesso, con l’arrivo di Mario Draghi alla guida del nostro Paese, la prospettiva finalmente è cambiata. E il sogno di mio nonno, Guido Carli, è diventato realtà.

Accade a due giorni dalla ricorrenza della sua nascita, avvenuta a Brescia il 28 marzo del 1914. E a poche settimane dalla dodicesima edizione del Premio che dello statista porta il nome. Come ogni anno, nel solco del lascito morale di Guido Carli si rinnova la celebrazione dell’eccellenza e del talento italiano. Il Premio si terrà il 7 maggio alle 17,30 nella Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica di Roma. Il riconoscimento – una medaglia in bronzo coniata per l’occasione dal Poligrafico e Zecca dello Stato – sarà attribuito a dodici personalità: economisti, e imprenditori. Ma si aprirà a nuovi settori come arte e sport.

Rinnovare la memoria è un dovere. Perché un Paese senza Memoria è un Paese senza futuro. È una esigenza poi, se a essere rievocato è l’insegnamento di una figura quanto mai attuale come quella dell’ex governatore di Bankitalia e ministro del Tesoro. Quante analogie col passato più recente: Carli è stato economista prestato al governo del Paese in una fase cruciale, che avrebbe poi determinato i nostri destini nei decenni seguenti. Questo, infatti, è stato il bivio del Trattato di Maastricht nel 1992: una scommessa che si sarebbe rivelata vincente. E dinanzi a un epocale crocevia ci troviamo anche oggi, sebbene a tinte decisamente più drammatiche perché affrontiamo un’emergenza sanitaria senza precedenti. Nel dilemma dei nostri tempi, da una parte c’è la palude di una crisi economica sempre più buia che potrebbe precipitare fino alla depressione; dall’altra, la prospettiva della rinascita del Paese, su basi tutte nuove.

Sono convinta che sarà questa seconda, la via che imboccheremo: la scommessa vincente. Come Maastricht fu per Carli e per l’Italia di allora. E così oggi per Mario Draghi, l’ex presidente della Bce.
Anche qui, oggi come ieri – solo uomini di Stato con visione del futuro possono condurre una nazione travolta da un mare in tempesta verso un porto sicuro.

L’Italia ha la fortuna di avere affidato le proprie sorti a Mario Draghi, civil servant al pari di Guido Carli. E sono corsi e ricorsi storici: era il 1991 e il professore discepolo di Federico Caffé veniva chiamato proprio dall’allora ministro del Tesoro alla direzione generale del ministero. Da quel momento le strade dei due si sono intrecciate. Draghi sarebbe diventato governatore di Bankitalia come mio nonno lo era stato, poi protagonista in Europa con la presidenza della Banca centrale europea fino al 2019. Infine, da poche settimane, al governo di un Paese, da portare al sicuro col decisivo apporto dell’Europa. La storia, mi sia consentito sottolinearlo, sa ripercorrere i giusti sentieri.

L’Europa in difficoltà oggi guarda con speranza all’Italia e a Mario Draghi. Ed è così che la grande crisi diventa opportunità senza precedenti per il riscatto dell’intero continente. La rinascita dell’Italia dipenderà in gran parte dalle capacità delle sue intelligenze migliori.

La giuria del Premio Guido Carli ne ha già selezionate dodici: ancora coperte da riserbo. Ma i nomi di chi compone la nostra squadra, la giuria appunto, sono essi stessi garanzia di professionalità e rigore. Gianni Letta, presidente onorario della Fondazione; Ornella Barra, Co-Coo for Walgreen Boots Alliance; Vincenzo Boccia, presidente della Luiss Guido Carli; Urbano Cairo, presidente della Cairo Editore; Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset, Claudio Descalzi, ad di Eni; Lavinia Biagiotti, Presidente e Ceo di Biagiotti Group; Stefano Lucchini, Chief Institutional Affairs and External Communication Officer Intesa Sanpaolo; Giovanni Malagò, presidente del Coni; Giampiero Massolo, presidente di Fincantieri; Barbara Palombelli, giornalista e conduttrice televisiva; Antonio Patuelli, presidente dell’Abi; Francesco Starace, ad e direttore generale dell’Enel.

Sono loro la nostra Italia migliore. Quella in cui crede da sempre la Fondazione Guido Carli. Il nostro impegno per il Paese continua.

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