Sì al multilateralismo e al potenziamento del controllo degli armamenti, ma non a ogni costo. È per questo che, dopo la proroga per il trattato New Start, l’amministrazione Biden confermerà la scelta di Trump di uscire dal trattato Open Skies. Tornarvi, hanno spiegato gli Usa agli alleati, manderebbe “un messaggio sbagliato” a Mosca

Tornare nel trattato Open Skies manderebbe il “wrong message” alla Russia. È per questo che l’amministrazione di Joe Biden conferma la decisione presa lo scorso anno da Donald Trump, ovvero recedere dagli accordi sui “cieli aperti”, almeno stando alla nota diplomatica che gli Stati Uniti hanno inviato agli alleati, resa nota oggi in esclusiva da DefenseNews. Lunedì scorso, il dipartimento di Stato guidato da Tony Blinken ha dichiarato che nessuna decisione è ancora stata presa dall’attuale amministrazione. Eppure, la comunicazione fornita agli alleati, datata 31 marzo, spiega perché gli Usa non torneranno all’interno degli accordi.

IL TRATTATO

Le ragioni sono le stesse che furono alla base della decisione ufficializzata nel 2020 sull’uscita dal trattato, ovvero le accuse di violazioni alla Russia e l’ormai superamento dell’approccio dell’osservazione aerea. Firmato a Helsinki nel 1992 ed entrato in vigore dieci anni dopo, il trattato sui cieli aperti (Open skies), ha (o aveva) l’obiettivo di promuovere la trasparenza sulle attività militari di osservazione aerea condotte dai Paesi membri introducendo il principio dell’osservazione reciproca. Nella pratica, questo concetto permette agli Stati parte del trattato di “sorvegliarsi” apertamente a vicenda, in modo da assicurare a tutti i partecipanti una chiara visione sulle operazioni militari di ciascuno. Concedendo quote di osservazione aerea pari a quelle concesse agli altri, la ratio è evitare malintesi e limitare escalation dovute a informazioni parziali o fraintendimenti di intenzioni.

LE RAGIONI DI WASHINGTON

A partire dal 2019 gli Stati Uniti hanno però manifestato una certa insoddisfazione. Questo perché i satelliti hanno ormai efficacemente sostituito i velivoli nella fornitura di servizi di osservazione. Inoltre, secondo gli Usa, Mosca avrebbe approfittato delle ampie maglie del trattato stravolgendone la finalità. Già due anni fa, i funzionari diplomatici americani fornirono ai colleghi europei informazioni classificate per dimostrare come la Russia abbia utilizzato il trattato targetizzando le infrastrutture critiche americane.

I TIMORI

Tra i timori americani (noti da anni in tal senso) c’erano gli avanzati sensori russi a bordo dei Tupolev Tu-154, ma anche il rischio che i velivoli di Mosca riprendessero le forze americane (ad esempio in Polonia) durante il sorvolo verso il Paese da osservare (ad esempio la Germania), una fase in cui il trattato Open Skies impone di non effettuare riprese. In più, c’è la possibilità di limitare le osservazioni ad altri Paesi, cosa che la Russia avrebbe fatto ripetutamente per le richieste relative all’enclave di Kaliningrad (nel cuore dell’Europa), zona a crescente militarizzazione. Da qui si è originata la scelta di recedere, ufficializzata un anno fa, con conseguente stop definitivo al programma per sostituire i due vecchi aerei OC-135 destinati alle missioni “cieli aperti”. Da qui anche la conferma ora dell’amministrazione Biden. Perché? Perché “accettare di rientrare in un trattato che la Russia continua a violare invierebbe il messaggio sbagliato a Mosca e minerebbe la nostra posizione sul più ampio programma di controllo degli armamenti”, si legge nella nota diplomatica.

LA SCELTA DI BIDEN

Certo, la conferma della scelta da parte di Biden risulta stridente. A novembre il neo presidente aveva condannato l’uscita da Open Skies, dicendo che avrebbe “esacerbato le crescenti tensioni tra l’Occidente e la Russia e aumentato i rischi di errori di calcolo e conflitti”. Eppure ha poi prevalso la linea dura su Mosca (si vedano il caso Navalny e le tensioni in Ucraina). Interrogato sulla nota diplomatica da DefenseNews, un portavoce del dipartimento di Stato ha affermato che “non è stata presa alcuna decisione sul futuro della partecipazione degli Stati Uniti al Trattato sui Cieli Aperti”. Gli Usa, ha aggiunto, “stanno esaminando attivamente le questioni relative al trattato e si consultano con i nostri alleati e partner; la continua inosservanza da parte della Russia è uno dei tanti fattori pertinenti”.

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