Uno studio israeliano parla di una presunta debolezza del vaccino Pfizer sulla variante sudafricana del Covid, ma ce ne sono altri con risultati diversi. Ora la sospensione di J&J sulla base di una manciata di casi di trombosi. Dati scientifici e statistiche complesse sono diventati argomenti da chiacchiera al bar, mentre negli Usa si discute sui “selfie dei vaccinati”

Anche il vaccino Pfizer è obiettivo di critiche e polemiche. Uno studio dell’Università di Tel Aviv, Israele, ha sollevato il dubbio sull’efficacia del farmaco contro la variante sudafricana del Covid-19. L’agenzia Reuters riferisce che l’analisi è stata fatta su 400 persone positive al virus, e altrettante persone non vaccinate.

Per i ricercatori, sebbene estremamente protettivo, il vaccino “probabilmente non offre lo stesso livello di protezione contro la variante sudafricana del coronavirus rispetto ad altre forme del virus”.

L’INVITO DI FAUCI

Lo studio non è stato ancora sottoposto a peer review, cioè, la revisione paritaria che nell’ambito della ricerca scientifica si riferisce alla procedura di valutazione, ma comunque la notizia è arrivata su tutti i giornali del mondo.

Sul caso si è dovuto pronunciare persino Anthony Fauci, direttore del National Institute of Allergy and Infections Diseases degli Stati Uniti. L’immunologo alla guida della task force americana contro il Covid ha spiegato che è necessario stare attenti a trarre conclusioni non contestualizzate sui vaccini, perché ci sono stati altri studi su Pfizer e la variante sudafricana. Chi non è addetto ai lavori in materia di ricerca scientifica probabilmente non ha dimestichezza sui numeri e le interpretazioni.

JOHNSON & JOHNSON COME ASTRAZENECA?      

Anche il vaccino della Johnson & Johnson è travolto dalle polemiche per pochissimi casi di trombosi nei pazienti a cui è stata inoculata la monodose. In totale i casi sono stati sette, di cui quattro gravi. Tre di questi si sono registrati negli Stati Uniti, dove sono state vaccinate 5 milioni di persone con Johnson & Johnson.

L’Agenzia europea per i medicinali (Ema) sta studiando i fascicoli per determinare il contesto e possibili collegamenti con il vaccino, anche se per ora non è stato identificato un rapporto causale chiaro. Per Peter Arlett, capo di analisi dell’Ema, il numero di casi di trombosi con Johnson & Johnson è molto basso in confronto al numero di persone che hanno ricevuto il farmaco: “Credo che sarebbe giusto dare un seguito a questo problema ma su tutti i vaccini”.

I PROBLEMI DEGLI ALTRI

Mentre in Europa l’ossessione collettiva sembra riguardare l’azienda e l’efficacia del vaccino (tutti sono diventati esperti), negli Stati Uniti è aperto il dibattito sugli effetti collaterali dei farmaci. Per questo il The New York Times pubblicato una sorta di “posta del cuore” sul vaccino, raccogliendo le inquietudini dei lettori. Da “ho sentito che le donne possono soffrire più effetti collaterali dopo il primo vaccino” (falso) fino a “non ho avuto nessun effetto secondario, vuole dire che il vaccino non ha funzionato?” (falso). Della serie, se succede perché succede, e se no, perché no…

Intanto, tra le tv è scontro sui “selfie dei vaccinati”. Brian Stelter, conduttore della Cnn, ha criticato il fatto che i colleghi della Fox News non stanno postando abbastanza selfie dopo avere ricevuto il vaccino contro il Covid. “È davvero importante vedere tutti questi conduttori televisivi, personalità, che si mostrano mentre ricevono il vaccino – ha detto Stelter durante il programma Reliable Sources – questo tipo di comunicazione è davvero stimolante “.

Rachel Maddow di Msnbc era “davvero spaventata dall’ago, ma si è vaccinata lo stesso e ha pubblicato un selfie per dare il buon esempio. Quindi, mi chiedo: dove si vaccinano le star di Fox?”.

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