Il ministro degli Esteri sarà lunedì a Washington per celebrare i 160 anni di relazioni diplomatiche tra i due Paesi e per incontrare l’omologo Blinken. Ecco gli incontri preparati dall’ambasciatore Varricchio

Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio sarà lunedì a Washington per incontrare il segretario di Stato americano Antony Blinken. È il primo ministro in assoluto (oltre che tra i colleghi Ue) a essere ricevuto dalla nuova amministrazione statunitense.

Al centro del confronto tra i due – il secondo in poche settimane dopo quello a margine della ministeriale Nato di fine marzo – diversi temi accomunati da un intento sempre più chiaro con l’arrivo a Palazzo Chigi di Mario Draghi: il rilancio delle relazioni transatlantiche. Lo dimostra la partecipazione del ministro Di Maio a un evento dell’Atlantic Council, in agenda martedì, dedicato ai 160 anni di relazioni diplomatiche tra i due Paesi. Tra gli altri ospiti delle celebrazioni anche la speaker della Camera Nancy Pelosi, l’ex segretario di Stato Madeleine Albright, l’ex presidente del Consiglio Giuliano Amato, il presidente di Fincantieri e di Ispi Giampiero Massolo, il vicepresidente di Google Karan Bhatia e e l’ambasciatore italiano Armando Varricchio, che tra poche settimane lascerà Washington per Berlino dopo aver operato sotto tre presidenti (Barack Obama, Donald Trump e Joe Biden).

Il diplomatico ha apparecchiato per il ministro una serie di incontri con i principali think tank statunitensi, aziende e associazioni di amicizia tra i due Paesi come la National Italian American Foundation.

Si parlerà dunque di Cina, con un’Italia sempre più lontana da quella che due anni fa firmata il memorandum d’intesa sulla Via della Seta; di Russia, con il caso di spionaggio su cui l’Italia ha dimostrato un forte orientamento atlantista; di Africa, viste anche le recenti visite del ministro Di Maio in Libia con il presidente Draghi e in Mali. Sarà l’occasione per il capo della diplomazia italiana di aggiornare di persona l’omologo statunitense che ha scommesso sulla cooperazione tra Washington e Roma in Libia e negli altri fronti caldi, a partire dal Sahel. Non mancheranno passaggi sul G20, che quest’anno l’Italia presiede, sul clima (l’Italia è co-partner del Regno Unito per la Cop26) e sul rientro degli Stati Uniti nel Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite che Roma è pronta a favorire.

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