Una bellissima città ricca di storia ma povera di idee, senza una visione, senza un progetto. Fare della storia della città e delle sue pur latenti potenzialità e non della sua conservazione il trampolino per il futuro: questa la sfida dalla quale non si può sfuggire. Pubblichiamo un estratto del libro di Claudio Cipollini “Roma il coraggio di cambiare. Cosa fare per rendere la città moderna, sostenibile, europea”, edito da Gangemi, con la prefazione di Innocenzo Cipolletta

Roma ha alle spalle un coraggio mancato e di fronte un coraggio possibile. Negli ultimi venti anni hanno governato tutte le parti politiche vecchie e nuove, ma i numeri strillano con forza la situazione drammatica in cui versa la città eterna. Ecco allora un saggio che per la prima volta affronta la crisi che attanaglia la capitale d’Italia con metodologie innovative per la politica romana in grado di svegliare il gigante che dorme da oltre un decennio.

Scrive Innocenzo Cipolletta nella prefazione: Cipollini avanza diverse critiche a quello che oggi è Roma, ma sa che questa città non ha solo una grande storia ma anche un grande futuro che aspetta solo di essere avviato. Come? Cipollini risponde con un approccio che coniughi la politica con il management. Lascio volentieri al lettore di scoprire cosa si intende per un mix tra politica e management, ricordando che Cipollini è un esperto di management e, con generosità, ha riversato questa esperienza nelle problematiche di gestione di una città”.

Roma da cinquant’anni è ferma a 2,8 milioni di abitanti (mentre in Italia e in Europa sono aumentati di circa il 13%) e il confronto con le altre città europee e mondiali – secondo le più recenti classifiche internazionali – non la posiziona mai tra le prime sia se si tratti di turismo (solo 10ema in Europa), sia che si affrontino i temi della competitività (49esima su 120 città nel mondo), o quelli della sostenibilità (40esima su 100 città nel mondo) o se si consideri il Pil pro-capite (265esima su 1.348 aree provinciali in Europa). Le 19 università (purtroppo poco presenti nel complesso nelle classifiche internazionali) e alcune eccellenze imprenditoriali creano annualmente solo un quarto di start up innovative rispetto a quelle di Amsterdam e di Londra e sono oltre il 30% i giovani disoccupati contro una media del 15% in Europa. E, per finire, due terzi degli abitanti sono insoddisfatti in generale e tanto più lo sono per la mobilità (solo il 7% dei romani dà un voto superiore a 8/10) o per la situazione ambientale (il 45%), con una fiducia nei partiti che crolla a 2,7/10.

Dati che fotografano una capitale piena di ferite e alle quali le cure, pur importanti, fatte negli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso non hanno portato quel sollievo sufficiente per prendersi il ruolo che le spetta per storia e funzione. Insomma, una bellissima città ricca di storia ma povera di idee, senza una visione, senza un progetto. Fare della storia della città e delle sue pur latenti potenzialità e non della sua conservazione il trampolino per il futuro: questa la sfida dalla quale non si può sfuggire se si vuole cominciare a progettare una città sostenibile, europea e moderna nei prossimi dieci-venti anni. Per Roma la sfida è e sarà difficile. Solo per citare qualche esempio i costruttori romani dovranno necessariamente agire più in termini di rigenerazione, sostenibilità e programmazione che non di speculazione fondiaria.

Parimenti le piccole e medie imprese, dovranno adeguarsi al cambiamento dei mercati entrando nel mondo digitale, dell’innovazione e della sostenibilità e valorizzare la rete con le grandi imprese presenti. I beni culturali diventare di più e meglio leva di internazionalizzazione, così come i settori legati al turismo dovranno cambiare la strategia del “mordi e fuggi” e proporre formule innovative e adeguate alla nuove tipologie di domanda che stanno già nascendo insieme a  quelli connessi al commercio al dettaglio in conseguenza dell’entrata in gioco dell’e-commerce e della nuova logistica distributiva. La stessa industria dell’intrattenimento – altra realtà storica della città – sarà costretta a cambiare criteri e obiettivi per crescere e finalmente la Rai a diventare efficiente.

Esempi positivi da prendere ci sono in molte città in Europa e nel mondo che sono diventate sostenibili e competitive, come evidenziano le varie classifiche internazionali. Analizzarle e comprendere le motivazioni del successo dei progetti migliori dovrebbe essere il pane quotidiano di qualsiasi amministrazione e classe dirigente locale seria, competente e focalizzata sul bene comune.

Claudio Cipollini propone allora un cambiamento vero indicando alla politica un metodo (composto da vari strumenti quali tra gli altri la certificazione dei processi) che consentirebbe di fare piani attuabili e credibili, un metodo che viene dalla cultura della complessità e della programmazione, arricchito da competenze e responsabilità. Un sistema che, anche grazie a tecniche manageriali, sarebbe in grado di contribuire ad attuare concretamente i programmi elettorali troppo spesso frutto della ricerca del consenso e della lobby del cosiddetto “regime dell’Urbe” (come è definito da Ernesto d’Albergo e Giulio Moini quel consesso di interessi tra immobiliaristi, politici, esponenti del potere temporale del Vaticano e anche criminalità organizzata), più che dell’impegno su un progetto per il bene comune come dimostrano i confronti tra il prima e il dopo di questi ultimi venti anni e le tante occasioni perse (dalla cura del ferro al piano quadro di Rifkin per la terza rivoluzione industriale a Roma, dallo scheletro di Calatrava allo stadio della Roma).

Una proposta quella di Cipollini innovativa e praticabile, un metodo che, esaltando l’ascolto e la partecipazione dei cittadini e nel rispetto del ruolo della politica (pur nella sua fase di crisi ideale), lo porta nel saggio a individuare le sette priorità sulle quali intervenire con urgenza:
– un progetto complessivo a medio-lungo termine indispensabile per riportare la città ai livelli che merita;
– la vitalizzazione delle periferie dotandole di servizi, di poli culturali e di un’identità, creando così un sistema-città unitario;
– un’accessibilità basata su una rete su ferro e su parcheggi idonei;
– la pulizia come presupposto per il ben vivere;
– la promozione di una cultura viva atta a generare innovazione, latitante da troppi anni;
– la modernizzazione delle piccole imprese che altrimenti rischiano di morire di conservazione;
– la valorizzazione dei beni culturali e del turismo con approcci e progetti innovativi e attraenti.

Cipollini propone quindi le leve necessarie per avviare il cambiamento quali la capacità e le competenze per gestirne l’attuazione, un nuovo indispensabile “patto di condivisione” tra le élite e i cittadini, la riorganizzazione della macchina comunale con una proposta specifica per affrontare la ricostruzione post Covid-19 anche con i fondi che arriveranno con il Recovery Plan.

Utile per Cipollini è, infine, la costituzione di un organismo neutrale per analizzare i progetti e i programmi dei candidati e monitorare quello del sindaco che verrà eletto, valutandone i livelli di attuabilità e credibilità attraverso la verifica della fattibilità e della sostenibilità, dei tempi, dei costi e della soddisfazione dei cittadini.

“Gli italiani sono entrati in possesso di Roma e mai veramente la storia ha affidato ad una nazione una sede tanto sublime e mai ha imposto un compito più difficile e un dovere più severo: conservare e rinnovare la città di Roma, ridiventare grandi a contatto con la sua grandezza”, scriveva lo storico tedesco Ferdinand Gregorovius. 

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Claudio Cipollini è un manager esperto nelle tematiche dell’innovazione dello sviluppo locale maturate in Italia e all’estero in grandi gruppi imprenditoriali pubblici e nel privato. Dopo la laurea in architettura e il diploma in gestione e amministrazione aziendale è stato tra l’altro responsabile ambiente e direttore per l’innovazione a Bonifica (Iri-Italstat), direttore della valorizzazione del patrimonio a Ferrovie dello Stato Italiane, direttore generale di Metropolis (FS Italiane), di MediaCamere e ReteCamere (Camere di Commercio) e di Amam (Comune di Messina) e direttore dell’European Business Promotion Center (Shanghai, Cina). Attualmente sta gestendo l’avvio di alcune start up di imprese e di volontariato. È stato professore a contratto sulle tematiche del non profit e della responsabilità sociale d’impresa alla Sapienza, Università di Roma. Ha pubblicato, oltre vari articoli e contributi, La Mano Complessa – Condivisione e collaborazione per la gestione dei territori (2011 ETS); L’innovazione integrata – Imprese e amministrazione pubblica: nuovi paradigmi digitali per un progresso sostenibile (2012 Maggioli). Ha ideato e diretto la prima rivista italiana sulla progettazione ambientale VIA progettare nell’ambiente.

(Foto- Pezzi – 2012 – scritto, fotografato e diretto da Luca Ferrari come evoluzione di un reportage fotografico iniziato nell’estate del 2009 per raccontare il Laurentino 38, quartiere periferico a Sud di Roma, pubblicato per la prima volta in I linguaggi della comunicazione/Communication languages, Anno IV – N. 3, ottobre 2012, Fausto Lupetti Editore)

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