Resilienza, lavoro, politiche monetarie e impatti distributivi sono alcuni degli insegnamenti della pandemia. L’analisi di Leonardo Becchetti

È proprio di un atteggiamento costruttivo e positivo nei confronti della vita trarre lezioni anche dagli eventi più negativi. La pandemia di lezioni ce ne ha date moltissime.

Di seguito quelle che ritengo essere le più importanti.

Primo, le politiche monetarie e fiscali espansive possono fare moltissimo per alleviare gli shock e migliorare la qualità della nostra vita. Le banche centrali hanno un potere enorme (limitato solo dal rischio inflazione) e lo hanno usato sterilizzando parte del debito e pagando di fatto il conto salatissimo di questa crisi e l’aumento di spesa pubblica necessario per tutti i sostegni erogati a famiglie e imprese. Non avrebbe senso (e non accadrà) tornare a idee come il pareggio di bilancio. La pandemia ci ha proiettato in terreni macroeconomici inesplorati di cui dobbiamo mettere a fuoco tutte le potenzialità.

Secondo, lo shock ha avuto impatti distributivi enormi. Alcuni settori e cittadini non sono stati colpiti ed hanno addirittura migliorato la loro condizione (il settore farmaceutico, le vendite online, i dipendenti pubblici e delle grandi imprese private comunque tutelati), altri sono stati investiti in pieno (trasporti, spettacoli dal vivo, ristorazione, commercio). Le politiche economiche devono attenuare gli effetti distributivi venendo in soccorso delle categorie più colpite.

Terzo, la parola più importante che abbiamo imparato durante la crisi è resilienza, ovvero capacità di rispondere agli shock rialzandosi ed attutendone gli effetti negativi. La resilienza durante la pandemia è stata aiutata dalla capacità di spostare sul digitale parte o tutte le attività, dalle compensazioni all’interno dei nuclei familiari tra soggetti più e meno colpiti dallo shock, da risorse psicologiche misurate da interessanti studi recenti che hanno messo in evidenza come molti italiani hanno rivalutato il valore della loro vita e hanno sentito più forte il senso della loro vita, delle relazioni e della comunità unita dalla battaglia contro un nemico comune. Adam Smith ricorda che la qualità della vita di relazioni dipende dal “fellow feeling”, il sentire comune che è a sua volta rafforzato quando si vivono assieme eventi “forti” anche se negativi.

Quarto, vivevamo pensando che esistesse una sola modalità di relazione nel lavoro, quella faccia a faccia in presenza. La pandemia ci ha insegnato che (in alcuni lavori più che in altri) possiamo usare altre due modalità (quella faccia a faccia a distanza propria dei webinar e quella dove spazio e tempo non coincidono come nelle interazioni sulle liste whatsapp). È evidente che con tre opzioni invece di una sola la produttività e la capacità di armonizzare vita di relazioni e vita professionale (integrando cura, lavoro, formazione e tempo libero) aumenterà sensibilmente…

Se non dimenticheremo le lezioni della pandemia.

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