Di logistica se ne intende (e parecchio) il generale Figliuolo, che dal novembre del 2018 è comandante logistico dell’Esercito, con esperienze di diversi anni nel campo tra Forza armata e Stato maggiore della Difesa. A novembre, in audizione al Senato, spiegava così la strutturazione dell’impegno nella lotta contro la pandemia

Pianificazione, collaborazione con il mondo della ricerca e attivazione di tutte le strutture idonee a sostenere il Paese nella lotta alla pandemia. È questa la ricetta per contrastare il Covid-19 secondo il generale Francesco Paolo Figliuolo, appena nominato dal premier Mario Draghi commissario straordinario per l’emergenza al posto di Domenico Arcuri. La spiegava a fine novembre in Commissione Difesa al Senato, audito in qualità di comandante logistico dell’Esercito per fare il punto sulle “attività delle strutture sanitarie delle Forze Armate per fronteggiare l’emergenza Covid”.

IL RUOLO DEL COMANDO LOGISTICO

D’altra parte, la Difesa è stata in prima linea nella lotta al Coronavirus sin dall’inizio dell’emergenza, e la nomina odierna è, da tale punto di vista, un’attestazione per tutte le Forze armate. Dall’avvio delle operazioni, il Comando logistico dell’Esercito guidato da Figliuolo è stato incaricato della “identificazione e gestione delle risorse umane e materiali da mettere in campo nel contrasto alla pandemia”. L’impegno è stato portato avanti in parallelo al processo di revisione della governance della Sanità militare, avviata a inizio del 2019 su input del capo di Stato maggiore di Forza armata Salvatore Farina, da poco sostituito dal generale Pietro Serino. Un processo “reso necessario – ha spiegato Figliuolo – per allineare il comparto sanitario militare della Forza armata agli standard richiesti dalla Sanità pubblica, attraverso virtuose partnership con le eccellenze espresse dalle aziende ospedaliere, dalle Università e dai Centri di ricerca del nostro Paese indirizzato all’erogazione di un servizio sempre più aperto alla collettività”.

IL CONTRIBUTO NELLA LOTTA ALLA PANDEMIA

A tutto questo si è aggiunto il Covid, al cui contrasto l’Esercito (come tutta la Difesa) ha contribuito sin dall’operazione interforze che consentì il rientro in Italia dei connazionali provenienti da Wuhan. Già in quelle settimane si attivò presso il Centro Sportivo Olimpico dell’Esercito, nella città militare della Cecchignola in Roma, una struttura dedicata alla quarantena, poi divenuta di riferimento nella rete messa in piedi dall’Istituto Spallanzani “quale struttura dedicata anche alla sorveglianza sanitaria di civili e militari positivi asintomatici”. Tra mascherine e guanti, il Comando logistico ha in parallelo lavorato nella fornitura di dispositivi di protezione individuale. “Si è garantita l’autonomia della Forza armata e nel tempo si sono strutturati programmi acquisitivi e di distribuzione che hanno sempre garantito la piena operatività e gli adeguati livelli di scorte, non solo degli assetti medico-sanitari, ma anche del personale impiegato fuori area e in Patria”, spiegava Figliuolo. A fine novembre, ammontavano a circa 11 milioni i dispositivi messi a disposizione, per un impegno finanziario di circa 6,5 milioni di euro “mantenendo costantemente livelli di scorte tali da assicurare una autonomia di tre mesi”.

ACCELERAZIONI DA COVID

Impegno possibile grazie agli sviluppi recenti della Sanità militare, antecedenti il Covid-19. “Pietre angolari di questo processo sono l’evoluzione in chiave areale della Sanità militare e l’ampliamento delle collaborazioni con le aziende sanitarie e il mondo accademico”, spiegava al Senato Figliuolo. A febbraio è stato avviato il progetto “di organizzazione della sanità areale basata sulla costituzione di infermerie presidiarie, che si ispira al modello organizzativo assistenziale hub & spoke del Servizio sanitario pubblico”. Il Covid-19 ha accelerato il progetto. “Nel mese di giugno, con ben un anno di anticipo rispetto all’iniziale cronoprogramma, la seconda fase del progetto ha visto la luce con l’attivazione di tutte e 23 le infermerie presidiarie”. Altrettanto rilevante il ruolo assunto dalle Task Force sanitarie, “espressione operativa della Sanità areale, strutturate per il supporto territoriale alla Forza armata”. Ce ne sono dieci su base interregionale.

LA COLLABORAZIONE CON L’ACCADEMIA

In parallelo, ricordava il generale, “è stata potenziata la collaborazione con le Università e le componenti ospedaliere del Servizio sanitario nazionale a beneficio delle strutture ospedaliere della Sanità militare”. Un circolo virtuoso in cui “il personale cresce professionalmente e, nel contempo, diventa una risorsa preziosa per l’intera popolazione, in una fase storica caratterizzata da carenza di personale sanitario”. Si aggiungono poi le collaborazioni con diversi atenei e con strutture regionali. Insomma, un’operazione logistica imponente, che ha visto Figliuolo coinvolto da subito. A novembre, in occasione dell’audizione in Senato, il neo commissario per l’emergenza lanciava chiaro e tono un avvertimento: non è certo ora il momento di abbassare la guardia. “Con la recrudescenza dell’emergenza pandemica, tutta questa organizzazione ha trovato pieno coinvolgimento quando, il 21 ottobre, il ministro della Difesa ha disposto l’avvio dell’Operazione Igea per la realizzazione di Drive Through in supporto ai sistemi sanitari nazionale e regionali”.

L’IMPEGNO DELLA DIFESA

Oggi il ministro Lorenzo Guerini ha fatto visita al Centro Ospedaliero di Milano: “La campagna delle vaccinazioni è una sfida fondamentale per il Paese e dobbiamo prepararci al massimo a lavorare nelle prossime settimane”. La Difesa, ha spiegato, “è pronta a rimodulare, d’intesa con le autorità sanitarie, le attività dei Drive Through per concorrere, se necessario, alla campagna di vaccinazione”. Attualmente, sono 62 i medici e 112 gli infermieri impiegati presso il Centro milanese e nei 28 Drive Through della Difesa (DTD) operativi in tutta la Lombardia, nell’ambito delloperazione Igea. Prosegue poi l’operazione EOS. Ad oggi sono giunti a Pratica di Mare 838.700 dosi di vaccino e distribuiti dalle Forze armate in 102 destinazioni in tutte le regioni.

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