La nuova responsabile Esteri della segreteria dem di Letta annuncia un’interrogazione al governo su Navalny. Sul vaccino russo avverte: “Non possiamo farci confondere le idee e pensare che l’unico ostacolo sia l’Ema”.  E su Ucraina e caso Biot…

Lia Quartapelle, nuova responsabile Esteri nella segreteria dem di Enrico Letta, non intende mollare il punto della difesa di Alexei Navalny, il dissidente russo in carcere da inizio febbraio che ha fatto sapere tramite i suoi avvocati di essere “gravemente malato”. A Formiche.net la capogruppo del Partito democratico in commissione Esteri della Camera annuncia un’interrogazione al governo.

Che cosa chiedete?

Vogliamo tenere alta l’attenzione sul tema chiedendo al governo quali iniziative abbia in programma. Va detto che rispetto ai precedenti questo esecutivo si è dimostrato sin da subito più attivo, presente e serio sui diritti in Russia.

La Russia è un Paese con cui i rapporti appaiono tesi. Specie dopo il caso di Walter Biot, l’ufficiale della Marina italiana arrestato mentre passava segreti a un militare russo.

Vorrei sottolineare che solleviamo la vicenda di Navalny non come ritorsione rispetto alla questione che riguarda l’ufficiale Biot. Quest’ultima rappresenta un grave atto ostile per il quale sosteniamo tutte le iniziative che il governo italiano intende e intenderà intraprendere nei confronti di un esecutivo che a parole dice di volere dialogo con l’Italia ma nella pratica utilizza anche questi metodi, tra i tanti, per attentare alla coesione della nostra nazione, dell’Unione europea e della Nato.

Sono tanti i temi di confronto oggi tra Occidente e Russia. Continuiamo con l’Ucraina. Le recenti tensioni sono un test per l’Italia?

Più che per i singoli governi, credo che siano un test per la risolutezza dell’Europa e degli Stati Uniti nel sostenere il governo del presidente Volodymyr Zelensky. In epoca Covid dobbiamo dimostrare che noi, come Occidente, non ci siamo dimenticati di una serie di crisi che ci riguardano da vicino.

Altra tema scottante: i vaccini. Molti governatori, anche del suo partito, sono tornati a invocare il ricorso al russo Sputnik V.

È necessario distinguere due piani. In primo luogo c’è la questione dell’efficacia, che compete all’Agenzia europea del farmaco. Se il vaccino russo passerà i test, saremo tutti contenti di avere un nuovo vaccino. Ma oltre al piano scientifico ce n’è uno legato alla produzione in Europa e alla disinformazione.

Partiamo dalle sue perplessità sulla produzione.

In alcuni ambienti si sta facendo strada l’idea che senza il vaccino Sputnik V non batteremo il virus. La popolazione russa è di 146 milioni e i vaccinabili sono 110 milioni. Da un’indagine della Commissione europea la Russia è in grado di produrre non più di 55 milioni di dosi, di cui il 40% in patria e il resto all’estero. Tradotto: la disponibilità non copre neppure le esigenze nazionali russe. Non possiamo farci confondere le idee su questo punto.

In che senso?

È sembrato, da alcuni annunci, che bastasse firmare un contratto per avere Sputnik V e che l’unico ostacolo fosse l’Ema. Ma non è così. L’ostacolo è l’arretratezza industriale russa.

Prima sottolineava un secondo elemento: la disinformazione.

Il Copasir se ne occuperà a breve e vale la pena attendere le conclusioni delle attività di approfondimento. Però non sfuggono alcuni elementi: l’apertura dell’account Twitter del vaccino russo, certe dichiarazioni che trovano spazio sempre negli stessi ambienti, le immagini dei manager russi che girano con le valigette pronte a firmare contratti. Se si pensa bene è una campagna per acquisire spazi di produzione in Europa.

E se si pensa male?

Se si pensasse male questa sembrerebbe una delle tante campagne di disinformazione condotte dalla Russia. L’ultimo caso simile è l’infodemia dell’anno scorso, nei primi mesi della pandemia Covid-19. Esistono prove che si è trattato di una campagna alimentata da ambienti stranieri e di Stato russi. Non dimentichiamo che alcuni attori statuali non occidentali sono molto interessati a inserirsi nel dibattito online dei nostri Paesi polarizzando la discussione: non vogliono sostenere punto di vista ma semplicemente alimentare il conflitto. E in un momento critico come questo hanno gioco molto facile.

Anche sul vaccino?

Chi ha un ruolo istituzionale deve cercare di spiegare bene cosa sta facendo e perché: firmare 4 milioni di contratti Sputnik V e sostenere che è colpa dell’Ema se il vaccino russo non arriva è un’informazione quantomeno parziale. Vorrei aggiungere un altro elemento.

Prego.

Riguarda il nostro ambasciatore in Russia. Bene che si sia vaccinato seguendo i protocolli del Paese in cui è accreditato. Le perplessità che da più parti sono state sollevate sull’uso politico che la Russia fa della questione Covid avrebbero suggerito più sobrietà. Meglio se questo giusto atto di tutela sanitaria non avvenisse a favore di telecamere.

Prima ha parlato di “attori statuali non occidentali”. Si riferisce anche alla Cina?

Anche in questo caso cito il rapporto del Copasir, che ha identificato nella Cina, oltre alla Russia, un attore dell’infodemia che ha colpito il nostro Paese l’anno scorso.

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