Giuseppe Leotta, Presidente dell’AMMI (Associazione nazionale dei magistrati militari) risponde all’articolo di Giancarlo Capaldo pubblicato da Formiche.net. Abolire la giurisdizione militare in tempo di pace? Meglio ampliarne le competenze così da aggiornare il codice (che risale al 1941) per armonizzare la materia e alleviare il carico della giustizia ordinaria. La discussione, anche con la politica, è aperta

Ho letto su Formiche.net l’intervento di Giancarlo Capaldo che, partendo dal c.d. caso Biot (ossia dell’Ufficiale di Stato Maggiore di recente arrestato per fatti di «spionaggio»), affronta il tema dei possibili conflitti di giurisdizione tra la magistratura ordinaria e la magistratura militare.

Giuseppe Leotta
Giuseppe Leotta

Ovviamente non voglio in alcun modo entrare nella vicenda, sulla quale indagano due Procure della Repubblica – quella ordinaria e quella militare di Roma -, ma trovo di particolare interesse il tema sollevato da Capaldo della “opportunità della coesistenza, nel nostro ordinamento in tempo di pace, della giustizia militare accanto a quella ordinaria”, per usare le sue parole.

Concordo con lui sulla necessità che la giurisdizione militare, oggi davvero troppo limitata, sia finalmente ampliata: da molti anni si discute di questo tema e da parte della magistratura militare si è sempre segnalato come il codice penale militare sia antico (risale al 1941), non esaustivo e non aggiornato, creando problemi di compatibilità tra le due giurisdizioni.

La strada alternativa che Capaldo segnala, ossia quella che il Legislatore si limiti a sopprimere la magistratura militare in tempo di pace con l’attribuzione della sua giurisdizione alla magistratura ordinaria, è stata già percorsa di recente, ma il progetto governativo che la ipotizzava non aveva considerato che i tribunali militari sono previsti dalla Costituzione (articolo 103), che non può essere modificata da una legge ordinaria.

La questione sostanziale resta comunque la seguente: vi sono ancora ragioni per mantenere in Italia la magistratura militare in tempo di pace? Noi pensiamo che la risposta debba essere positiva, perché il sistema militare, per le sue caratteristiche, ha bisogno di un organo giudiziario specializzato che ne conosca le dinamiche specifiche e che sia in grado di dare una risposta rapida alle esigenze di giustizia di quel comparto.

Da molto tempo e con forza proponiamo una soluzione normativa che razionalizzi il riparto di giurisdizione, trasferendo alla giustizia militare una serie di reati oggi sottoposti al giudice ordinario, quando siano commessi da militari, in occasione del servizio e ai danni di altri militari o dell’amministrazione militare (sto, ovviamente, semplificando concetti giuridicamente più complessi).

Anche in questi mesi ne stiamo discutendo con le forze politiche e con i colleghi della magistratura ordinaria associata e speriamo di trovare un punto di visione comune e condiviso.

Giancarlo Capaldo

Questa soluzione avrebbe una serie di effetti positivi, pari o maggiori rispetto a quelli indicati per la scelta opposta: non avrebbe bisogno di alcun provvedimento attuativo e opererebbe immediatamente e senza costi; permetterebbe di utilizzare efficientemente le risorse della magistratura militare (che è un ordine giudiziario professionale, che applica le stesse regole processuali e ordinamentali e ha le medesime garanzie di autonomia e indipendenza della magistratura ordinaria); allevierebbe il carico della giustizia ordinaria, notoriamente oberata da molte migliaia di procedimenti; permetterebbe di definire una serie di procedimenti penali a carico di militari in tempi ragionevoli.

Ci auguriamo che anche su Formiche.net si possa utilmente discutere di tali questioni e che la discussione aiuti a trovare le migliori, le più utili e le più rapide soluzioni.

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