Dopo il nuovo attentato a Washington DC il clima è teso ma ben diverso da quello di gennaio, spiega a Formiche.net Antonio Di Bella, corrispondente Rai a Washington, già direttore di Rai News 24 e Rai 3. Cronaca di un Paese profondamente diviso, ma sulla via della ricostruzione

Venerdì a Washington un venticinquenne ha investito con l’auto due poliziotti di guardia presso la barricata intorno a Capitol Hill, ancora in piedi dopo l’assalto del sei gennaio. L’aggressore, di nome Noah Green, ha poi schiantato la macchina contro lo sbarramento ed è uscito con un coltello in mano. Green è stato ucciso a colpi di pistola dalle forze dell’ordine presenti sulla scena. Uno degli agenti che ha investito, William Evans, è deceduto, mentre l’altro è rimasto ferito.

“Possiamo parlare di un episodio isolato e non di un’azione politica eversiva”, ha commentato con Formiche.net Antonio Di Bella, corrispondente Rai a Washington, già direttore di Rai News 24 e Rai 3, in libreria con “L’Assedio” (Rai Libri), un crono-racconto dell’assalto al Capitol del 6 gennaio. Da quello che sappiamo finora, spiega, Green “era motivato da psicosi e manie di persecuzione verso CIA e FBI, aggravate dalla sua situazione personale difficile”.

Dalla pagina Facebook di Green è emerso il profilo di una persona in difficoltà, piegata dagli ultimi mesi di pandemia; aveva scritto di aver lasciato il suo lavoro e di aver affrontato “paura, fame, perdita di ricchezza”. Era seguace di Louis Farrakhan, ex leader religioso della Nation of Islam, un movimento con elementi di islamismo e nazionalismo afroamericano che ha avuto Malcolm X tra i propri membri.

Sabato le bandiere americane volavano a mezz’asta per ordine del presidente Joe Biden. L’attacco di Green “viene a cadere in una Washington ancora scossa dall’assalto, quello sì organizzato, a Capitol Hill del sei gennaio scorso, di cui sono stato testimone personale”, racconta Di Bella al telefono. A causa dell’attacco istigato personalmente da Donald Trump sono morti tre poliziotti, uno per mano dei manifestanti e due per suicidio, indotto dallo stress, il giorno seguente.

Le barricate attorno all’edificio sono rimaste su da allora, non senza proteste, e gli eventi di ieri hanno testimoniato che “proteggere la casa degli americani come l’ambasciata in Iraq” non è assurdo come può sembrare. Tocca abituarsi a vedere le divise kaki in giro, ha chiosato Di Bella. Stavolta però la Guardia Nazionale è intervenuta subito, a differenza di gennaio, segno che il livello di guardia – come la tensione – rimane alto.

“Mi ha colpito come la gente per strada ringraziasse gli uomini della Guardia Nazionale”, ha detto il corrispondente, che ha descritto un’attitudine fiduciosa nei confronti delle forze dell’ordine “talvolta inefficienti o addirittura complici, ma che hanno pagato il prezzo più alto rispetto alla violenza”. Dopo il sei gennaio la polizia appare “sconfitta, bastonata e umiliata”, ma i cittadini non l’hanno disconosciuta, anzi. Il poliziotto ucciso dai manifestanti trumpiani è stato sepolto con grandi onori, e lo stesso accadrà per Evans, ha detto Di Bella.

Si è trattato dell’azione di un lupo solitario non riconducibile a nessun gruppo, più frutto del disagio sociale che dell’ideologia (peraltro datata) di Nation of Islam. Come le recenti sparatorie di Boulder e Atlanta, l’evento tratteggia un’America profondamente divisa e attraversata da tensioni anche etniche, esacerbate dalla pandemia e dalle frizioni nate attorno a movimenti come Black Lives Matter.

La differenza cruciale è la risposta dall’alto: chi soffiava sulle fiamme del malcontento non siede più nell’Ufficio Ovale, e il nuovo presidente ha promesso di dedicarsi all’impresa di ricucire i crepacci nella società americana. Ne è la prova il clima a Washington, i cittadini tesi ma fiduciosi nelle forze dell’ordine, che a loro volta non si scontrano con insurrezioni violente e insulti razzisti ma con episodi che, per quanto gravi, sono indipendenti l’uno dall’altro. L’intervento fulmineo della National Guard e la reazione bipartisan della politica indicano un netto cambio di rotta per the soul of the nation.

Condividi tramite