Il discorso di Vladimir Putin all’Assemblea della Federazione lascia tanti interrogativi. Sul futuro del suo partito Russia Unita, in caduta libera di consensi. Sul caso Navalny, le mosse in Ucraina, la campagna per Sputnik. L’analisi di Mara Morini (Università di Genova) e Igor Pellicciari (Università di Urbino/Luiss)

Nel mezzofondo, le “lepri” tengono alto il ritmo della gara per lanciare chi sta dietro a prestazioni cronometriche altrimenti impensabili. Similmente l’analisi che segue il commento della prim’ora si muove su sentieri da questo già tracciati e ha il privilegio di scegliere quelli più sicuri da percorrere.

L’ottima trilogia di commenti (nell’ordine di Giovanni Savino, Vincenzo Ligorio e Gregorio Baggiani) comparsi a caldo sul discorso di Vladimir Putin del 21 Aprile 2021 all’Assemblea della Federazione, permette di arrotondare per eccesso aspetti già anticipati su queste pagine.

E incrociare i contenuti della relazione sullo “Stato dell’Unione alla russa” (tra gli aspetti americani mutuati da Mosca nella sua prassi istituzionale) con quanto detto il giorno dopo (22 Aprile) nell’intervento da remoto di Putin al Summit sul Clima e nell’incontro bilaterale al Cremlino con Alexander Lukashenko.

I tre momenti si integrano a vicenda e sottolineano con chiarezza l’agenda politica di Mosca da qui alla fine dell’anno.

Primatus Politicae (Internae)

Hanno dominato i temi di politica interna, passati e futuri. Divisi tra rivendicazione dei risultati nella gestione della pandemia e l’annuncio di piattaforme programmatiche di vasti interventi economico-sociali per l’enorme classe medio-bassa statale e para-statale, base del consenso di Putin nel paese.

Ha segnato per il Cremlino l’inizio della campagna elettorale che porterà alle consultazioni parlamentari di Settembre 2021, il cui kick off è tuttavia stato abilmente anticipato da Alexei Navalny, con il suo audace ritorno in Russia. Resta incerto il futuro del super-partito governativo Russia Unita, da tempo in caduta verticale di consensi.

Se resisterà perdendo altri pezzi oppure diventerà bad company aprendo la strada a una (o più) nuove formazioni partitiche con cui l’establishment cercherà di rispondere alle emergenti istanze nel paese; dal regionalismo, all’ecologia, alla lotta alla corruzione, alla difesa del welfare. Il fatto che si punti di nuovo sulla carta del carisma di Putin – che beneficia del ritorno alla politica in presenza – tradisce che una decisione a riguardo ancora non è stata presa.

Para bellum

Le ultime battute del discorso del presidente russo hanno riguardato le dinamiche di politica internazionale e hanno avuto una certa eco nei media Occidentali per i toni insolitamente perentori. Il messaggio è stato chiaro: sarà la Russia a determinare la “linea rossa” (cit.) nei rapporti con gli altri paesi, non il contrario. Se ci saranno sconfinamenti in aree che considera di suo interesse vitale, la reazione del Cremlino sarà “asimmetrica, rapida e dura” (cit.). Sono termini non casuali che riflettono il crescente ruolo nella politica estera del Cremlino del ministro della Difesa, Sergej Shoygu, il cui peso nella compagine di Governo è arrivato agli stessi ragguardevoli livelli del capo della diplomazia, Sergej Lavrov.

Lo smantellamento dell’esercito russo ai confini dell’Ucraina orientale di queste ultime ore conferma che si è trattato dell’ennesima intimidazione a mo’ di avvertimento, piuttosto che della premessa di un temuto attacco militare diretto russo per la soluzione della questione nel Donbass. Era peraltro venuto meno il fattore sorpresa che rimane una costante della strategia militare russa.

Sputnik V

Nel rinnovare il riferimento al vaccino russo contro il Covid, Putin conferma che questo al momento è il principale asset strategico per la Russia sul piano internazionale prima ancora che interno. Nell’incrocio da tempesta perfetta dell’ultimo anno tra pandemia, guerra del greggio, crollo del rublo, crisi economica, riforme costituzionali, crisi in Bielorussia, guerra armeno-azera, caso Navalny – la scoperta e l’uso geo-politico dello Sputnik V è stato l’unico capitolo giocato (e vinto) da Mosca in attacco.

Rapporti con gli Usa

Sorprende l’assenza di toni polemici diretti agli Usa o anche solo di un riferimento diretto come a Davos a Gennaio 2021.  Come colpiscono partecipazione e tono costruttivo di Putin alla Conferenza sul Clima, organizzata peraltro dalla Casa Bianca. Caduta al culmine di rapporti tesissimi russo-americani (dalle gravi accuse personali di Joe Biden a Putin, al richiamo dell’ambasciatore russo a Washington, alle reciproche espulsioni di diplomatici, fino alla tensione sul Mar Nero e alle nuove sanzioni USA). E’ un segnale distensivo che segue la telefonata di Biden a Putin per un summit tra i due e dice dell’efficacia del lavoro svolto da John Kerry – inviato speciale Usa per il Clima (ma evidentemente più di questo). Dopo l’incontro informale con Lavrov in India, Kerry è volato a Pechino, ottenendo la partecipazione alla Conferenza anche di Xi Jinping – non scontata, dopo il duro scontro Usa-Cina nel bilaterale in Alaska.

Bielorussia e Ucraina

Le prime linee rosse di demarcazione dell’interesse nazionale di Mosca sono in Ucraina e Bielorussia. Con Kiev, il gioco è condotto da Putin con la ricordata mossa del ritiro dell’esercito e offrendo un incontro a Mosca con Volodimir Zelensky, dopo avere declinato l’invito del Presidente ucraino nel Donbass. Con Minsk il rapporto è più saldo politicamente, economicamente e militarmente nel timore che un Occidente a trazione Biden possa sfilare anche la Bielorussia dall’orbita russa. Ne esce rafforzato Lukashenko, che Mosca da tempo vorrebbe sostituire con un nuovo leader – che però non riesce né a trovare né tantomeno ad imporre.

L’elefante nella stanza

Normale che non vi sia stato nessun riferimento al “caso Navalny” nel discorso di Putin anche se è notizia positiva e forse segnale di apertura del Cremlino la fine dello sciopero della fame del blogger ed il concedergli visite mediche indipendenti. I dati diffusi sulle manifestazioni a favore dell’oppositore (dai 15.000 ai 25.0000 partecipanti) dicono che il sostegno in suo favore non è cresciuto. Questo sia per le azioni repressive nei confronti di manifestazioni non autorizzate, sia anche per una nota diffidenza nei suoi confronti in larga parte della pubblica opinione russa.

Resta tuttavia l’incognita politica se Navalny, per molti uscito troppo presto allo scoperto, a sua volta corra in solitaria. O piuttosto sia lepre per un soggetto nelle retrovie, magari dall’interno. Pronto a scattare al rush finale.

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