Potrebbe valere 30 miliardi di dollari l’operazione di fusione tra GECAS e AerCap, tra i colossi mondiali impegnati nel leasing di aeromobili. È un altro sintomo dell’impatto del Covid-19 sul settore del trasporto aereo. Per l’esperto Gregory Alegi, “in un momento di grave difficoltà, la fusione permette ai due soggetti di di far fronte alla crisi delle compagnie loro clienti”

Nuovo colpo della pandemia sul settore del trasporto aereo, questa volta tra i campioni del leasing su scala mondiale. La notizia arriva dai grandi quotidiani finanziari d’oltreoceano e d’oltremanica, Wall Street Journal e Financial Times: il colosso americano General Electric è vicino a un accordo da oltre 30 miliardi di dollari per vendere e fondere le sua unità addetta al leasing di aeromobili con il gruppo irlandese AerCap. A sostegno delle indiscrezioni di stampa sono citate fonti vicine al dossier, secondo cui l’ufficialità potrebbe arrivare già oggi.

LA SITUAZIONE

GE Capital Aviation Services è la divisione addetta al leasing aeronautico di GE, formalmente una controllata di GE Capital, braccio finanziario del gruppo. Dati aggiornati all’ultimo trimestre del 2020, conta circa 1.650 velivoli, tra aerei ed elicotteri, di proprietà, in servizio o in ordine. Tra i clienti ci sono più di 200 compagnie aeree per oltre 70 Paesi. Stesso numero di clienti (per 80 Paesi) figurano sul sito web dell’irlandese AerCap, che conta in portafoglio oltre mille velivoli, a cui vanno aggiunti ordini per 286 ulteriori aeromobili. Da tempo ha ampliato la sua attività, diventando lo scorso anno uno dei principali azionisti di Norwegian Air Shuttle, la compagnia aerea di proprietà del governo di Oslo, con una quota del 15,9%.

GLI OBIETTIVI DI GE

Entrambe si occupano prevalentemente di leasing, acquistando aeromobili dai costruttori e affittandoli ai vettori. “Il leasing è un’operazione prettamente finanziaria: i lessor sono soggetti finanziariamente affidabili che, da un lato, s’indebitano verso i costruttori e dall’;altro guadagnano noleggiando i beni agli operatori”, ci ha spiegato l’esperto Gregory Alegi. “Se sono bravi, ci guadagnano”. Con l’operazione, GE, attualmente in crisi dopo l’epoca d’oro di Jack Welch, sembra volersi “sganciare da tale attività puramente finanziaria e non industriale, vendendola dunque a un soggetto finanziario puro”. In questo modo, ha rimarcato, “perde un potenziale flusso di cassa, ma si scarica di debiti certi”. Anni fa, ricorda Alegi, lo fece “anche la Fiat con la parte leasing auto; la differenza dell’operazione GE sta nella fusione”. Difatti, “GE non esce completamente dalle attività di leasing, in quanto GECAS serve anche a finanziare la vendita di aerei con motori aeronautici prodotti dal gruppo”.

L’EFFETTO COVID

In più, “in un momento di grave difficoltà dell’intero comparto del trasporto aereo, la fusione permette di far fronte alla crisi delle compagnie loro clienti”. Dopo l’intesa tra Usa ed Ue per una sospensione dei dazi derivanti dalle diatribe sugli aiuti di Stato ad Airbus e Boeing (qui l’analisi), l’operazione è insomma un altro sintomo della crisi da Covid-19 che ha impattato in maniera trasversale e drammatica il settore del trasporto aereo. “È facile immaginare che molte compagnie, clienti di GECAS siano in difficoltà – ha notato Alegi – non solo in termini di domanda di nuovi aerei, ma anche di semplice pagamento dei canoni per i contratti in essere”. Di conseguenza, “la difficoltà delle compagnie si traduce in difficoltà di GECAS, che deve far fronte agli obblighi nei confronti dei costruttori ai quali ha ordinato gli aerei; una situazione non facile per GE, che ha pressante necessità di ripulire i propri bilanci”. Da qui l’operazione, per un valore stimato di 30 milioni di dollari.

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