Dopo un anno di passione, la nostra, fra pandemia, rassegnazione, solitudine, ecco la speranza. Questa Pasqua sia per tutti, davvero, di resurrezione. Gli auguri di monsignor Vincenzo Paglia, Gran cancelliere del Pontificio istituto teologico per le Scienze del matrimonio e della famiglia

La Pasqua di quest’anno arriva dopo un anno di passione. Un sabato santo che dura da mesi e mesi. E siamo ancora immersi in un clima di paura e anche di molte tensioni.

Sembra che sia impossibile rotolare quella pietra pesante che chiude la tomba. La tradizione cristiana ci dice che Gesù, durante il sabato santo, è stato negli inferi per liberare i giusti.

Potremmo dire che in questo lungo sabato santo Gesù è sceso negli inferi del mondo, in quegli inferni provocati dalla pandemia, dalla guerra, dalla violenza, dall’ingiustizia, dalla fame, dalla solitudine, da un egocentrismo che spinge e chiudere gli occhi sugli altri per salvare solo se stessi.

Tutti gli innocenti che sono morti sono stati raccolti dal Risorto. In questi giorni l’angelo bianco della Pasqua – quello che ha parlato alle donne accorse al sepolcro (per alcuni evangelisti erano più di uno) – parla anche a noi con le stesse parole di allora: “Non abbiate paura!”. Eccome se ne abbiamo!

Ma l’angelo aggiunge: “Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso, è risorto, non è qui”. È il cuore della fede cristiana che da duemila anni percorre le strade del mondo e i cuori degli uomini e delle donne.

Questa Pasqua ci chiede di essere angeli che annunciano la vittoria dell’amore, con le parole e con i gesti. Le distanze fisiche non allentino a vicinanza dell’amore. La Pasqua ci porti a sperare sempre, anche contro ogni speranza. Cristo ha vinto il Male. L’amore è più forte della morte!

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