Il Senato degli Stati Uniti ha confermato la nomina di Joe Biden per il vertice della Nasa. Sarà Bill Nelson, già senatore e astronauta, a guidare l’agenzia nei prossimi anni. Saranno dominati dalle ambizioni di colonizzare la Luna e contraddistinti dall’era del “New Space”, con Elon Musk a guidare la schiera di privati ormai coinvolti a tutto spiano nelle strategie extra-atmosferiche

“Consenso unanime”. Con questa formula, senza un voto formale non essendo emerso alcun parere contrario nei suoi confronti, Bill Nelson è stato confermato dal Senato degli Stati Uniti quale nuovo amministratore della Nasa. Nominato da Joe Biden, si appresta a guidare l’agenzia in anni che si preannunciano particolarmente intensi per lo Spazio, dominati dalle ambizioni di colonizzare la Luna e contraddistinti dall’era del “New Space”, con Elon Musk a guidare la schiera di privati ormai coinvolti a tutto spiano nelle strategie extra-atmosferiche.

IL PROFILO

Classe 1942, di Miami, Bill Nelson ha rappresentato la Florida per il partito democratico al Senato dal 2001 al 2019, vincendo tre corse elettorali. Già insegnante e giornalista, nel 1986, viaggiando a bordo dello Space Shuttle, è diventato il primo membro della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti (dove sedeva dal 1979) a superare l’atmosfera, secondo a Capitol Hill solo a Jake Garn, il senatore con cui si era addestrato e che arrivò in orbita l’anno prima. L’esperienza spaziale è stata utile alla successiva lunga attività parlamentare, durante la quale Nelson è stato relatore di molteplici programmi nel campo, spesso responsabile della supervisione della Nasa, grande sostenitore dei progetti di esplorazione (e del budget) dell’agenzia in questi campi. A bordo dello Shuttle, nel 1986, insieme a lui viaggiò anche Charlie Bolden, che Nelson ha poi sostenuto nella posizione di amministratore della Nasa durante l’amministrazione Barack Obama.

LA SUCCESSIONE

Ora la carica passa a lui dalle mani di Steve Jurczyk, che l’ha ricoperta in qualità di “acting” dallo scorso 20 gennaio, ereditata da Jim Bridenstine, l’uomo che Donald Trump aveva scelto per il vertice dell’agenzia, alla cui nomina Nelson si era opposto nel 2018 sostenendo che la Nasa avesse bisogno “di un professionista esperto, non di un politico”. L’insediamento è previsto per la prossima settimana. Intanto, da Jurczyk sono già arrivati i complimenti e gli auguri al nuovo numero uno, accompagnati da quelli di numerosi senatori e membri della Camera, e dalle maggiori associazioni industriali, che plaudono al “consenso unanime” registrato al Senato.

I TEMI IN AGENDA

Per Nelson, o meglio per la Nasa, l’attuale amministrazione ha chiesto un budget per il 2021 pari a 24,7 miliardi di dollari, un aumento del 6,3% rispetto allo scorso anno, con 325 milioni in più per Artemis (sugli 850 del 2020), il programma elaborato dall’amministrazione Trump per riportare l’uomo (e la prima donna) sulla Luna entro il 2024. L’esecutivo di Biden ha confermato il programma, e lo stesso Nelson nelle ultime settimane ha promesso impegno per portarlo avanti, pur ammettendo la possibile revisione della tabella di marcia. Tutto ciò interessa direttamente il nostro Paese, che ha già aderito ad Artemis e che presenta ambizioni pressoché complete in termini di contributi industriali. Si va dal Gateway (già ufficiale attraverso l’Esa) ai moduli di superficie, passando per i sistemi che consentiranno di tele-comunicare dalla Terra alla Luna.

LA LINEA DI MUSK

La prima grana per Nelson potrebbe arrivare proprio dalla Luna. È recentissima l’assegnazione da parte della Nasa del contratto “Human Landing System”, per 2,9 miliardi di dollari, per la realizzazione del sistema che permetterà agli astronauti di scendere sulla superficie. Ha vinto il progetto StarShip targato SpaceX, l’azienda del visionario miliardario Elon Musk. Le aziende che guidavano le altre due cordate (Blue Origin e Dynetics) hanno espresso nei giorni scorsi formale protesta per l’esito della gara, paventando ufficiali ricorsi contro la decisione della Nasa. Come ci spiegava il generale e astronauta Roberto Vittori, grande conoscitore dello Spazio a stelle e strisce, “la cosa che ha sorpreso da parte della Nasa è stata la scelta di uno soltanto dei tre progetti in corsa; la vera decisione era, per l’appunto, tra sottomettersi a SpaceX e cercare di tenere in vita anche delle alternative, che in tutta onestà fanno fatica rispetto all’azienda di Musk; la decisione è ora chiara, così come le sue conseguenze”. Quali? “Da adesso in poi non ci sarà, genericamente, il filo del pensiero statunitense per lo Spazio, ma ci sarà la linea di SpaceX e di Elon Musk”. Una linea che, probabilmente, anche Nelson dovrà seguire.

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