Beaune, sottosegretario agli Affari europei e fedelissimo di Macron, è a Roma: un chiaro segno dell’attenzione francese verso l’Italia, anche grazie al nuovo governo guidato da Draghi. L’analisi di Jean-Pierre Darnis, professore all’Université Côte d’Azur e consigliere scientifico dell’Istituto affari internazionali

La visita a Roma di Clément Beaune, sottosegretario agli Affari europei del governo francese, è un chiaro segno dell’attenzione francese nei confronti dell’Italia.

Prima di tutto bisogna ricordare che il giovane Beaune (che oggi ha incontrato l’omologo italiano Vincenzo Amendola, ndr) è stato per sei anni consigliere del presidente Emmanuel Macron per gli affari europei, per poi approdare direttamente al governo nel quadro della ricomposizione del gabinetto di Jean Castex a luglio scorso. Si è poi affermato come un ministro estremamente dinamico, in grado di cimentarsi con grande maestria anche sui media. Beaune proviene dalla classica fucina di formazione dell’elite francese, SciencesPo-Ena, ma in aggiunta ha fatto un Erasmus a Dublino e si è diplomato al Collegio d’Europa a Bruges, percorso di studio europeo fino a poco fa rarissimo nell’establishment francese. Ha a lungo teorizzato l’indirizzo di “Europa sovrana” promosso da Macron e appare oggi come un brillante interprete della politica del presidente francese. Inoltre, dovrebbe giocare un ruolo centrale nel dispositivo di candidatura di Macron per le elezioni presidenziali del 2022.

Si tratta quindi di uno dei membri più in vista dell’esecutivo francese, che è stato mandato a Roma per affermare l’importanza del rapporto con l’Italia e con l’esecutivo guidato da Mario Draghi.

A Parigi ormai esiste una chiara consapevolezza dell’importanza del rapporto con l’Italia, ricordandosi della profonda crisi bilaterale durante il biennio 2017-2019. Il quadro politico è cambiato con il governo Conte II e adesso Draghi, che esprimono convergenze con Parigi. Bisogna rilevare anche l’eccellente lavoro delle diplomazie che con l’ambasciatrice italiana a Parigi, Teresa Castaldo, e l’ambasciatore francese a Roma, Christian Masset, hanno saputo riallacciare i rapporti nei vari settori problematici. Però questa crisi passata rimane in modo esplicito nella memoria dei responsabili che giustamente non danno più per scontato l’intesa bilaterale fra Parigi e Roma, e sono quindi attenti ad alimentare in modo continuo canali di comunicazione fra Parigi e Roma.

Da questo punto di vista va rilevato che in un recente incontro il ministro degli Esteri Luigi Di Maio e il collega francese Jean-Yves Le Drian hanno promosso un confronto fra le intelligence dei due Paesi sulla situazione libica, un notevole elemento di cooperazione se si ricordano gli attriti recenti.

La volontà di creare delle cinghie di comunicazione permanenti fra Parigi e Roma si ritrova anche nel progetto di trattato bilaterale che ultimamente sembra registrare convergenze in entrambi i Paesi, dopo che le diplomazie hanno lavorato sul testo. Anche lì, questo Trattato del Quirinale viene pensato come uno strumento di comunicazione e convergenza nel contesto delle politiche dell’Unione europea. Si tratta di un disegno politico di attenzione verso l’Italia che è stato ribadito da Beaune nei vari incontri e che incrocia la priorità data ai rapporti con Germania e Francia annunciata da Draghi nel suo discorso programmatico al Senato. La volontà di replicare fra Italia e Francia una forma di meccanismo che dà buoni risultati nel contesto franco-tedesco ben corrisponde al disegno di triangolazione annunciato dall’esecutivo italiano.

La visita di Beaune ha anche permesso al ministro francese di ribadire la sinergia con l’Italia in materia di vaccini, un elemento chiave dell’attuale momento. Da parte francese, la posizione di sovranità espressa da Draghi sull’esportazione di vaccini è stata apprezzata, anche perché espressa nell’ambito di un concetto di “sovranità europea”, un tema caro a Parigi.

Bisognerà però probabilmente a breve differenziare una sovranità europea nel campo tecnologico-industriale, sulla quale esiste un largo consenso in Italia e in Germania, da una visione sovrana nella difesa che deve tener conto della novità rappresentata dal rilancio atlantista dell’amministrazione di Joe Biden, un elemento molto significativo a Roma e a Berlino.

Ma sul primo punto, quello della necessaria strategia e protezione in materia di industria, tecnologia e commercio internazionale, dobbiamo ribadire le convergenze che sono state anche espresse da Beaune.

Che, inoltre, articola una visione delle dinamiche e degli strumenti europei, qualità rara nel contesto francese. Ciò permette un maggiore dialogo con un Paese come l’Italia che tradizionalmente concepisce la sua azione politica in corrispondenza delle partite a Bruxelles. Beaune esprime una convergenza di strumenti, ma illustra anche l’attenzione continua della Francia verso il punto cardine della politica italiana ed europea attuale, quel Recovery fund fortemente sostenuto da Macron. In sostanza Beaune è venuto a riaffermare, se c’è ne fosse bisogno, la convergenza francese con l’agenda Draghi.

Questa rinnovata comunicazione fra i due Paesi potrà a breve trarre un vantaggio indiretto della profonda conoscenza politica e umana sviluppata nel periodo trascorso a Parigi da un Enrico Letta che, tornando a un ruolo politico di primo piano in Italia, inciderà da questo punto di vista.

La crisi del Covid pesa sulle società europee che debbono trovare nella cooperazione e in alcune forme di generosità la forza di superare le difficoltà. Il Recovery fund è stato un segno di grande progresso europeo, che va adesso tutelato nello svolgimento dei piani di spesa. L’approfondimento delle relazioni bilaterali all’interno dell’Unione, per esempio fra Francia e Italia, rappresenta un tassello fondamentale della resilience europea, ma permette anche dopo la Brexit di pensare a un ritorno di un dialogo culturale che ha conosciuto nel passato una particolare fortuna.

(Foto: Twitter, @CBeaune)

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