Diplomacy first. I primi cento giorni di Joe Biden alla Casa Bianca confermano il tornante della politica estera americana. I prossimi cento diranno se è parentesi, o rivoluzione. Russia, Cina, Iran, ecco gli ostacoli sul percorso. L’analisi di Brian Katulis, Senior Fellow del Center for American Progress (Cap)

A tre mesi dal suo giuramento, la pandemia e la ripresa economica sono rimaste il centro di gravità del presidente americano Joe Biden, nonostante abbia posto le basi per una nuova politica estera.

Nell’ultimo mese Biden ha iniziato a muoversi sullo scenario internazionale inviando un chiaro segnale di quali siano le sue priorità negli affari globali. Cina, Iran, relazioni transatlantiche, cambiamenti climatici. I primi cento giorni nello Studio Ovale hanno avuto un solo motto: diplomacy first. Nei prossimi cento giorni una serie di potenziali minacce alla sicurezza globale potrebbero impattare sulla sua revisione della politica estera americana.

Le relazioni fra Cina e Stati Uniti

Il principale nodo da sciogliere rimane il rapporto fra Cina e Stati Uniti. Il summit in Alaska di marzo è apparso di ghiaccio da fuori, ma, lontano dai riflettori, il dialogo è proseguito e ha via via preso una piega più pragmatica. I due Paesi rimangono agli antipodi su molti fronti, inclusa la sicurezza regionale, la cybersecurity e gli affari economici, ma l’inviato speciale per il Clima John Kerry ha blindato un nuovo accordo bilaterale per lavorare insieme sui cambiamenti climatici alla vigilia di un grande evento sul clima che l’amministrazione Biden terrà questa settimana.

Gli alleati in Asia e in Europa

Il Segretario di Stato Anthony Blinken ha viaggiato in Asia e in Europa per incontrare gli alleati e discutere di un nuovo quadro per la cooperazione in vari settori. Certo, non mancano sfide e difficoltà nel parlate all’unisono. In Europa, nonostante il cambio di toni di Washington e un approccio più cooperativo, molti interrogativi rimangono senza risposta. Cosa farà l’Europa con la Russia, il Nord Stream 2, l’economia globale, la tecnologia e le tasse?

Una nuova diplomazia per l’Iran

I dialoghi internazionali per l’accordo sul nucleare iraniano del 2015 a Vienna sono ancora una priorità per l’amministrazione Biden e una delle più impattanti sul corso con le altre potenze globali. Il fatto stesso che la diplomazia americana si sia riseduta al tavolo e cerchi un dialogo costruttivo è un segno importante. L’attacco alla struttura nucleare iraniana ad aprile, insieme a una serie regolare di attacchi e incidenti in Medio Oriente, servono a ricordare quanto velocemente gli eventi nel mondo reale possano impattare l’approccio “diplomacy first” di Biden.

Le implicazioni diplomatiche della decisione di Biden sull’Afghanistan

La decisione del presidente Biden di ritirare tutte le truppe americane dall’Afghanistan a partire da inizio settembre ha avviato un acceso dibattito. Diversi hanno sollevato legittimi dubbi sulle possibili minacce alla sicurezza che potrebbero emergere dalla decisione. Una ripetizione di quel che è successo in Iraq tra il 2012 e il 2014 dopo che, alla fine del 2011, tutte le truppe americane hanno abbandonato il Paese. La cosa più interessante da monitorare nelle prossime settimane sarà come questa decisione impatterà il dialogo diplomatico per un nuovo accordo politico in Afghanistan, e se la situazione della sicurezza sul campo avrà ripercussioni sui negoziati fra governo afgano e Talebani.

Gli effetti di lungo periodo del Covid-19

Altre sfide per la politica estera di Biden si mostreranno nel medio-lungo periodo. La pandemia rimane una sfida enorme per molto Paesi nel mondo, anche se la campagna vaccinale altrove, specie negli Stati Uniti, ha visto una brusca accelerazione. La nomina da parte di Biden di Gayle Smith per guidare la diplomazia vaccinale americana è una mossa importante per gli sviluppi globali del virus, e gli osservatori internazionali dovrebbero guardare con attenzione cosa intende fare l’America sul fronte dei vaccini nei prossimi mesi con un surplus di dosi in arrivo.

L’economia globale

L’amministrazione Biden ha fatto del legame fra la politica estera e la ripresa economica domestica un punto chiave della sua narrazione con lo slogan “una politica estera per la classe media”, ma non ha ancora svelato i dettagli né spiegato cosa significhi concretamente. Il Segretario al Tesoro Janet Yellen in un discorso del 5 aprile ha offerto un’ampia spiegazione di quale sarà l’impegno economico globale degli Stati Uniti e avanzato una proposta per una tassa minima per le multinazionali. Un altro esponente-chiave dell’amministrazione, la Rappresentante per il Commercio Katherine Tai, giocherà un ruolo importante nella definizione dell’agenda, specialmente nei confronti della Cina.

Le altre crisi di sicurezza

Oltre alla pandemia e alla crisi economica, ci sono altre tensioni che ribollono e potrebbero presto eruttare. La Russia ha ammassato le sue truppe al confine ucraino, e la Cina continua a minacciare Taiwan e a condurre una diplomazia assertiva in giro per il mondo. In qualsiasi momento, un cambiamento inatteso potrebbe emergere in zone come la Corea del Nord, che Biden ha definito la più alta priorità della politica estera americana nella sua prima conferenza stampa.

Biden ha due vantaggi che potrebbero rendere vincente il suo approccio “diplomacy first”. Il primo, sul piano interno: sta ricevendo un consenso bipartisan da parte di elettori democratici e repubblicani per le sue risposte al virus e all’economia. Lo stesso Partito repubblicano è in sommovimento per la politica estera e fortemente diviso, e questa mancanza di unità rende meno pericolosa l’ostruzione repubblicana, senza contare lo stretto margine al Congresso.

Il secondo vantaggio risiede nell’esperienza e nella conoscenza del mondo del team Biden. Quando si parla di politica estera, Biden è senza dubbio uno dei più esperti e riconosciuti presidenti americani negli ultimi anni, alla luce del suo trascorso da vicepresidente e di presidente della Commissione Esteri del Senato.

Ma in un mondo in costante cambiamento, gli imprevisti non mancheranno. Mike Tyson ha detto: “Tutti hanno un piano finché non si prendono un pugno in bocca”. Il team Biden ha cambiato i toni e iniziato una nuova partita che rimette su binari più stabili la politica americana rispetto all’era Trump. Ma mentre affina la sua visione, il mondo risponderà, e qui le cose si faranno interessanti.

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