Con la scusa della pandemia, il regime venezuelano studia una nuova legge per controllare i contenuti sulle piattaforme digitali e limitare ancora di più la libertà di espressione e informazione

Nicolás Maduro non demorde nel suo tentativo di censurare i social network, ultimo bastione della libertà di stampa e di espressione in Venezuela.

Il ministro della Comunicazione e Informazione, Freddy Ñáñez, ha detto che presenterà al Parlamento un progetto di legge per controllare le piattaforme digitali. L’idea è creare una normativa legale per limitare i contenuti che sono condivisi in maniera digitale. Questo nuovo regolamento sarebbe incluso nella polemica Legge di Responsabilità di Radio e Televisione, con cui il regime venezuelano ha chiuso e rimosso le concessioni satellitari a molte emittenti di tv e di radio.

La Cnn spiega che la proposta arriva dopo la morte per Covid-19 del presentatore Dave Capella. La scomparsa è stata molto commentata sui social perché mentre il giornalista era ricoverato, la famiglia ha organizzato una raccolta fondi per pagare le cure. Due comici venezuelani, Jean Mary Curro e Alex Goncalves, hanno messo in discussione lo stato di salute di Capella durante una trasmissione sui social chiamata “Nos reiremos de esto” (Rideremo di questo). Dopo la morte di Capella i due comici si sono scusati pubblicamente, ma il Procuratore generale del Venezuela, Tarek William Saab, ha annunciato l’apertura di un’indagine penale per “incitazione all’odio” e l’ordine di cattura contro Curro e Goncalves.

Poche ore dopo, la scrittrice venezuelana, Milagros Mata Gil è stata arrestata insieme al marito, il poeta Juan Manuel Muñoz – entrambi ultra settantenni -. L’accusa è la stessa, incitazione all’odio, tramite un post pubblicato su Facebook in cui la scrittrice criticava al governo per la gestione della crisi sanitaria del Covid-19. Mata Gil e Muñoz sono stati rilasciati dopo 24 ore ma con libertà condizionata.

Carlos Correa, direttore dell’ong Espacio Público, ha detto alla Cnn che sono aumentati i casi di repressione e censura con la scusa della Legge contro l’odio.

Condividi tramite