Nicolò Santin è un giovanissimo talento di origini trevigiane, laureato in Economia e gestione delle aziende presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Inserito da Forbes tra i 100 under 30 più promettenti è fondatore di Gamindo, la prima realtà al mondo che trasforma il tempo investito dai gamers in soldi da donare in beneficenza. Scopriamo maggiori dettagli in questa intervista. 

Ciao Nicolò, ci puoi spiegare brevemente cos’è per te Gamindo? 

Gamindo per me è la realizzazione di un’idea e, più in generale, di un sogno. L’idea di Gamindo, una soluzione per permettere alle persone di donare senza spendere giocando ai videogiochi, mi è venuta quando studiavo all’Università Ca’ Foscari di Venezia. Ho avuto la fortuna di trovare un professore che mi aiutasse ad approfondire questa idea come tesi di laurea magistrale e il risultato finale è stato un elaborato da quasi 700 pagine. L’idea, poi, si è trasformata in realtà con l’incontro del mio socio, Matteo Albrizio. Senza di lui, Gamindo non esiterebbe. E poter lavorare ogni giorno su un prodotto che vuole consentire di convertire il tempo speso giocando ai videogiochi in donazioni, con persone straordinarie come Matteo e molti altri ragazzi, per me è davvero un sogno.

Da dove nasce la tua passione per il non profit?

Credo che nasca dai miei genitori, che mi hanno sempre trasmesso i valori dell’altruismo e della solidarietà. Per me è davvero importante che ci sia sempre un “impatto” in tutto quello che faccio. E l’impatto per me si declina in termini economici, sociali e ambientali

L’Italia è tra i primi 10 Paesi al mondo per consumo di videogiochi ma non per produzione. Cosa ne pensi in merito? Come è possibile diminuire questo gap? 

Credo che siano fondamentali investimenti rilevanti per attirare ulteriori capitali e soprattutto talenti da tutto il mondo. L’Italia non è certo conosciuta a livello mondiale per la tecnologia. Siamo conosciuti per il cibo, le auto, la moda e l’arte. Dobbiamo continuare a valorizzare questi settori ma provare anche a esplorarne di nuovi. E non bastano decreti da un paio di milioni per diminuire il gap tra consumo e produzione di cui parli. Sicuramente è un inizio, ed è meglio di niente, ma non credo che sia certamente abbastanza per dare il turbo al settore.

Gamindo unisce gaming e CSR. Quali sono stati gli elementi di congiunzione fra questi due mondi apparentemente lontani e qual è stata la reazione degli utenti per questa innovazione? 

Le nuove generazioni, ma non solo, giocano sempre di più ai videogiochi e sono sempre più attente al tema della sostenibilità e della responsabilità sociale delle imprese. Nel mondo ci sono ormai oltre 2.7 miliardi di gamers e l’età media del videogiocatore è di 34 anni. Insomma, persone di tutte le età. E proprio queste persone richiedono sempre più alle aziende di avere un impatto sul mondo. Vogliono aziende che prendano posizione su determinate tematiche sociali, ambientali ed economiche. Con Gamindo abbiamo visto da parte degli utenti un grandissimo interesse per questa nuova forma di donazione a zero costo e alto tasso di divertimento! Giocare ai videogiochi, se non se ne abusa, fa bene e rilassa le persone. Con Gamindo molti utenti ci hanno confidato di sentirsi ancora meglio perché percepiscono proprio che il loro tempo ha un valore, visto che con le loro partite poi possono donare in beneficenza.

Per molti anni il settore del gaming è stato sottovalutato. Qual è il  valore aggiunto che può portare e dove? 

Il gaming non è una minaccia ma un’opportunità.
Il gaming non è una minaccia ma un’opportunità.
Il gaming non è una minaccia ma un’opportunità. 

Dovrebbero farlo scrivere sulla lavagna, in stile Bart Simpson, a tutti gli scettici. Ci sono numerosi progetti e ricerche che dimostrano che i videogiochi hanno un grandissimo potenziale non solo per far divertire le persone, ma anche per educarle e per farle socializzare.

Ripeto: Il gaming non è una minaccia ma un’opportunità. 

C’è un gran parlare di gamification, un pò come è avvenuto con il green. Cosa ne pensi e in che modo bisognerebbe approcciarsi a questo tema?

Io credo moltissimo nella gamification, l’utilizzo di meccaniche di gaming in contesti che non sono ludici. Pensiamo al recruiting, il marketing, il non profit, la sostenibilità, il fitness e molto altro. Sono proprio elementi come punti, classifiche, sfide, badge e livelli a stimolare le persone e spingerle a certi comportamenti in modo coinvolgente e divertente. Ovviamente non bisogna “abusare” di questa parola e soprattutto è sbagliato pensare che sia sufficiente inserire alcune di queste meccaniche per aver successo. È necessario uno studio approfondito e delle specifiche competenze per poter implementare al meglio un sistema di gamification.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Mi piacerebbe molto esplorare anche il mercato B2C con giochi rivolti al pubblico finale e non per le aziende. Con il B2B però sono molto felice perché stiamo imparando moltissimo e stiamo collaborando con aziende che mai avrei pensato prima. Preparatevi… ci sarà da divertirsi nei prossimi mesi! :)

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