Il Nord Stream 2 è uno degli ultimi legami tra la Russia in declino economico e l’Europa occidentale, e Mosca è molto più dipendente da queste entrate di quanto non lo sia l’Europa dal gas naturale russo. Dunque il gasdotto deve diventare parte di una strategia transatlantica più ampia. Il commento di Nicola De Blasio, senior fellow del Belfer Center (Harvard)

Nord Stream 2 è un gasdotto che corre sotto il Mar Baltico. Una volta completato potrà spostare fino a 55 miliardi di metri cubi all’anno di gas naturale dalla Russia alla Germania. Ma nonostante il progetto sia guidato dalla Gazprom, di proprietà dello Stato russo, e cofinanziato da cinque grandi compagnie europee (la francese Engie, l’austriaca OMV, l’anglo-olandese Royal Dutch Shell, le tedesche Uniper e Wintershall), la proprietà politica risiede fermamente a Berlino.

Dato che il gasdotto aggira le linee di rifornimento che percorrono l’Ucraina, gli Stati Uniti lo percepiscono come uno strumento russo per indebolire Kiev e rinsaldare la presa sul mercato energetico europeo. L’amministrazione Biden, su pressione del Congresso, ha manifestato la sua opposizione al progetto in più occasioni. Recentemente il Segretario di Stato americano Blinken ha avvertito che “qualsiasi entità coinvolta nel gasdotto Nord Stream 2 rischia sanzioni statunitensi e dovrebbe abbandonare immediatamente i lavori” ma ha anche ammesso che, in fin dei conti, la decisione di completare il progetto spetterà a coloro che lo guidano.

A dire la verità i progetti di infrastrutture energetiche di questa portata sono sempre molto difficili da fermare una volta approvati, ma l’impegno tedesco di completare il gasdotto non dovrebbe essere visto solamente come il risultato di considerazioni economiche, o un errore geopolitico. Anche i governi europei che si oppongono al progetto raccomandano cautela riguardo all’imporre sanzioni unilaterali su compagnie europee, che potrebbero unire l’Europa contro le loro applicazioni extraterritoriali e causare risentimento verso gli Stati Uniti, che peraltro importano miliardi di dollari in gas naturale russo ogni anno.

La vera sfida di fondo da affrontare è che, dopo quattro anni in cui il presidente Trump ha trattato l’Europa come un rivale economico e messo in discussione il valore della Nato, la percezione europea degli Usa è cambiata parecchio. Secondo un sondaggio di fine 2020 commissionato dall’European Council on Foreign Relations, il 53% degli europei concorda sul fatto che “non ci si può fidare degli americani” dopo che questi hanno votato per Trump nel 2016. Le maggioranze di diversi Stati europei chiave hanno perso la fiducia nei confronti di parti della classe politica americana e credono che l’Europa non possa più contare sugli Usa in qualità di partner solido.

Molti europei hanno tirato un sospiro di sollievo quando a novembre Joe Biden è diventato il presidente eletto, e sperano che la nuova amministrazione riporterà Washington alla “normalità”. Tuttavia c’è ancora preoccupazione riguardo a come sarà il Partito repubblicano in futuro, e se questa ritrovata “normalità” sarà accettabile per l’elettorato americano che ha votato per il presidente Trump.

Secondo lo stesso sondaggio, gli europei ritengono anche che la Cina diventerà più potente degli Stati Uniti entro un decennio e preferirebbero mantenere una posizione neutrale tra le due superpotenze. Il rapporto con la Cina è già una sfida fondamentale per il futuro dell’Occidente, impedire che la Russia diventi un satellite della Cina dovrebbe essere un imperativo geopolitico. Inoltre, poiché l’amministrazione Biden dovrà mettere in atto politiche per competere in modo più efficace con Pechino, gli Stati Uniti devono poter fare affidamento sul supporto dei loro alleati europei – e non affrontare spettatori passivo-aggressivi.

Il Nord Stream è uno degli ultimi legami tra la Russia in declino economico e l’Europa occidentale, e Mosca è molto più dipendente da queste entrate di quanto non lo sia l’Europa dal gas naturale russo. Dunque il gasdotto deve diventare parte di una strategia transatlantica  più ampia, che combina obiettivi politici a breve termine per far fronte al comportamento aggressivo di Mosca e uno sforzo a lungo termine per mantenere la porta aperta a una relazione più cooperativa.

Guardando al futuro, né gli Stati Uniti né l’Europa possono aspettarsi di scoraggiare e contenere concorrenti antagonisti in tutto il mondo unilateralmente. I beneficiari di un continuo stallo sarebbero solo coloro che hanno motivi per opporsi a un rinnovato partenariato tra democrazie transatlantiche. Il successo è possibile ma richiederà flessibilità e una chiara comprensione delle esigenze interne su entrambe le sponde dell’Atlantico.

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