Al via il tavolo di lavoro congiunto italo-francese per una strategia europea sui lanciatori, accompagnato dalla firma di un contratto per Avio. Al Mise di Giancarlo Giorgetti, il ministro Bruno Le Maire ha così portato il piano “spaziale” di Parigi, volto da tempo a creare convergenza con Germania e Italia per una rinnovata ambizione europea. Ma quale ambizione? Il commento di Marcello Spagnulo

C’era anche l’aerospazio al centro della visita a Roma del ministro dell’Economia francese Bruno Le Maire, che oggi ha portato sul tavolo del Mise di Giancarlo Giorgetti il piano di Parigi per una strategia europea sul tema dell’accesso allo Spazio. I transalpini cercano da tempo di guidare il rinnovato sforzo dell’Ue nel campo, lavorando per far convergere su questo Italia e Germania. Nel vertice odierno, con una dichiarazione congiunta, si è dato il via al tavolo (altrettanto “congiunto”) italo-francese. Coinvolgerà anche la Germania e definirà “una strategia comune sul futuro dei lanciatori europei”. Intanto, è arrivato un importante contratto per l’industria italiana (non due, come inizialmente riportato dal Mise).

I CONTRATTI

Riguarda la fornitura da parte di Avio di dieci lanciatori Vega C (evoluzione dell’attuale Vega) ad Arianespace, la società francese che commercializza i vettori spaziali europei. Nel contratto siglato da Giulio Ranzo e Stephane Israel è prevista un’opzione per altri quattro razzi, e si specifica che i Vega C saranno forniti nel periodo 2023-2024 e usati per lanci “istituzionali”, per il programma Ue Copernicus di osservazione della Terra, e per altre esigenze dell’Esa e dell’Asi. Sarebbe così in fase di definizione il secondo contratto comunicato dal Mise, tra l’azienda italiana, Arianegroup e Europropulsion (joint venture paritaria) per produrre 34 motori P120, destinati nel prossimo biennio ai lanciatori Ariane 6, destinati a fare coppia con i Vega C nella futura famiglia di lanciatori europei.

IL COMMENTO

La notizia è “positiva e indubbiamente attesa”, ci ha spiegato l’esperto e ingegnere aerospaziale Marcello Spagnulo. “Di fatto – ha aggiunto – l’Italia ha sottoscritto all’ultima ministeriale Esa (a Siviglia nel 2019, ndr) una contribuzione molto importante di cui l’industria dei lanciatori ha beneficiato in misura significativa per le proprie attività di ricerca e sviluppo; quindi la sigla di questo contratto industriale rappresenta l’attesa ricaduta commerciale degli investimenti nazionali, ed è un fatto positivo”.

IL VALORE DELL’INTESA

Inoltre, “il Vega C si conferma vettore di riferimento per i satelliti Esa e Ue, non solo per le missioni Copernicus (al momento, oltre a quattro satelliti Sentinel previsti fino al 2024, ce ne sono altri sei in cantiere), ma anche per altre missioni scientifiche o applicative, come Space Rider”, il veicolo di rientro promosso e finanziato dall’Italia. In parallelo, ha rimarcato Spagnulo, “il contratto per la fornitura del P120C sarebbe oltremodo importante perché garantirebbe al principal contractor Arianegroup che la filiera produttiva europea (di cui l’Italia è componente fondamentale) del nuovo Ariane 6, il cui primo lancio è peraltro in ritardo di oltre un anno rispetto alle previsioni iniziali, sia operativa per la fase di produzione a regime”.

LE QUESTIONI APERTE

Si punta a risolvere l’annosa questione dell’accesso allo Spazio per l’Europa, alle prese da tempo con una riorganizzazione tra le spinte francesi, le nuove ambizioni tedesche e la competizione accelerata dei vettori privati statunitensi (SpaceX in testa). Il primo punto riguarda la complementarietà tra Ariane 6 e Vega C, tema già affrontato e risolto a novembre 2019 con gli accordi che hanno coinvolto Esa, Arianespace, ArianeGroup e Avio e per uno “sfruttamento efficace e complementare” dei due vettori, poi ulteriormente stressato poche settimane dopo dalla ministeriale di Siviglia, che ha confermato entrambi i programmi. Altro nodo riguarda la Germania. Berlino in ambito Esa ha sempre partecipato finanziariamente al programma Ariane, ma non al Vega. Da un paio d’anni ha iniziato a supportare alcune start-up nazionali che sviluppano missili di nuova concezione, che i francesi chiamano “micro-lanciatori”. In Germania si parla apertamente di usare basi di lancio in Nord Europa o nelle Azzorre, con conseguente rischio di perdita di centralità per la base di Kourou, nella Guyana francese.

GLI OBIETTIVI FRANCESI

“Per Parigi – ci ha spiegato Spagnulo – ciò presenta dei rischi per la filiera dei lanciatori Ariane, e questo è del tutto comprensibile”. Così, “la strategia francese è quella di avviare dei tavoli bilaterali con Italia e Germania, e poi confluire in un accordo comune benedetto da Bruxelles”. Difatti Parigi cerca di “identificare posizioni europee comuni sulla politica spaziale, e migliorare la competitività e l’efficienza del settore spaziale, soprattutto dei lanciatori, con l’obiettivo di produrre un rapporto di raccomandazioni politiche entro la metà del 2021”. A questo servirà il tavolo di lavoro congiunto lanciato oggi al Mise, destinato a coinvolgere anche la Germania per definire “una strategia comune sul futuro dei lanciatori europei”. L’iniziativa è stata accolta con “grande soddisfazione” dal presidente dell’Asi Giorgio Saccoccia.

LE DINAMICHE EUROPEE

“Abbiamo approfondito i temi dell’aerospazio su cui già esistono collaborazioni – ha spiegato Giorgetti in conferenza stampa – e abbiamo convenuto di far partire una collaborazione stretta italo-francese da allargare alla Germania per capire come competere allo stesso livello e ambizione su una frontiera che è quella del futuro”. D’altronde l’azione spaziale della Francia si è già mostrata a tutto tondo, al massimo livello politico, compreso il commissario al Mercato interno dell’Ue Thierry Breton, che ha tra l’altro competenza sul Programma spaziale europeo (14,8 miliardi nei prossimi sette anni), e che di recente ha invocato coalizioni europee contro i lanciatori statunitensi.

I RAPPORTI BILATERALI

Lo sguardo all’Italia da parte della Francia è particolarmente attento, anche in virtù della consolidata Space Alliance. Tra gennaio e febbraio, l’ambasciatore francese a Roma Christian Masset è andato a toccare con mano le industrie protagoniste di difesa e aerospazio: Leonardo, Elettronica, MBDA, Thales Alenia Space, Telespazio e Airbus Italia. Una doppia visita alla “Tiburtina Valley, cuore pulsante di un’eccellente cooperazione”, intervallata dall’incontro con il presidente dell’Agenzia spaziale italiana (Asi) Giorgio Saccoccia.

IL PIANO DI PARIGI

Entro i confini francesi il livello d’attenzione è ugualmente elevato. Già a giugno, Le Maire presentava il piano del governo per 15 miliardi di euro, finalizzato a supportare il settore dell’aerospazio nella crisi da Covid-19. Comprende 7 miliardi per Air France, un fondo da 500 milioni per le Pmi e un’accelerazione sui contratti della Difesa. L’obiettivo allora dichiarato dal numero uno delle finanze francesi è salvare 300mila posti di lavoro, diretti e indiretti, nel settore, con oltre 1.300 aziende coinvolte nella filiera.

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