Il neo direttore generale dell’Esa, Josep Aschbacher, ha presentato oggi la sua Agenda 2025. Punta a rendere lo spazio un settore di traino dell’economia europea, tra green e digitalizzazione. Al centro la riforma della governance e i nuovi rapporti con l’Ue, con qualche nodo ancora da sciogliere. E nel 2022 arriva lo “Space Summit”

Lo Spazio a servizio dello sviluppo europeo, tra trasformazione green, digitalizzazione e tecnologie innovative. È il disegno di Josep Aschbacher, da poco più di un mese direttore generale dell’Agenzia spaziale europea (Esa), che oggi ha presentato la sua Agenda 2025, un indirizzo strategico di 17 pagine per gli obiettivi e le priorità dei prossimi anni.

LE CINQUE PRIORITÀ

Le priorità in questione sono cinque. Prima di tutto, “il rafforzamento delle relazioni tra l’Esa e l’Unione europea”. In secondo luogo, “alimentare la trasformazione green e la commercializzazione digitale”, con un maggiore coinvolgimento degli attori privati. Terzo, “sviluppare lo spazio per la sicurezza”, con l’attenzione a nuove infrastrutture di monitoraggio e al tema della space debris. Quarto, “affrontare le sfide programmatiche principali”, tra cui si citano i lanciatori Vega C e Ariane 6, le missione esplorative, ma anche la partecipazione al programma Artemis. Quinto, “completare la trasformazione dell’Esa”, per un’agenzia più snella, con procedure burocratiche alleggerite e una più forte uguaglianza di genere.

VERSO LO SPACE SUMMIT

L’Agenda 2025 raccoglie i contributi degli Stati membri e il dibattito finora avviato sul tema. Punta a un orizzonte temporale che arriva fino al 2035, anche se si rivolge in particolare agli appuntamenti del prossimo anno. Aschbacher ha infatti annunciato il lancio per il 2022 dello “European Space Summit”, che dovrà “definire l’ambizione dell’Europa nello spazio per il prossimo decennio”. Potrebbe avvenire nell’ambito della Conferenza del futuro dell’Europa già programmata dall’Ue, e comunque prima del consiglio ministeriale dell’Esa che cadrà alla fine del prossimo anno.

LA GOVERNANCE EUROPEA

Il tema principale, nonché più delicato, riguarda la ridefinizione del ruolo dell’Esa nella nuova governance spaziale del Vecchio continente. Nasce dall’accresciuto peso in questo settore dell’Unione europea, pronta ad assumere un ruolo maggiore e già avviata a dotarsi di una sua agenzia, l’Euspa, frutto della trasformazione dell’attuale Gsa, che ha competenza sui programmi di navigazione satellitare. La Commissione europea si è dotata anche per questo di un’apposita direzione generale (Difesa, industria e spazio), rientrante nelle competenze del commissario al Mercato unico, il francese Thierry Breton, con in mano il portafoglio del programma spaziale dell’Ue: 14,8 miliardi in sette anni. I negoziati tra Esa e Ue proseguono, ha spiegato Aschbacher, concentrati in particolare sul Ffpa (Financial framework partnership agreement), cioè il quadro normativo con cui le due organizzazioni dovranno co-finanziare i futuri programmi.

IL NODO STRATEGICO

A livello di governance, secondo la nuova impostazione, che l’Agenda 2025 di Aschabcher segue, sarà l’Ue ad avere la gestione strategica dello Spazio continentale nei prossimi anni, lasciando all’Esa il ruolo di esecutore a implementatore, pur nel mantenimento della sua “indipendenza” quale agenzia esterna all’Unione. Non è un cambio da poco. Se, infatti, nell’Esa vige la regola dell’equo-ritorno (per cui gli investimenti degli Stati membri devono rientrare in forma di contratti industriali), lo stesso non accade per l’Ue. Numeri da guarda con attenzione, tenendo conto che l’Italia ha accresciuto il proprio ruolo in Esa nell’ultima ministeriale (Siviglia 2019), portando l’investimento a 2,3 miliardi di euro. Di quella cifra, a dicembre 2020, si registravano già ritorni per 1,3 miliardi in contratti all’industria italiana. Con il baricentro spostato sull’Ue, la regola dell’equo-ritorno verrebbe bene, accrescendo la competitività interna.

UN ASSE A TRE

È anche per questo che l’Italia lavora per stare al vertice della politica spaziale europea, rilanciando i rapporti con la Francia, ma premendo per coinvolgere la Germania. È quanto emerso nelle ultime settimane tra la visita a Roma del ministro d’oltralpe Bruno Le Maire, al Mise di Giancarlo Giorgetti, e le prime dichiarazioni spaziali di Bruno Tabacci, il sottosegretario delegato alla gestione delle politiche spaziali. Si tratta di riequilibrare i rapporti di forza, sulla scia di quanto avviene sul fronte del Digitale e della Difesa.

E I PROGRAMMI?

Per quanto riguarda i programmi. Sul fronte dell’Ue, nella lista di “priorità” già elencate da Breton, al primo posto c’è “il consolidamento e lo sviluppo dei programmi flagship”, Galileo per la navigazione satellitare, e Copernicus per l’osservazione della terra. Il secondo punto ha a che fare con l’aggiunta ad essi di una “terza gamba”, definita “connettività”. Riguarda il programma GovSatCom (per ora al via uno studio di fattibilità) che punta a garantire comunicazioni sicure per i governi, gli operatori istituzionali e per la gestione delle emergenze. Più in generale, ha ricordato Aschbacher, l’obiettivo è una massiccia infrastruttura che combini Internet ad alta velocità con i sistemi di navigazione e di osservazione della Terra. Nel frattempo, in attesa degli appuntamenti del 2022, per l’Esa la bussola resta quanto deciso a Siviglia a novembre 2019, tra le prossime sentinelle di Copernicus e le nuove versioni dei lanciatori (Ariane 6 e Vega C), per cui Aschbacher ha promesso una decisa spinta.

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