Il cda apre all’ingresso di 212 nuovi membri, il 92% sono europei. Ma alcuni si presentano sotto bandiere diverse: Huawei, per esempio, tramite la filiale tedesca. E questa apertura fa sorgere alcuni dubbi sulla visione geopolitica. Ecco quali

Palantir, Huawei e Alibaba entrano nel cloud europeo Gaia-X. Il 29 marzo scorso consiglio di amministrazione del progetto europeo ha data il via libera all’ingresso di 212 nuove aziende ed enti di ricerca che sono diventate ufficialmente membri il 31 marzo.

Quasi il 40% dei nuovi membri sono aziende di cloud. Il 36% associazioni di utenti, università e aziende pubbliche. Il 25% startup. Oltre il 92% dei nuovi membri è europeo (primi Paesi: Francia e Germania con 98 membri; segue l’Italia con 37). Gli altri sono soprattutto asiatici e nordamericani. “Il grande interesse a diventare membri di Gaia-X conferma che gli obiettivi di Gaia-X sono importanti e che molti attori del mercato vogliono assicurarsi che Gaia-X sia un successo”, si legge nella nota.

Ma spesso la bandiera sventolata non è quella “classica”. Si pensa a Cisco, Ibm e Microsoft, statunitensi che si presentano sotto la bandiera belga. O a un’altra statunitense come Google, che arriva con bandiera irlandese. Per Amazon, invece, quella lussemburghese. Tecnica adottata anche dalle cinesi. Come Huawei, che si presenta attraverso la filiale tedesca Huawei Technologies Duesseldorf GmbH. E come Alibaba Cloud, che arriva via Singapore.

Ma non è detto che membri come Palantir, Huawei o Alibaba Cloud per esempio riescano a ottenere l’etichetta Gaia-X. Che, si legge nella nota, “sarà assegnata alle soluzioni che soddisfano i criteri definiti nelle prossime settimane dal consiglio di amministrazione e sulla base dei lavori del comitato tecnico e del comitato delle regole di politica. Le aziende che si affidano a un servizio conforme a Gaia-X assicureranno che le soluzioni siano conformi alla legge europea, che offra la portabilità dei dati, i più elevati standard di sicurezza dei dati, e la trasparenza sull’uso dei dati e le normative applicabili, la garanzia di reversibilità e tutto i criteri che riflettono l’obiettivo di Gaia-X”.

L’ingresso di colossi cinesi fa emergere alcuni dubbi. Gaia-X aveva visto la luce come sforzo di sovranità e autonomia europea (tra Stati Uniti e Cina). Poi però, dopo aver concesso spazio (un poco) agli americani, ora si apre a giganti cinesi. Così sorgono due domande. Ha ancora senso questo progetto? O è forse la prova che a Bruxelles non si è riusciti a prendere una decisione netta per affrontare il futuro tecnologico e geopolitico dell’Unione?
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