“Sono esseri inferiori, pigre e comode, con una vita privata caotica e adultera”. Così il governo cinese cerca di screditare le testimonianze delle vittime di violenza e abusi nei campi di concentramento uiguri nello Xinjiang

La vicenda degli attacchi di Pechino contro la comunità musulmana uigura prende una piega sessista. Il governo cinese ha iniziato una campagna molto aggressiva con cui denigra la condizione delle donne appartenenti a questa minoranza.

Secondo l’agenzia di notizie Reuters, le autorità cinesi scommettono sullo screditare le testimonianze delle donne uigure, che recentemente hanno denunciato a livello internazionale abusi e violazioni di diritti umani.

“Tutti sanno che sono esseri inferiori. Sono pigre, amano la comodità. La loro vita privata è caotica e i loro vicini dicono che ha commesso adulterio mentre era in Cina”. Con queste affermazioni un funzionario cinese ha cercato di oscurare le denunce di alcune donne uigure. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Hua Chunying, invece, ha preferito twittare le fotografie di quattro testimoni aggiungendo che si sono “rastrellati il cervello per bugie, non avranno mai successo”.

Xu Guixiang, vice capo del dipartimento per la pubblicità dello Xinjiang, ha confermato che c’è una campagna “per rimproverare gli atti disgustosi di alcuni media, abbiamo adottato una serie di misure”. In questa direzione, le autorità hanno creato due volumi intitolati “La verità sullo Xinjiang: smascherare le bugie guidate dagli Stati Uniti e le calunnie sullo Xinjiang”.

Reuters sostiene di avere controllato una serie di documenti e di avere identificato “una campagna meticolosa e di ampia portata che evidenza come la Cina stia perdendo il controllo della narrativa dello Xinjiang”. Infatti, le autorità cinesi continuano a rifiutarsi di fornire il numero di persone che sono nei campi di concentrazione uiguri. Prima negava l’esistenza di queste strutture e ora sostiene che si tratta di centri per l’istruzione di persone diplomate.

James Millward, professore di Storia cinese alla Georgetown University, ha spiegato a Reuters uno dei motivi per cui il Partito Comunista è così preoccupato per le testimonianze delle donne uiguri: “Mina la loro premessa iniziale per quello che stanno facendo lì, che è l’antiterrorismo […] Il fatto che ci siano così tante donne nei campi, che non hanno la minima apparenza di essere persone violente, dimostra come questo non abbia nulla a che fare con il terrorismo”.

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