Dall’ipersonica agli investimenti, dalla Pesco ai partenariati pubblico-privati. Ecco i dieci punti-chiave per ispirare una difesa missilistica adatta agli scenari attuali, densi di sfide e in rapida evoluzione. Lo studio dell’Istituto affari internazionali (Iai) presentato ieri con Lorenzo Guerini

Serve un approccio “integrato, ad ampio spettro e lungo termine alla difesa missilistica” dell’Italia, inserito nel quadro Nato, pronto a cogliere le opportunità della Difesa europea, e basato su certezza programmatica e finanziaria. È quanto afferma il nuovo studio dell’Istituto affari internazionali (Iai), “Europe’s missile defence and Italy: capabilities and cooperation”, a cura di Alessandro Marrone e Karolina Muti, con i contributi di numerosi esperti internazionali. È stato presentato ieri durante un evento web a cui hanno preso parte il ministro Lorenzo Guerini, il capo di Stato maggiore della Difesa Enzo Vecciarelli, dell’ad di Leonardo Alessandro Profumo, il presidente dell’Aiad Guido Crosetto e dell’ad di MBDA Italia Lorenzo Mariani.

IL QUADRO

A determinare l’esigenza di rivedere la difesa missilistica è un quadro internazionale mutato, in cui spiccano trend quali “l’indebolimento delle istituzioni multilaterali, la globalizzazione, la progressiva perdita del vantaggio tecnologico dell’Occidente, e la comparsa di diversi attori non statali che influenzano le relazioni internazionali”. C’è soprattutto il fattore tecnologico, a partire dalla rivoluzione dell’ipersonica, capace di cambiare gli equilibri.

LE SFIDE

“La sfida posta dai sistemi in grado di volare a velocità ipersonica non è del tutto nuova – si legge nello studio – tuttavia la nuova generazione di armi si distingue per la capacità di condurre la maggior parte del volo all’interno dell’atmosfera, riducendo così drasticamente il tempo necessario per raggiungere l’obiettivo”. Si somma agli aspetti più tradizionali: “La guerra civile nello Yemen dimostra come l’uso dei missili balistici stia diventando la norma anche nelle cosiddette guerre per procura (proxy wars), dal momento che le tecnologie in questione sono ormai alla portata di diversi attori”. Di più: “missili da crociera, dai subsonici agli ipersonici, complicano la definizione del quadro della minaccia, necessaria per l’elaborazione di una difesa adeguata”. Di conseguenza, “si ritiene che un approccio multilivello costituisca il metodo difensivo più efficace”.

GLI AVVERSARI

A preoccupare sono soprattutto le armi degli avversari strategici. Lo studio dello Iai analizza i missili balistici e da crociera di sette Paesi che non fanno parte dell’Alleanza Atlantica: Cina, Corea del Nord, Corea del Sud, India, Iran, Israele e Russia. Per quanto riguarda l’Orso russo, “ha mantenuto un notevole arsenale missilistico, grazie a importanti attività di modernizzazione e aggiornamento, e sta attualmente lavorando alla produzione di missili ipersonici, nel quadro di un atteggiamento al quanto conflittuale nei confronti dell’Occidente”, spiegano gli esperti.

C’è poi l’ascesa di Pechino: “Il calcolo strategico alla base dell’impegno cinese di no-first-use potrebbe subire variazioni alla luce degli sviluppi nelle capacità di attacco a lungo raggio degli Stati Uniti”. Per l’Iran, “i missili balistici rappresentano un’opzione di attacco extra-territoriale e un’alternativa ai velivoli di prossima generazione che, a causa delle sanzioni internazionali cui è soggetta, Teheran non ha potuto permettersi o non è riuscita a procurarsi”. Chiude il quadro più preoccupante la Corea del Nord: “Prima di ottenere un proprio arsenale nucleare, guardava ai missili balistici con eguale interesse, che è poi ulteriormente aumentato con la possibilità di dotare i vettori di testate nucleari”.

TRA NATO…

Per l’Europa, la difesa da tutto “si inserisce strutturalmente nel più ampio sistema Nato di deterrenza e difesa”. La difesa aerea e missilistica integrata (Iamd) dell’Alleanza comprende la sopraccitata Lallistic missile defense (Bmd), e “mira alla protezione sia del territorio europeo, nel quadro della difesa collettiva, sia delle forze alleate dispiegate nei teatri operativi, da missili balistici a corto e medio raggio”. Il pilastro fondamentale della Bmd alleata in Europa è “lo European Phased Adaptive Approach (Epaa) statunitense, con il sistema americano Aegis Ashore schierato in Romania (nei prossimi anni anche in Polonia, ndr) e le navi Aegis per la Bmd spiegate in Spagna, il sistema radar basato in Turchia, e l’infrastruttura di comando e controllo situata in Germania”.

…E UE

Anche l’Unione europea sta incrementando l’attenzione al tema, sulla scia del rafforzamento della difesa comune. Spicca, tra i progetti della Pesco, il Twister, “che intende sviluppare un intercettore endo-atmosferico in grado di ingaggiare sia missili balistici a raggio medio e intermedio, sia sistemi ipersonici”. Rappresenta “probabilmente – notano gli esperti – lo sviluppo più interessante a livello europeo, poiché vede la partecipazione degli stati membri dell’Ue con maggiori capacità militari, ovvero Francia (leader del progetto), Germania, Italia e Spagna, oltre che Finlandia e Paesi Bassi”. Contribuirà “sia alla Iamd della Nato, sia all’autonomia strategica europea nel settore, aumentando così l’interoperabilità tra gli alleati e condividendo i costi”. Dovrebbe diventare operativo entro il 2030.

UN QUADRO ALLEATO

In tale quadro si inseriscono i dieci suggerimenti per l’Italia, sviscerati nello studio dello Iai dopo un’attenta analisi dei maggiori Paesi nel quadro Nato (Usa, Germania, Francia, Regno Unito, Polonia). Sono “dieci punti-chiave” a cui “l’approccio italiano alla difesa missilistica dovrebbe ispirarsi”, alla luce “sia dell’inasprimento delle minacce missilistiche, compreso lo sviluppo di armi ipersoniche, sia dell’evoluzione del panorama euro-atlantico”. Il primo punto riguarda l’integrazione nel quadro Nato, che “rimane la pietra di volta strategica e operativa della difesa missilistica dell’Europa”, elemento che “destinato ad acquisire ulteriore rilevanza nell’ambito della rinnovata attenzione dell’Alleanza alla difesa collettiva e alla deterrenza nucleare”. Pertanto, spiega lo studio, “l’Italia dovrebbe assicurarsi che le proprie azioni siano sempre coerenti con il sistema alleato di Iamd e con i requisiti stabiliti attraverso il Nato Defence Planning Process (Ndpp)”.

DALL’EUROPA ALLO SPAZIO

Il secondo punto concerne la cooperazione europea che, “portata avanti principalmente, ma non soltanto, tramite le iniziative Ue, è diventata il canale principale per lo sviluppo efficace e sostenibile di robuste capacità di difesa missilistica”. Lo studio suggerisce di pianificare sviluppo capacitivo e industriale “instaurando un rapporto di cooperazione con i principali alleati europei – vale a dire Francia, Germania e possibilmente Regno Unito e Polonia – e preferibilmente utilizzando gli strumenti messi a disposizione dalla Pesco e dal Fondo europeo per la difesa”. Il terzo e quarto punto sono dedicati al segmento spaziale, sempre più coinvolto nel quadro delle difese missilistiche. “Al fine di affrontare le minacce missilistiche attuali e future, è necessario disporre di una serie di sensori in grado di trovare, identificare e tracciare i missili avversari”. Di più: “Vi sarà una crescente necessità di costellazioni di satelliti al fine di rilevare i missili sin dal momento del lancio – principalmente tramite sensori termici a infrarossi – consentire una comunicazione veloce e sicura attraverso i nodi del sistema di difesa missilistica, e contribuire a contromisure quali la guerra elettronica e non solo”. Su questi elementi, spiegano gli esperti, “l’Italia dovrebbe mantenere un alto grado di sovranità operativa e tecnologica”.

INVESTIMENTI E BILANCI

In quinto luogo, “l’Italia dovrebbe riconoscere che le armi ipersoniche rappresentano sia la minaccia attualmente più preoccupante che la prossima frontiera tecnologica”. Si suggeriscono dunque adeguati investimenti in ricerca e sviluppo in questo particolare segmento, nell’ambito di quello che afferma il sesto suggerimento: “la continuità degli investimenti italiani è una priorità che influenza profondamente la posizione del Paese; ora più che mai, è necessario fare chiarezza sulla dotazione di bilancio prevista in un orizzonte di medio-lungo termine”.

IL RUOLO DEI PRIVATI

Aiuterà lo sviluppo dei partenariati pubblico-privati (ottavo punto). “Il peggioramento del quadro strategico e l’accelerazione dell’innovazione tecnologica – si legge nello studio – richiedono un dialogo tempestivo, sistematico e costante tra le forze armate e l’industria, così che essi possano lavorare insieme alla valutazione delle minacce, la determinazione dei requisiti, i rischi e le opportunità presentate dallo sviluppo di nuove capacità”. Sul lato prettamente pubblico, il nono suggerimento spiega che, “quanto a difesa missilistica, le forze armate italiane necessitano di un salto di qualità in termini interforze, un aspetto che, finora, continua ad essere insoddisfacente”. Infine, lo Iai spiega che occorre “sfruttare i vantaggi offerti dalla propria posizione geografica per mitigarne gli svantaggi”. Si tratterebbe di valorizzare ulteriormente il ruolo italiano nel quadro alleato.

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